Quando il finanziatore diventa decisore. Ospedale, rischio idrogeologico e responsabilità pubblica nel tempo della crisi climatica.
In una lettera che abbiamo pubblicato sul nostro blog lo scorso mese, alcune cittadine del Comitato Cremonese del Forum SALVIAMO IL PAESAGGIO, riferendosi al nuovo Ospedale che verrà costruito su suolo libero e abbattendo centinaia di alberi, si chiedevano a cosa servano le procedure pubbliche se il loro esito è dato per scontato prima ancora che siano concluse, ricordando che la democrazia non finisce il giorno delle elezioni, ma continua proprio nei procedimenti e nelle verifiche. La scarsa considerazione delle contestazioni e delle osservazioni tecniche dei cittadini sembra essere una costante nei progetti di nuovi ospedali nel nostro Paese.
Anche a Torino i corposi e approfonditi documenti prodotti da comitati e associazioni, frutto di anni di impegno, non hanno ricevuto risposta. Per il nuovo Ospedale che dovrebbe sorgere all’interno del Parco della Pellerina, a seguito dei pareri favorevoli, ma condizionati ad ulteriori adempimenti, con cui a novembre si è conclusa la Conferenza di Servizi sul Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, la responsabilità della scelta è ora in capo al soggetto finanziatore, l’INAIL. Il gruppo Assemblea Pellerina No Ospedale nel Parco e il Comitato Salviamo la Pellerina, con l’adesione di varie altre realtà, il 22 gennaio scorso hanno inviato all’ente (che dovrà anche acquisire dal Comune la proprietà dell’area, per poi incassare canoni periodici) una lettera aperta, in cui ribadiscono le numerose criticità segnalate da tempo. Consumo di suolo e rischio idrogeologico; assegnazione di punteggi sulla base di requisiti che il Parco non ha mai posseduto; criteri ambientali minimi (in termini di percentuale di suolo permeabile) non rispettati; previsione della costruzione di una cassa di laminazione a monte che distruggerebbe 250 ettari di terreni agricoli e che i Comuni coinvolti non intendono realizzare.
Ad oggi, da parte dell’Inail non vi è stata alcuna reazione.
Pubblichiamo l’articolo di LUCA GRAZIANO (comparso sul notiziario di PRO NATURA TORINO n. 3 – marzo 2026), che illustra compiutamente e con chiarezza il senso della lettera inviata all’Inail.
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UNA LETTERA ALL’INAIL: QUANDO IL FINANZIATORE DIVENTA DECISORE.
OSPEDALE, RISCHIO IDROGEOLOGICO E RESPONSABILITÀ PUBBLICA NEL TEMPO DELLA CRISI CLIMATICA
C’è un momento preciso in cui una controversia locale smette di essere tale e si trasforma in una questione di interesse generale. Nel caso del nuovo ospedale previsto nella zona nord di Torino, quel momento coincide con una lettera indirizzata all’INAIL, l’ente senza il cui intervento finanziario l’opera non potrebbe essere realizzata. A scriverla non è stato un singolo soggetto, ma una rete composita di comitati, associazioni ambientaliste e cittadini, attiva da anni nel contrastare la costruzione dell’ospedale all’interno del Parco della Pellerina. Una rete che ha seguito passo dopo passo l’evoluzione del progetto, studiandone gli atti, producendo osservazioni tecniche, animando il dibattito pubblico e mantenendo viva una discussione che altrove si sarebbe voluta chiudere in fretta.
La lettera non è dunque un gesto isolato né una presa di posizione estemporanea. È l’esito di un percorso lungo e collettivo, che ha individuato nel soggetto finanziatore il vero snodo decisionale dell’intera operazione. Non una protesta simbolica, ma un atto politico consapevole, che chiama l’INAIL ad assumersi fino in fondo la responsabilità delle conseguenze ambientali, territoriali e sociali dell’investimento che si appresta a validare.
Il nodo della localizzazione: un ospedale in area di esondazione
Il cuore della lettera riguarda la localizzazione dell’ospedale. Non la sua utilità, non la necessità di rinnovare la rete sanitaria, ma il luogo scelto per farlo. L’area individuata ricade all’interno di un grande parco urbano e, soprattutto, in una zona esposta a esondazioni fluviali. È questo il punto che la rete dei comitati considera dirimente e che, a suo giudizio, non è stato affrontato con la dovuta serietà nel procedimento che ha portato all’approvazione del progetto.
Il rischio idrogeologico non viene evocato come ipotesi astratta, ma ricostruito sulla base della pianificazione vigente e degli scenari di pericolosità già noti. In termini probabilistici, eventi classificati come “poco frequenti” non sono affatto eventi eccezionali nel senso comune del termine: possono verificarsi in qualsiasi anno, indipendentemente da quanto tempo sia passato dall’ultimo episodio. In un contesto segnato dall’intensificazione degli eventi estremi, questa consapevolezza dovrebbe indurre a scelte improntate alla massima prudenza, soprattutto quando in gioco c’è una struttura chiamata a garantire continuità operativa nelle emergenze.
Costruire un ospedale in un’area potenzialmente allagabile significa accettare che, prima o poi, si ponga un problema di evacuazione, di accessibilità, di sicurezza dei pazienti e del personale. Significa trasferire il rischio nel cuore stesso del sistema di cura.
Pareri favorevoli, responsabilità disperse
Uno degli aspetti più inquietanti che emergono dalla lettera è la dinamica con cui questa scelta è stata assunta. Gli enti chiamati a esprimersi hanno formulato pareri formalmente favorevoli, ma accompagnati da prescrizioni, condizioni, rinvii a interventi futuri. Ne risulta un quadro frammentato, nel quale ciascun soggetto si limita al proprio ambito di competenza senza che nessuno assuma la responsabilità della valutazione complessiva.
Il rischio viene riconosciuto, ma neutralizzato attraverso il linguaggio procedurale. Le criticità non diventano motivo di esclusione del sito, bensì elementi da “gestire” in un secondo momento, magari confidando in opere di mitigazione non ancora realizzate, finanziate o condivise. In questo modo, ciò che avrebbe dovuto rappresentare un limite invalicabile si trasforma in una variabile amministrativa.
La rete dei comitati coglie con lucidità questo slittamento: la decisione finale non è più nelle mani di chi pianifica o autorizza, ma viene di fatto trasferita al soggetto finanziatore, chiamato a validare un progetto già carico di contraddizioni.
La sostenibilità come criterio sostanziale, non retorico
Un passaggio centrale del documento riguarda il significato stesso di sostenibilità. Non quella ridotta a efficienza energetica o a soluzioni tecnologiche, ma quella che tiene insieme ambiente, sicurezza, funzione sociale e ciclo di vita dell’opera. Da questo punto di vista, la localizzazione scelta mostra limiti evidenti.

Area del Parco dove dovrebbe sorgere il nuovo ospedale Torino nord, attualmente utilizzata per le giostre
La riduzione della superficie permeabile, l’abbattimento di centinaia di alberi, la perdita di una porzione significativa di suolo capace di assorbire le acque meteoriche non sono effetti collaterali, ma conseguenze strutturali del progetto. A ciò si aggiunge l’impossibilità di rispettare pienamente criteri ambientali che dovrebbero essere vincolanti, non opzionali, per un intervento di questa scala.
La lettera insiste su un punto spesso rimosso dal dibattito pubblico: la natura urbana non è un vuoto da riempire, ma un’infrastruttura viva, insostituibile, che svolge funzioni essenziali per la sicurezza collettiva. Trattarla come una riserva di suolo edificabile, compensabile altrove, significa non comprendere – o fingere di non comprendere – il funzionamento dei sistemi ambientali.
Quando il finanziamento diventa una scelta politica
È qui che il ruolo dell’INAIL assume un significato decisivo. L’ente è chiamato a verificare e validare il progetto prima di concedere il finanziamento. Questa verifica non può ridursi a un controllo formale di conformità, né limitarsi a parametri di rendimento economico. Se l’investimento viene giustificato come operazione di utilità sociale, allora i criteri di valutazione devono essere coerenti con questa finalità.
La lettera richiama esplicitamente la responsabilità del finanziatore nel non avallare progetti che incorporano rischi noti e trasferiscono sulla collettività i costi potenziali di scelte imprudenti. In questo senso, il finanziamento non è un atto neutro: è una decisione politica che contribuisce a rendere possibile – o a fermare – una trasformazione irreversibile del territorio.
Una questione che riguarda tutti
Rivolgersi all’INAIL significa anche affermare un principio più generale: nel tempo della crisi climatica non è più accettabile separare sanità, ambiente e governo del territorio. Un ospedale costruito in un’area insicura non rafforza il sistema di cura, lo espone. Un investimento che consuma suolo e aumenta il rischio idraulico non è neutrale, anche se formalmente conforme alle procedure.
La lettera della rete di comitati, associazioni ambientaliste e cittadini non chiede di rinunciare a un nuovo ospedale. Chiede di non costruirlo nel posto sbagliato. Chiede che il sapere scientifico venga assunto come guida alle decisioni, non come alibi per legittimarle a posteriori. Chiede, soprattutto, che chi ha il potere di rendere l’opera possibile si assuma la responsabilità delle sue conseguenze.
In gioco non c’è solo un parco urbano, né una singola infrastruttura. C’è la capacità delle istituzioni pubbliche di ascoltare una cittadinanza informata e attiva, di apprendere dalle conoscenze disponibili e di scegliere, quando necessario, di non finanziare ciò che aumenta i rischi invece di ridurli.
Una lettera collettiva, in questo senso, può diventare un atto di cura democratica. Sta al destinatario decidere se leggerla come un fastidio o come un richiamo alla propria funzione pubblica.
Scarica qui la Lettera all’Inail.
Per maggiori info:
Pro Natura Torino (sito – Facebook – Instagram)
Assemblea Pellerina No Ospedale nel Parco (Facebook – Instagram)
Comitato Salviamo la Pellerina (Facebook – Instagram)
Immagine in alto: Render dal “Progetto di Fattibilità Tecnico Economica” riguardante il
nuovo Ospedale dell’ASL Città di Torino.







