Nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, tra aree di protezione speciale e habitat del camoscio appenninico, prende forma un progetto che solleva gravi preoccupazioni ambientali: la nuova cabinovia di Frontignano di Ussita. Un intervento finanziato con fondi PNRR che, dietro la promessa di rilancio turistico, rischia di compromettere in modo irreversibile un ecosistema fragile e un paesaggio di straordinario valore naturale e culturale.
a cura di Maria Cristina Garofalo (Mountain Wilderness Italia)
A partire dal prossimo anno nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini non si farà più il censimento del camoscio appenninico, ma dei piloni della nuova cabinovia.
Siete tutti invitati, soprattutto se muniti di suv, fuoristrada, quad. Fra due anni, poi, democraticamente all’insegna dell’uguaglianza, potrà farlo anche chi per condizione economica o fisica non può permettersi mezzi a motore, o non ce la fa: comodamente con tre rampe d’ascensore e un tunnel sottopasso per quando piove e nevica.
Sul terrazzo panoramico -intorno a 1900mt di quota- per tutti: zolle liofilizzate dell’antica pendice erbosa e scheletrini di Rupicapra Pyrenaica!
Con la stessa matrice violenta, arrogante, speculatrice del candidato premio Nobel per la pace Trump che vaneggia la ricostruzione di Gaza in tecnicolor come Las Vegas sopra i corpi straziati del genocidio palestinesi; così la nuova cabinovia di Frontignano di Ussita irriderà e sbeffeggerà dai sui 1969 mt sulla sella fra Monte Bove Sud che di mt ne fa 2.169 solo 200 in più, e Monte Bicco con i suoi rocciosi 2025mt, le macerie di Castelsantangelo sul Nera, Vallinfante, Visso, in attesa di ricostruzione da 9 anni.
Che importa se le persone, gli abitanti di quei comuni sono ancora nei prefabbricati? Che importa se lì c’è un Parco Nazionale e si sconfina in un’area A (“eccezionale valore”), in una ZPS e in una a protezione speciale per la reintroduzione del camoscio appenninico?
Chi se ne importa se boschi centenari verranno tagliati; se si stanno aprendo superstrade fino in cima (ben oltre i limiti della Legge Galasso), che non verranno mai riambientate in quanto “di servizio” per la manutenzione degli impianti?

Quel che importa di sicuro è aver speso 10.145.732,28 euro (importo contrattuale dichiarato) del PNRR che molto più opportunamente potevano essere impiegati per riportare in vita i borghi in macerie, o l’area faunistica di Castelsantangelo sul Nera (quantomeno più attinente alla vocazione di un Parco Naturale!).
Maldestramente e senza alcuna attenzione alla fragilità di un bene immenso per quei territori, costituito da un ambiente silenzioso e in larga parte incontaminato, stanno tirando giù una montagna con tutto quel che c’è sopra di vita e storia.
Sì con il PNRR ormai vale tutto! Qualsiasi intervento selvaggio giustificato in nome di una presunta e fatiscente ripresa.
“Smantellamento e rifacimento della seggiovia “Vallone di Selvapiana”, “Arboretti-Malghe”, “Cornaccione”, “Madonna Pian della Croce – Memoria dei Fascinari” e sostituzione con una cabinovia di ammorsamento automatico “Frontignano – Cornaccione”” così con lessico neutro viene definita la devastazione irreversibile che dovrebbe a detta dei committenti (progetto promosso dal Comune di Ussita previe autorizzazioni di Provincia di Macerata, Regione Marche, Parco Nazionale dei Monti Sibillini) dare nuovo impulso e rilancio all’economia locale devastata dal sisma del 2016. Lo stesso terremoto generato e propagato anche dal sistema di faglie di Monte Bove sulle cui pendici viene scavato senza alcun riguardo e garbo per far posto a piloni e osceni rifugi panoramici. Chiunque sia passato di lì per un’escursione dopo l’ottobre 2016 può testimoniare che la ferita della terra era a vista, evidentissima come una cicatrice non rimarginata. Ma non importa! In questa gara contro la Natura, gli umani imprenditori e politici senza scrupolo, cercano sempre il primato di distruzione: quello che non ha fatto il terremoto lo stanno facendo loro in nome della “destagionalizzazione, razionalizzazione e riqualificazione del demanio turistico esistente”. Non è una battuta è scritto pure nella VINCA e se ne sono appropriati, propagandisticamente, tutti i politici nelle interviste ai media!
E va bene che le “opere” sono giustificate dalla scadenza tecnica delle funivie esistenti, ma ci sembra proprio che se ne siamo passati!
Gli interventi affidati alla multinazionale tedesca Doppelmayr ricadono all’interno dei siti Natura 2000: ZPS IT 5330029 “Dalla Gola del Fiastrone al Monte Vettore” ZSC IT3330004 “Monte Bove”. Il che significa che ogni intervento in loco deve essere sottoposto a VINCA e VIA, e qui giganteggia l’idiozia e la miopia dell’Ente Parco. Nel documento VINCA di riferimento (versione dic. 2024) leggiamo con perplessità, dato che gli sbancamenti reali che stanno facendo in quota sono impressionanti, che in osservanza delle Direttive 92/43/CEE “Habitat e 79/409/CEE “Uccelli”, riguardanti la parte centro-settentrionale del Massiccio dei Monti Sibillini, i calcestruzzi dei plinti di fondamento dal N14 al 23 vista la vicinanza con le aree più sensibili e frequentate dal camoscio non verranno demoliti ma lasciati in loco e opportunamente ricoperti da pietrame…
E delle zolle di terreno asportate per la realizzazione della strada di cantiere ne vogliamo parlare? Per intenderci quelle che per prescrizione relazione VINCA dovevano essere di 15 cm per comprendere l’apparato radicale e comunque accatastate lì in attesa di essere “riposizionate in loco per agevolare l’attecchimento delle specie autoctone” a fine cantiere…fra due anni circa se tutto va bene… Peccato che -forse per una “svista”- in mezzo alla devastazione dello scotico perpetrato fino alla roccia viva, non se ne vede neppure una…che l’abbiano messe in qualche surgelatore a valle?
Veniamo alla viabilità di cantiere che prevede fra l’altro (e oltre le simpatiche deroghe di camion di servizio che si avventurano fino a Passo Cattivo, per un’allegra pausa fra un carico e l’altro) la realizzazione di un fondo di cemento per circa 300 mt complessivi (150 a valle e 150 a monte) per raggiungere l’ultima stazione. E già perché gli interventi realizzati a monte hanno bisogno di nuova viabilità e adeguamento dell’esistente a causa dell’elevata pendenza del tracciato”. E’ normale chiedersi perchè se si cercava una “razionalizzazione degli impianti”, non si è sfruttata alcuna delle linee esistenti?
La nuova cabinovia “Arboreti – Malghe del Cornacccione” 1993 mt di lunghezza prevede una stazione di Valle 1350,10mt e una di monte 1969,45 mt, per un totale di 46 veicoli. Ogni cabina a 10 posti. Impianto progettato per una portata massima di 1800 persone l’ora.
Il primo segmento della nuova cabinovia “interferisce” per 732 mt con aree boscate, per cui si rende necessario “a garanzia della sicurezza dell’impianto” l’apertura di un varco (leggi viabilità) con taglio di esemplari arborei e relativo decespugliamento pari a 10.949,1 mq. Per l’ascensore della stazione di partenza poi, ne aggiungiamo altri 138.
Il divieto per l’impatto sui siti Natura 2000 (art.5 DM 17/10/2007) viene aggirato con gratuite affermazioni di principio e prescrizioni aggirabili di cui si rende complice l’Ente Parco, dato che l’impatto della nuova struttura non solo è devastante ma anche spropositato.
Ci prendiamo in giro pensando che a oltre 1900 mt di quota i camosci riconoscano il limite invalicabile della ZPS e della ZSC che li farebbe sconfinare oltre l’area protetta a loro dedicata? Se lo superano colpa loro, fanno un’infrazione per cui dovremmo multarli! Per altro si ricorda che lo “sconfinamento” è esattamente opposto: sono le ruspe e gli impianti a invadere il loro regno!
E il rumore assordante degli elicotteri, quello vicinissimo delle ruspe, dei camion, il passaggio costante di suv, tutto ciò non disturba la fauna soltanto perché l’estensore del progetto ha tirato una linea dritta su un foglio infischiandosene dell’area di ripopolamento e conservazione?
Dai dati riportati nella VINCA apprendiamo che due femmine di camoscio, evidentemente sconsiderate e poco ligie alle leggi hanno osato partorire a meno di 500mt da dove è prevista la “stazione di monte” del famigerato e scelleratissimo progetto. Il branco è solidale e insiste per tutto l’anno a scorazzare su e giù fra Monte Bove, Monte Bicco e Passo Cattivo.
Si evince da ciò che i camosci sono degli irresponsabili e che pretendono di avere un loro territorio d’elezione laddove gli uomini vogliono giocare a fare i cretini.
Ah! E’ anche colpa loro se bisogna limitare l’uso di elicotteri e affidare tutti i movimenti di terra e recupero materiali al trasporto su gomma. Pensate, sono così stupidi da farsi venire infarti per il rumore o fuggire scapicollandosi in gruppo giù per i pendii rocciosi di Monte Bicco!
Eppoi quante pretese hanno! Voler mangiare proprio Festuco-Trifolietum Thalii e Avena Versicolor-Koelaria Splendens e non altro! E pretendere di partorire e rifugiarsi nelle cavità naturali di quell’ area!
Vogliamo poi parlare dell’”occupazione temporanea o permanente di aree di vegetazione naturale” (leggi boschi) per far posto al cantiere e alle infrastrutture, e l’impatto sull’avifauna? E i nidi dove li faranno questi invadenti uccelli? E quanto ci metteranno ‘sti alberi rimboschiti (ammesso che la facciano la prescritta rinaturalizzazione e dove non arriverà il cemento) a venir su e dargli di nuovo alloggio?
Che fine farà la faggeta dei due siti Natura 200 ZSCIT533004 e ZPS IT5330029? E lo scotico delle praterie secondarie? Che non pare proprio secondario!
E’ il caso di ricordare, da dati diffusi dall’Ente Parco che da giugno a settembre – anni 2021-2023 – sono state 1948 le persone che hanno raggiunto Monte Bove (circa 84 al giorno).
Con la nuova cabinovia e la sua capacità di portata il valore sale a 1200 persone/ora almeno nel periodo invernale con gli sciatori. Resta da capire su cosa scieranno visto che la neve non cade più, e cosa succederà con le orde di “turisti per caso” che in sandali, bermuda e maglietta, vocianti e urlanti si avventeranno inconsapevoli della loro stessa esistenza, su quel delicato crinale fra Bicco e Bove che, per altro, affaccia su un circo glaciale.
Chissà se stupiti, rapiti e affascinati dallo spettacolo diranno “che bello!” e se sarà riferito all’ambiente naturale o alla nuova cabinovia?
E che nessun politico riproponga lo slogan acchiappa voti abusato e farlocco “tutti devono poter usufruire della montagna in sicurezza” …sì, ma la montagna lasciatecela!
Da tempo lo temevamo, e come in ogni più fosca previsione, il peggio si è avverato: un mix esplosivo di post-terremoto, finanziamenti a pioggia del PNRR, ignoranza politica e speculazione di multinazionali, sta divorando le ultime aree incontaminate e selvagge, protette per legge. Ormai voracità e violenza verso l’ambiente naturale e gli Esseri che lo popolano, la fanno da padroni.
Niente più bellezza solo cemento che tomba tutto, e piedi infestanti che calpestano senza un barlume di consapevolezza luoghi aerei e rarefatti che non gli sono propri e che consumano come fosse un prodotto cittadino da supermercato, o una vacanza “di massa” nelle rumorose e affollate spiagge della costa. Con la stessa limitata, alterata visione della realtà di chi con enduro, trial, quod, elicotteri calpesta la terra e ammorba l’aria convinto di “aver fatto una passeggiata in montagna!
No, non è questa la democrazia e neppure la fruizione e condivisione dei Beni Comuni. Non così, non in nome dell’eguaglianza nell’idiozia. Che se ne faranno le popolazioni autoctone di una presunta ricchezza momentanea, mordi e fuggi, che per sua natura porta devastazione e che consumerà irreversibilmente il territorio?
Che penseranno quando affacciandosi dalla finestra delle SAE (soluzioni abitative di emergenza) vedranno ancora i ruderi delle loro case, ma sempre più camion che vanno fin sul Bove a squarciare i suoi fianchi “per costruire ricchezza”? Per chi? A quale costo?
Amiamo il silenzio delle montagne e lo difendiamo; non amiamo quello delle coscienze: Mountain Wilderness ha già inviato una segnalazione alla Commissione Europea in merito a questo ulteriore, devastante, irreversibile danno all’ambiente naturale.
Maria Cristina Garofalo
Articolo pubblicato su mountainwilderness.it








“DNSH”: principio “Do No Significant Harm”, sancito dall’articolo 17 del Regolamento (UE) n.
852/2020, secondo il quale non è ammissibile finanziare interventi in ambito PNRR che arrechino un
danno significativo all’ambiente!