L’opera divora 1,6 miliardi di euro pubblici, tra criticità strutturali, ritardi, deroghe e la volontà del Governo di dichiarare l’opera come infrastruttura dual use civile-militare
Nel cantiere della nuova diga foranea di Genova è stato da poco posato sul fondale marino il sedicesimo cassone, una struttura in calcestruzzo delle dimensioni di un palazzo di undici piani. Dovranno esserne posati altri 87.
Il costo complessivo dell’opera ammonta a quasi 1,6 miliardi di euro, contro gli 1,3 inizialmente dichiarati. Tutti fondi pubblici (di cui 500 milioni dal fondo complementare al Pnrr).
Il forte ritardo dei lavori è dovuto alle problematiche geologiche legate alla tenuta del fondale, proprio le criticità che furono al centro della forte contestazione da parte di studiosi e cittadini durante la fase di progettazione (sul nostro blog ne avevamo parlato qui).
Sono iniziate anche le attività per la realizzazione della sovrastruttura della diga, il lavoro di consolidamento (milioni di tonnellate di ghiaie e inerti sono state distribuiti per formare il letto che accogliere i cassoni), i dragaggi che hanno rimosso centinaia di migliaia di metri cubi di sedimenti per i canali di accesso.
L’opera gigantesca (6 chilometri di lunghezza), pensata per fare sistema con il Terzo Valico (anch’esso realizzato da Webuild), per potenziare la “competitività internazionale” di Genova e consentire le manovre alle navi di nuova generazione, ridisegna completamente la costa.
Al pesantissimo impatto ambientale si unisce anche quello legato al dual use civile-militare. È attiva la petizione on-line del “Coordinamento disarmiamoli Genova” che chiede di fermare il progetto. Ne riportiamo il testo.
No all’uso militare della nuova diga foranea
Il Governo Meloni ha deciso di rendere la nuova diga foranea del Porto di Genova un progetto dual use. All’uso commerciale si affiancherà l’uso militare per le forze della NATO. La nuova diga è contestabile per vari motivi: 1) potrebbe essere una spesa inutile visto che i traffici portuali a Genova sono in diminuzione da anni 2) ha un forte impatto ambientale e potrebbe essere pericolosa 3) ha già oggi un grande ritardo nella costruzione, i costi stanno lievitando 4) è un progetto nella cui costruzione, ogni intoppo tecnico, verrà pagato dalla comunità mentre per i costruttori aumenteranno i profitti.
Chiediamo quindi che il progetto debba essere ridiscusso coinvolgendo i cittadini sull’uso sensato delle risorse economiche.
Ma è l‘uso militare a creare più preoccupazione. In un contesto globale in cui soffiano venti di guerra, in una città in cui gran parte dell’industria fa profitti con l’industria militare, l’uso militare della diga aumenta la possibilità che il nostro territorio diventi un obiettivo bellico a discapito della nostra sicurezza. L’uso militare inoltre comporterà che l’intero scalo portuale genovese sarà militarizzato e gli eserciti della NATO entreranno direttamente nella gestione. Noi pensiamo che tutto questo sia un progetto da fermare immediatamente. Crediamo in una città di pace e ci rifiutiamo di regalare le nostre industrie e il nostro porto a chi vuol fare la guerra.
Su questo chiediamo che le istituzioni rappresentative del nostro territorio si esprimano in via ufficiale. È un argomento che richiede prese di posizione pubbliche e fatti concreti che possano bloccare questo progetto.
Come cittadini e cittadine stiamo con chi, nella nostra città si oppone ai massacri, ai traffici di morte.
Coordinamento disarmiamoli Genova
Per approfondire:
Solo 16 cassoni posati su 73: i ritardi (e i costi lievitati) della nuova diga di Genova finanziata anche col Pnrr – Videoreportage (Il Fatto Quotidiano)
I fondali non tengono la diga foranea di Genova: altri 300 milioni a Webuild (Report)
Immagine in alto: da Ports of Genoa.







