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Ripristino della natura: le Regioni iniziano a parlarne, scegliendo gli interlocutori

La Regione Toscana, in occasione del convegno del 7 aprile scorso, ha scelto di dialogare con soggetti che rappresentano interessi privati e settoriali, senza lasciare spazio per l’associazionismo ambientalista e le realtà locali. Ma il ripristino della natura non è una trattativa tra lobby o una compensazione tra pressioni contrapposte. Il Regolamento europeo impone di mettere al centro la tutela degli ecosistemi e l’interesse generale e di avviare un processo partecipativo reale e non di rito.

A cura di Jasmine La Morgia (Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori)

Il Regolamento europeo 2024/1991 sul ripristino della natura è ormai in vigore da quasi due anni ma, nonostante segni un passaggio decisivo per il futuro degli ecosistemi, del suolo, dell’acqua, della biodiversità e della resilienza dei territori, il livello istituzionale locale è rimasto in larga parte silente. Ora qualcosa si muove, anche le Regioni – dopo le timide iniziative del MASE – cominciano ad accorgersi che vanno messe in atto misure concrete.

Segnaliamo quindi l’iniziativa del Consiglio regionale della Toscana che ha organizzato a Firenze lo scorso martedì 7 aprile 2026, un convegno di un’intera giornata dal titolo “Il ripristino della natura. Un’opportunità da non perdere.

Il programma del convegno del 7 aprile 2026 a Firenze

Il tema entra finalmente nell’agenda pubblica. È importante però anche il modo in cui si porta la discussione nello spazio pubblico, conta chi viene chiamato a intervenire e chi resta ai margini.

I relatori comprendevano rappresentanti delle istituzioni, tecnici, funzionari, soggetti di settore e portatori di interesse ben riconoscibili. Tra questi ultimi in particolare Federcaccia e Coldiretti.

Le presenze sono state selezionate con cura, mancavano ad esempio le numerose associazioni ambientaliste che hanno sostenuto negli anni scorsi l’iter di approvazione del regolamento europeo e pure quelle associazioni che nelle scorse settimane avevano segnalato alla regione Toscana i siti da inserire nel Piano Nazionale di Ripristino nell’ambito della campagna di Salviamo il Paesaggio “Ripristiniamo la natura”. Non è una svista. E dunque la scelta degli interlocutori connota una scelta di campo.

Se si discute di ripristino della natura, cioè di un obbligo europeo che dovrebbe avere al centro la tutela degli ecosistemi e l’interesse generale, ma il tavolo della discussione viene costruito assegnando spazio solo ad alcuni soggetti che rappresentano interessi privati e settoriali, lasciando fuori il mondo dell’associazionismo ambientalista, dei comitati, della cittadinanza attiva e di chi in questi mesi si è mosso concretamente sui territori, è evidente che chi rappresenta interessi generali è stato messo da parte.

Nelle settimane precedenti al convegno, alla Regione Toscana erano state inviate numerose segnalazioni di ecosistemi da ripristinare nell’ambito della campagna di Salviamo il Paesaggio Ripristiniamo la natura. Segnalazioni nate dai territori, dalle conoscenze locali, dall’impegno civico, dalla volontà di contribuire in modo concreto alla costruzione del Piano nazionale di ripristino che non sono state valutate di interesse in questa occasione.

Sul ripristino della natura occorre essere chiari: gli interessi generali devono essere preminenti su quelli di parte. Ci sono i portatori di interessi, legittimi ma parziali, che rappresentano categorie, convenienze e posizioni di parte.

E ci sono i portatori di diritti: le comunità, i cittadini, i territori, le generazioni future, il diritto collettivo a vivere in ecosistemi meno degradati e meno fragili, ad un suolo non consumato, a corsi d’acqua vivi, a città meno fragili, a una biodiversità non compromessa.

La Toscana ha aperto il tema, ma con un’impostazione sbagliata. Perché il Regolamento europeo sul ripristino della natura non chiede alle istituzioni di mettere in scena tavoli tra interessi di settore. Chiede di avviare un processo serio, coerente e partecipato per invertire il degrado ecologico. E questo processo non può essere credibile se si escludono proprio i soggetti che della tutela ambientale hanno fatto negli anni pratica, studio, proposta e mobilitazione.

Il ripristino della natura non è una trattativa tra lobby. Non è una compensazione tra pressioni contrapposte. Non è un tavolo in cui l’interesse generale entra come una voce tra le altre.

È un obbligo pubblico. È una responsabilità istituzionale. È una priorità collettiva. E proprio per questo richiede un confronto pubblico vero.

Il tema è troppo importante per essere trattato come una pratica di settore, ora serve che le Regioni coinvolgano davvero i territori, le comunità, i comitati, le associazioni, il mondo scientifico indipendente e chi in questi mesi ha già cominciato a costruire dal basso una mappa degli ecosistemi da ripristinare.

Serve che la partecipazione non sia un rito.

Serve che il ripristino della natura non venga letto solo attraverso la lente degli interessi costituiti.

E serve soprattutto mettere in chiaro che nel governo della transizione ecologica i portatori di diritti vengono prima dei portatori di interessi.

Perché il ripristino della natura non è una questione per pochi addetti ai lavori. È una scelta di interesse generale. E come tale va trattata.

2 commenti

  1. Buongiorno sono Gianni Bettini (Studio Biosfera), credo che il Regolamento europeo 2024/1991 sul ripristino della natura sia una buona occasione per intervenire in modo sostanziale attraverso misure di conservazione ad hoc sugli habitat di interesse comunitario.
    Spero che l’iter prosegua in modo produttivo.

    Saluti

  2. È fondamentale esigere dalla Regione e dalle altre istituzioni pubbliche i diritti che la normativa concede ai cittadini in tema ambientale. Diritti negati a partire dalla convenzione di Aarhus sia per quanto riguarda la partecipazione sempre negata o trasformata in sterile presenza, sia per la tutela legale gratuita che manca e impedisce ai piccoli gruppi di far valere le proprie ragioni.
    Grazie Jasmine!

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