Le buone pratiche e i consigli utili sono sempre graditi a chi ha scelto di caratterizzare la propria esistenza con il costante rispetto dell’ambiente. Riprendiamo quindi con piacere la lettera inviata da un lettore alla testata giornalistica Malpensa24, e da questa recentemente pubblicata, che riguarda le specifiche motivazioni insite nell’acquisto di un bosco.
Egregio Direttore,
negli scorsi giorni ho perfezionato davanti a un notaio l’acquisto di un pezzo di bosco, nella mia Samarate.
Qualche amico che lo ha saputo mi ha chiesto: “Ma chi te lo ha fatto fare?”
Avere, infatti, un bosco dentro il territorio del Parco del Ticino, è un impegno più gravoso che altrove. I vincoli di manutenzione e cura sono tanti; così come i divieti e gli obblighi, con limitazioni importanti, anche soltanto per chi volesse fare interventi, per così dire, di miglioramento estetico.
Alla base del mio gesto, una volta sgombrato, pertanto, il campo da qualsiasi idea (se mai vi fosse stato qualche dubbio) avente a che fare con l’investimento economico e/o speculativo, rimangono quelle che considero essere le uniche vere e piu’ profonde ragioni. Esse sono, in estrema sintesi, almene due.
La prima. Avere un bosco vuol dire, per me, fare un gesto di appartenenza a una comunità, o, per meglio dire, voler certificare, in maniera quasi formale, il mio essere definitivamente parte di quella realtà locale che ormai tanti decenni fa ha accolto la famiglia di mio padre, il Nello o detto anche il cartavetrata, emigrante dalla vicina Mantova, e nella quale sono nato e cresciuto. I boschi sono, per banali ed evidenti ragioni storiche, appannaggio delle famiglie di lontano insediamento samaratese che se li tramandano in eredità. Possederne un pezzetto è quindi, per me, motivo di orgoglio e ragione di maggiore identificazione con una storia che sento visceralmente mia.
La seconda ragione è stata la volontà di porre in essere una azione concreta a fronte di tante parole, spesso a vanvera, che in questi anni ho sentito a riguardo dell’ambiente. Farsi direttamente carico di un pezzo di terra totalmente destinato agli alberi, agli arbusti (e agli animali che ad essi fanno riferimento) è un investimento in ossigeno, in aria pulita per tutti; è uno stop a qualsivoglia idea di sfruttamento futuro a fini economici. E’ un gesto di gratuità a vantaggio del territorio e della salute dei suoi abitanti e dei suoi fruitori.
Comprare un pezzo di bosco è come fare un BOT trentennale (per quanto mi riguarda….) per Samarate, senza pretendere gli interessi annuali.
Sento qualche volta delle lamentazioni da parte di taluni, allorché quei pochi greggi che attraversano Samarate si fermano a brucare nei campi o attraversano le nostre strade e zone verdi. Certo, qualche piccolo inconveniente per il traffico e la pulizia anche i greggi lo portano, ma non sono forse questi piccoli prezzi da pagare alla bellezza e alla conseguente soddisfazione di vedere la natura viva entrare in rapporto, una volta tanto, con noi, così abituati a stare in un mondo artificiale? E in analogia potrei parlare così anche del bosco. In apparenza il bosco può sembrare superfluo, o persino di ostacolo alle nostre infrastrutture, alla nostra mobilità, alle esigenze del nostro mondo. Io invece trovo in esso la chiave simbolica per leggere piu’ in profondità la nostra vita, per riscoprire una radice antica, per poter far riassaporare anche ai nostri ragazzi il contatto diretto, non mediato e non virtuale, con una natura che chiede di essere curata e non solo sfruttata, accudita e non distrutta.
Perché un bosco, quindi? Semplicemente per esprimere nei fatti, con una azione concreta, queste mie convinzioni.
Non il vezzo strampalato di uno strano cittadino, ma una scelta consapevole che, sommessamente, mi permetto mi proporre anche ad altri.
Eliseo Sanfelice







