Ph del Parco dell'Adamello

L’inaccettabile idea di ridimensionare il Parco dell’Adamello

Lo scorso 28 luglio l’Assemblea della Comunità Montana Valle Camonica ha approvato nuove linee guida che prevedono la riperimetrazione dell’area protetta, elevando la quota da cui far partire il confine del parco: dai 1.600 metri di altitudine in su. Un “taglio” pari a circa la metà dei 51 mila ettari dell’attuale area per escludere i centri abitati e favorire nuove infrastrutture e nuove costruzioni a danno della biodiversità

Molte voci si sono alzate per contestare le decisioni che paiono graniticamente assunte e che nascono dalla proposta formulata dalla forza politica della Lega già nel maggio scorso, accompagnata da un ordine del giorno – già approvato in Regione Lombardia – che sostiene la possibilità di ridefinire i confini dei parchi naturali secondo logiche locali e a breve termine.

Non si tratta di una nostra interpretazione, le parole scritte nel documento approvato sono, infatti, decisamente chiare: “l’attuale procedimento amministrativo per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche all’interno dei confini del Parco è caratterizzato da una burocrazia lunga e farraginosa […] Si ritiene necessaria una revisione finalizzata a rendere il procedimento più semplice ed efficiente, al fine di garantire un equilibrio tra la tutela del paesaggio e le esigenze dei cittadini”.

La presidente regionale di Legambiente, Barbara Meggetto, ha definito questo passaggio come un preciso obiettivo inseguito dai suoi proponitori: “Costruire il più possibile, senza vincoli. È in atto un gioco pericoloso che rischia di massacrare il Parco e le sue tutele. La Comunità Montana chiede oggi un tavolo con la Regione quando in tutti questi anni non è stata in grado di garantire un’adeguata governance dell’ente, negoziando inoltre risorse e benefici per il territorio. Le deroghe chieste, sia in termini di allentamento delle tutele sia di semplificazione delle norme e, ancora di più, nell’ipotesi della riperimetrazione, ci sembrano tutti modi per decretare un pericoloso liberi tutti speculativo e in barba alla salvaguardia della natura e della biodiversità. I parchi attivano soluzioni non problemi. Peccato che ancora oggi, con un clima che cambia e una montagna sempre più terra di opportunità per la pianura, non si riesca a comprendere la realtà”.

Per il Comitato in Difesa del Parco Regionale dell’Adamello Questi due atti, temporaneamente e politicamente sincronizzati, costituiscono un attacco senza precedenti all’integrità del Parco e aprono la strada a futuri arretramenti delle tutele, indebolendo un presidio fondamentale per la biodiversità alpina. Ridisegnare i confini oggi significa legittimare a posteriori interventi già irregolari, come la centralina della Valle Adamé, trasformando eccezioni in precedenti; tagliare fuori dai vincoli di tutela aree ad alta naturalità, aumentando la frammentazione degli habitat; indebolire la coerenza della Rete Natura 2000 e violare gli impegni delle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE), oltre che gli obiettivi vincolanti fissati dalla nuova Nature Restoration Law (che chiede di ripristinare almeno il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030)”.

Il Comitato chiede il ritiro immediato della proposta di riperimetrazione, la nomina di un Direttore del Parco con pieni poteri tecnici e potenziamento dell’organico per i controlli, l’annullamento immediato delle autorizzazioni della centralina di Valle Adamè e l’avvio di una Valutazione di Incidenza retroattiva indipendente per definire le misure correttive, fino anche alla totale rimozione dell’impianto e al ripristino dei luoghi. E, ovviamente, la trasparenza totale dell’iter, con la pubblicazione online di tutti gli atti relativi a opere, concessioni e piani di gestione.

CIPRA (rappresentanza italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) ha espresso forte preoccupazione per quanto sta avvenendo al Parco dell’Adamello definendolo come “un esempio di attuazione al contrario del Protocollo Protezione della natura della Convenzione delle Alpi, proprio nel biennio italiano di presidenza della Convenzione. Ancora una volta dall’Italia arriva un pessimo segnale. Pensare di poter ridefinire in qualsiasi momento i confini di un’area protetta, escludendo centri abitati o zone in cui poter effettuare nuove infrastrutturazioni, mira ad ottenere consenso elettorale sul breve periodo, ma significa compromettere quanto con fatica è stato realizzato dal sistema delle aree protette. Oggi il Parco dell’Adamello gestisce ben 16 siti Natura 2000 e si occupa di gestione forestale e pascoliva. Il Parco necessita di poterlo continuare a fare sviluppando una pianificazione di area vasta, non confinando la tutela alle alte quote e tagliando parte dell’attuale superficie protetta“.

Anche il Club Alpino Italiano si è espresso con fermezza. “La possibile riperimetrazione al ribasso può incidere anche sui ghiacciai, oltre ad abbassare il livello di protezione nei pressi dei centri abitati, esponendo aree sensibili a interventi impattanti” ha commentato Mario Vaccarella, delegato CAI per le tematiche ambientali e componente aggiunto del Comitato direttivo centrale.

In queste ore alla nostra redazione stanno giungendo molti messaggi di singoli cittadini che chiedono di amplificare le richieste di annullamento delle decisioni assunte dalle amministrazioni e si dicono pronti a partecipare ad azioni “fisiche” – e naturalmente nonviolente – di protesta.

Come sempre l’invito è di non limitarsi alla delega ma di “esserci”: partecipare, condividere, vivere l’attimo…

(Immagine tratta dal sito del Parco dell’Adamello)