Il 22 e 23 marzo tutti gli italiani saranno chiamati alle urne per un referendum costituzionale molto tecnico per il quale l’informazione, nelle ultime settimane, si è come moltiplicata assumendo toni sempre più “ruvidi”. I sostenitori del SI e del NO si sono affrontati andando molto oltre gli aspetti racchiusi nel testo del quesito che apparirà sulle schede alle urne, aprendo una disputa tra chi considera la riforma Nordio un primo passo per una “vera” giustizia e chi invita a non accettare le sirene di chi “mente sapendo di mentire”. Ma il referendum riguarda anche le vittime di disastri ambientali e di forme di inquinamento…
A ricordarlo è su “Il Fatto Quotidiano” il noto avvocato Matteo Ceruti, difensore in aula delle persone offese in alcuni importanti processi quali Porto Marghera, le centrali di Porto Tolle e Vado Ligure, l’inquinamento da Pfas che suggerisce: «Le grandi innovazioni giuridiche, soprattutto in temi di diritti, di lavoro, di ambiente, di salute e anche di contrasto allo strapotere di soggetti forti dell’economia, sono arrivate da sentenze coraggiose di giudici di merito che hanno indicato strade nuove. Spesso in contrasto con la precedente giurisprudenza consolidata. Cosa succederà, dopo la riforma, se un giovane magistrato dovrà decidere sotto la spada di Damocle del rischio di non fare carriera o, peggio, di essere sanzionato disciplinarmente, se la sua sentenza non sarà confermata?».
Per Ceruti, la Riforma Nordio potrebbe lasciare disarmate le vittime di questi reati in quanto «le leggi a volte fanno elenchi di sostanze dannose per la salute, ma i progressi scientifici dimostrano che ci sono altri inquinanti che ci fanno male, ci uccidono. Proprio come i Pfas. Sono proprio i magistrati di primo grado, più giovani, più attenti ai cambiamenti, più vicini al territorio, che hanno permesso di ampliare le tutele in materia di nuovi inquinanti ambientali. Per non dire delle azioni legali in materia climatica che alcune associazioni stanno tentando di portare avanti contro i colossi dell’energia fossile. Dobbiamo affrontare nuove sfide come le conseguenze di alcune attività industriali sul cambiamento climatico cui anche la giustizia deve dare una risposta. Catastrofi come il ciclone Vaia, come le inondazioni in Liguria o in Emilia potrebbero avere delle risposte di tutela anche giudiziaria. Per questo servono magistrati che possano decidere senza timore di conseguenze per la loro carriera. Pensiamo ai Pretori d’assalto degli anni Settanta in materia di inquinamento e corruzione che hanno vissuto sulla loro pelle il timore delle sanzioni disciplinari. È grazie a pronunce che hanno rotto con le decisioni precedenti, che non sono state condizionate dalla pressione delle gerarchie, se i cittadini comuni hanno trovato finalmente una tutela».
«Io non sono pregiudizialmente contrario alla separazione delle carriere dei magistrati, che tuttavia poteva essere ottenuta con una legge ordinaria invece di mettere mano a una riforma costituzionale pesantissima. Ma le questioni in gioco sono altre: una Riforma non va giudicata soltanto in se stessa, ma insieme a tutte le altre norme che questo Governo ha approvato negli anni e che insieme contribuiscono a capire quale sia il disegno e sembrano mirare a sottrarre le responsabilità pubbliche al controllo di legalità». Il riferimento all’abolizione dell’abuso d’ufficio e alla riforma devastante della Corte dei Conti è abbastanza evidente.
L’avvocato Ceruti si dice preoccupato per la composizione dell’Alta Corte – che, se passasse il SI, dovrà valutare l’operato dei giudici – e lo squilibrio verso la politica a causa del sorteggio asimmetrico. «Ma anche la componente togata, cioè i magistrati, sarà limitata ai giudici di Cassazione che avranno l’ultima parola sia per decidere le cause – com’è naturale che avvenga – sia quando si tratterà di sanzionare i colleghi magistrati di Tribunale e Corte d’appello che quelle cause hanno deciso».
Alla domanda se la Riforma possa minare l’indipendenza e la libertà dei magistrati, Ceruti risponde: «Vedo rischi esterni, cioè di condizionamenti da parte della politica. E rischi interni, perché con il nuovo Csm e l’Alta Corte disciplinare ci sarà una verticalizzazione pericolosa della magistratura, la restaurazione di una gerarchia di tempi che pensavamo definitivamente superati. Invece la forza della magistratura italiana era anche nel suo potere di tipo diffuso».







