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Piano Nazionale di Ripristino della Natura: elemento fondativo che non può restare sulla carta

Il 24 giugno si chiude la consultazione pubblica per la definizione del Piano Nazionale di Ripristino: il Forum Salviamo il Paesaggio chiede trasparenza sugli esiti.

Oggi, 24 giugno, si chiude la consultazione pubblica per la definizione del Piano Nazionale di Ripristino della Natura. Si tratta di un elemento fondativo per le politiche ambientali del nostro Paese.

Per la prima volta l’attenzione non è rivolta soltanto alla tutela dell’esistente, ma al ripristino di ciò che è stato degradato: ecosistemi compromessi, habitat frammentati, corsi d’acqua alterati, suoli consumati, aree urbane impoverite di verde, zone umide cancellate o ridotte, cave, paesaggi feriti da pressioni e trasformazioni spesso irreversibili.

È una svolta culturale e politica molto rilevante. Proprio per questo, il percorso di costruzione del PNR avrebbe dovuto vedere in prima linea tutti i soggetti chiamati ad attuarlo: Regioni, Province autonome, Parchi, enti gestori dei siti Natura 2000, Comuni, Città metropolitane e altri enti territoriali competenti.

Il decreto legislativo 8 aprile 2026, n. 80, individua infatti questi livelli istituzionali come snodi essenziali per la raccolta dei dati, la concertazione, la consultazione, la definizione e l’attuazione delle misure. Il ripristino della natura non può essere costruito solo dall’alto, né può prescindere dalla responsabilità diretta dei territori.

Eppure, dal nostro osservatorio, la partecipazione istituzionale è apparsa esile rispetto al ruolo che questi soggetti avrebbero potuto e dovuto svolgere.

Non disponiamo ancora dei report conclusivi della campagna di consultazione pubblica ParteciPA. Ci aspettiamo però che vengano resi noti tutti i dati necessari a valutare davvero l’efficacia del percorso: soggetti partecipanti, richieste di misura inviate, criteri di ammissibilità utilizzati, misure ammesse, misure non ammesse e relative motivazioni.

Senza questa trasparenza, la partecipazione rischia di rimanere un adempimento formale, non un processo effettivo di costruzione condivisa del Piano.

Il caso emblematico delle Alpi Apuane

Un caso particolarmente significativo è quello delle Alpi Apuane.

Dal territorio, grazie al lavoro di Apuane Libere, sono arrivate dieci segnalazioni dettagliate per altrettante aree prioritarie delle Alpi Apuane, tutte interne o confinanti con siti della Rete Natura 2000. A queste si è aggiunta una segnalazione generale sul problema della marmettola, residuo della lavorazione del marmo che compromette acque, sorgenti, reticolo idrico e habitat.

Si tratta di un contributo importante, costruito a partire dalla conoscenza diretta dei luoghi e dalla consapevolezza della gravità delle pressioni che insistono su un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico.

A fronte di questo lavoro civico, il Parco delle Alpi Apuane ha scelto di non presentare alcun contributo autonomo alla consultazione. Dalla Regione Toscana, al momento, non abbiamo evidenze di un ruolo propositivo per il PNR.

È un segnale preoccupante, perché proprio gli enti territoriali e i soggetti gestori delle aree protette dovrebbero essere tra i primi a indicare ecosistemi degradati, pressioni da rimuovere, habitat da ripristinare e misure prioritarie da inserire nel PNR.

Quando la collaborazione funziona

Accanto a queste criticità, vogliamo però segnalare anche esperienze positive.

Rileviamo con piacere che la sinergia tra civismo organizzato e istituzioni locali ha portato all’inserimento nella bozza del PNR di due misure importanti: il ripristino delle cave senili di Marocco, a Mogliano Veneto, e il ripristino degli habitat circostanti i laghi di Revine Lago e Tarzo, in provincia di Treviso.

Entrambe le segnalazioni avevano partecipato alla campagna nazionale #RipristiniamoLaNatura, promossa dal Forum Salviamo il Paesaggio.

Sono esempi che dimostrano come il contributo dei territori possa tradursi in misure concrete quando associazioni, cittadini attivi e istituzioni locali riescono a collaborare e a orientare l’attenzione verso aree degradate che meritano interventi di ripristino.

Il ruolo della campagna #RipristiniamoLaNatura

Per questo vogliamo ringraziare tutte le associazioni, i comitati, i gruppi locali e le persone che hanno partecipato alla nostra campagna.

Sin dal dicembre 2025, #RipristiniamoLaNatura ha provato ad anticipare e accompagnare il percorso del PNR, offrendo a tutti la possibilità di portare un contributo, segnalare luoghi degradati, proporre misure, condividere conoscenze territoriali e costruire una prima mappa civica del ripristino possibile.

In queste settimane abbiamo anche cercato di aiutare diverse realtà nella compilazione delle schede previste dalla consultazione pubblica, perché molte associazioni ci hanno segnalato difficoltà nell’interpretazione del percorso partecipativo e nella predisposizione dei materiali tecnici richiesti.

Questo conferma una criticità di fondo: la partecipazione non può essere lasciata solo alla buona volontà dei cittadini e delle associazioni. Servono istruzioni chiare, criteri pubblici, esempi compilati, supporto tecnico, canali di confronto e riscontri motivati.

Le richieste al MASE

Chiediamo quindi che il Ministero renda pubblici, al termine della consultazione:

  1. l’elenco dei soggetti che hanno partecipato;
  2. tutte le richieste di misura presentate;
  3. i criteri di ammissibilità e valutazione utilizzati;
  4. le misure accolte, parzialmente accolte e non accolte;
  5. le motivazioni del mancato recepimento;
  6. il ruolo svolto da Regioni, Parchi, Comuni, Città metropolitane, enti gestori Natura 2000 e altri soggetti attuatori;
  7. le eventuali misure proposte o validate da ciascun livello istituzionale.

Chiediamo inoltre che le segnalazioni emerse dalla campagna #RipristiniamoLaNatura e le successive proposte di misura presentate nell’ambito della consultazione pubblica vengano valutate, perfezionate e, ove coerenti con gli obiettivi del Regolamento europeo, adottate nella versione finale del Piano Nazionale di Ripristino della Natura.

Il PNR può diventare uno strumento decisivo per cambiare il modo in cui il nostro Paese guarda ai territori: non più soltanto luoghi da vincolare quando sono ancora integri, ma anche ecosistemi da curare, riparare, riconnettere e restituire alla loro funzionalità ecologica.

Perché questo accada, però, serve una partecipazione vera.

Non c’è più tempo. Ripristiniamo la natura, ma facciamolo con i territori, con trasparenza e con la responsabilità di tutti i soggetti chiamati ad attuare il Piano.

Foto in alto: © Apuane Libere.

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