Piazza d’Armi, allarme bonifica bellica: “Area frequentata per anni, ora scopriamo il rischio ordigni”

L’Associazione Parco Piazza d’Armi Le Giardiniere denuncia: lavori già eseguiti inutili o pericolosi? Presentata una diffida a Comune, Invimit e Soprintendenza. Protesta dei cittadini davanti al cantiere.

dell’Associazione Parco Piazza d’Armi – Le Giardiniere

Per anni siamo entrati nella Piazza d’Armi, in via delle Forze Armate a Milano, per passeggiate, visite guidate, sopralluoghi, perfino una caccia al tesoro, insieme a centinaia di cittadine e cittadini. Tutto regolarmente autorizzato da Invimit SGR, la società che gestisce l’area, alla quale presentavamo richiesta con relativa assicurazione.

Un’area di 32 ettari, con una importante area boschiva, suoli antichi (una rarità) e zone umide. Si tratta di un’area naturalistica che la Commissione PETI dell’Unione Europea ha definito “prezioso scrigno di biodiversità”, e che risulta sottoposta a vincolo ministeriale che prevede il totale divieto di edificazione.

Nel corso degli anni, diverse imprese hanno eseguito lavori nell’area verde (sfalcio e pulizia, carotaggi in 28 punti con un fitto reticolo di trincee), fino alla demolizione dei magazzini militari, pregevole testimonianza di architettura militare dei primi del ’900, previo interventi di “bonifica e rimozione dei serbatoi interrati con indagine del sottosuolo”.

Ora l’associazione apprende che la vasta zona su cui cittadini e operatori hanno frequentato e lavorato potrebbe essere interessata dalla presenza di ordigni bellici, circostanza che ha portato all’aggiudicazione di un bando di gara da 1.140.000 euro (incrementabili di ulteriori 450.000 euro) per un servizio di analisi strumentale non invasiva e valutazione del rischio bellico e bonifica bellica terrestre.

Cosa si deve dedurre da questa situazione?

L’associazione chiede chiarimenti se le attività di indagine e bonifica effettuate negli anni scorsi — che hanno comportato interventi invasivi sul sottosuolo — siano state sufficienti ed efficaci o se si renda oggi necessario un ulteriore intervento.

Si pongono inoltre interrogativi sulla gestione del rischio potenziale per lavoratori e cittadini, in relazione a operazioni che coinvolgono mezzi pesanti e scavi in un’area di tale estensione.

L’associazione chiede inoltre se il nuovo intervento possa essere coerente con la tutela paesaggistica e ambientale dell’area, sottoposta a vincoli e riconosciuta come area di alto valore naturalistico.

In data ieri, l’Associazione ha presentato una diffida a Comune, Invimit e Soprintendenza, chiedendo il blocco cautelativo del cantiere e la verifica delle condizioni di sicurezza. Viene inoltre richiesto chiarimento sulle modalità operative previste per attività di bonifica bellica in un’area così ampia e sensibile.

Alla luce dei fatti, l’associazione chiede alle istituzioni competenti di chiarire ruoli, responsabilità e valutazioni tecniche alla base delle decisioni adottate.

I lavori in corso, secondo quanto osservato dall’associazione, avrebbero comportato impatti sull’area naturale, con rimozione di vegetazione, alberi e habitat di specie protette. Si segnala inoltre che il periodo attuale coincide con la fase di riproduzione della fauna locale, elemento rilevante ai fini della tutela ambientale.

Qual è lo scopo ultimo dell’intervento sull’area? L’associazione chiede se l’obiettivo sia compatibile con la tutela integrale del patrimonio naturalistico o con eventuali trasformazioni future del sito.

Le domande già rivolte alla vicesindaca Scavuzzo, all’amministratore delegato di Invimit Scalera e al Municipio 7 nel corso dell’audizione del 5 marzo, risultano ancora senza risposta.

Una manifestazione di cittadini si è svolta davanti ai cancelli del cantiere all’alba, mentre le attività risultano temporaneamente sospese.

L’associazione annuncia la prosecuzione delle iniziative di tutela dell’area di Piazza d’Armi in tutte le sedi istituzionali e legali competenti.

Milano, 7 maggio 2026

Associazione Parco Piazza d’Armi – Le Giardiniere

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