PNRN, la posizione dell’ANCI indebolisce le tutele per il verde e gli ecosistemi urbani

Per questo abbiamo letto con forte preoccupazione il documento inviato dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) al MASE e pubblicato il 4 agosto, a pochi giorni dalla trasmissione del Piano alla Commissione europea, con il quale viene proposta una profonda riscrittura delle misure dedicate agli ecosistemi urbani.
ANCI dichiara di voler evitare che il PNRN introduca prescrizioni, vincoli o effetti conformativi non espressamente previsti dal Regolamento europeo e propone di rinviare l’individuazione delle misure e degli interventi a un successivo processo di ricognizione, verifica, programmazione, pianificazione e monitoraggio, da attuare attraverso gli ordinari strumenti regionali e comunali.

Alcune osservazioni meritano un approfondimento: la bozza del Piano contiene formulazioni che possono richiedere maggiore precisione giuridica, soprattutto per evitare automatismi e prescrizioni uniformi applicate a realtà territoriali molto diverse.
Le modifiche proposte dall’ANCI, tuttavia, vanno ben oltre una revisione tecnica, prevedono di eliminare o ridimensionare proprio le misure che dovrebbero impedire nuove perdite di suolo, spazi verdi e copertura arborea, rinviando la tutela a successive fasi di pianificazione e programmazione.

Particolarmente grave appare il ridimensionamento del ruolo attribuito a ISPRA.
Le proposte ANCI colpiscono infatti il nucleo delle misure tecnico-operative predisposte dall’Istituto legato alla salvaguardia degli spazi verdi e della copertura arborea, alla protezione dei suoli non artificializzati, al monitoraggio annuale, alla rendicontazione comunale, all’integrazione con gli strumenti urbanistici, alla compensazione delle perdite e valutazione dei servizi ecosistemici.

ANCI propone inoltre di trasferire al MASE il coordinamento del monitoraggio degli ecosistemi urbani, oggi impostato come attività annuale di ISPRA e basato sull’integrazione dei dati Copernicus e IRIDE. Il nuovo sistema verrebbe definito attraverso un protocollo da predisporre entro ventiquattro mesi dall’approvazione del Piano, d’intesa con Regioni e Province autonome e previo confronto con ANCI.

Anche il rapporto annuale previsto da ISPRA, contenente dati relativi a ciascun Comune e accessibile pubblicamente, verrebbe sostituito da un rapporto “periodico”, privo dunque di una scadenza precisa, con funzione prevalentemente conoscitiva e senza effetti diretti sulla pianificazione.
Per il Forum Salviamo il Paesaggio è invece essenziale tutelare e rafforzare il ruolo tecnico, scientifico e indipendente di ISPRA, evitando che venga svuotato attraverso il trasferimento delle sue funzioni a una sede prevalentemente politico-istituzionale e concertativa.
La cooperazione con il MASE, le Regioni e i Comuni è necessaria, ma non può sostituire l’autonomia della valutazione scientifica, l’uniformità nazionale dei dati e la capacità di rendere pubblicamente verificabili perdite e incrementi.

Il monitoraggio e il coinvolgimento degli enti territoriali sono indispensabili, ma conoscere una perdita non significa prevenirla. Nel tempo necessario per definire protocolli, completare ricognizioni, aggiornare banche dati e predisporre nuovi strumenti potrebbero continuare l’impermeabilizzazione dei suoli, l’attuazione di previsioni edificatorie, l’abbattimento delle alberature e la trasformazione delle aree verdi.
Senza adeguate salvaguardie transitorie, il PNRN rischierebbe di certificare danni già avvenuti, quando intervenire sarebbe molto più difficile e costoso.
La questione non è difendere ogni formulazione della bozza, ma evitare che la correzione delle criticità si traduca nello svuotamento del Piano e che la necessaria concertazione istituzionale prevalga sui dati, sulle evidenze scientifiche e sull’urgenza di prevenire trasformazioni irreversibili.

Questa posizione appare ancora più preoccupante in un momento in cui Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, ha richiamato con forza la responsabilità delle istituzioni nell’affrontare la crisi climatica, nel suo editoriale del 1° agosto, Il nostro futuro non sarà migliore.
La scienza, secondo la sua efficace metafora, è come i fari di un’automobile nella notte: illumina la strada, ma chi guida resta responsabile di non finire fuori strada.
Gli scienziati misurano i fenomeni e indicano i rischi. Le istituzioni devono trasformare quelle conoscenze in decisioni. Le città sono la prima linea: è nelle strade, nelle piazze e nei quartieri densamente costruiti che il caldo colpisce più duramente e che l’impermeabilizzazione del suolo amplifica gli effetti delle precipitazioni intense.
I sindaci dispongono di strumenti concreti: possono incidere attraverso la pianificazione urbanistica, i regolamenti edilizi, la gestione del verde pubblico, gli spazi comuni e il patrimonio comunale. Non decidono da soli le emissioni globali, ma decidono cosa si costruisce, dove, a quali condizioni e con quale tutela del suolo e degli alberi.
Proprio per questo ci si aspetterebbe dall’ANCI un contributo volto a rendere le misure di salvaguardia realistiche, proporzionate e applicabili, non una richiesta che rischia di comprometterne l’efficacia e di indebolire il soggetto tecnico nazionale chiamato a misurarne i risultati.
Siamo stupiti che un quadro di richieste così esteso finisca per configurarsi come un vero e proprio attacco al ruolo di ISPRA e che tale iniziativa provenga proprio dall’associazione rappresentativa dei Comuni, cioè dalle istituzioni che dovrebbero svolgere un ruolo decisivo nella tutela del suolo, degli alberi e degli ecosistemi urbani.

Il PNRN deve mantenere una concreta capacità di prevenzione. Occorre conservare la salvaguardia contro le trasformazioni più rilevanti e irreversibili, fondata su dati validati e accompagnata da procedure motivate di deroga.
Deve restare un collegamento effettivo tra gli obiettivi del Piano e gli strumenti urbanistici, perché è proprio attraverso piani, varianti, permessi e opere pubbliche che si producono le perdite di suolo e natura urbana.
Deve inoltre essere garantito un monitoraggio almeno annuale, pubblico e accessibile anche a scala comunale, affidando a ISPRA un ruolo tecnico centrale nella raccolta, validazione, interpretazione e pubblicazione dei dati. Le procedure di VAS e VIA devono considerare gli effetti su spazi verdi, copertura arborea e permeabilità del suolo.
Va infine mantenuto il principio secondo cui le trasformazioni devono prima evitare e ridurre la perdita e, solo quando ciò non sia possibile, prevedere ripristini e compensazioni ecologicamente efficaci e territorialmente eque. Chi produce una perdita non può trasferirne integralmente i costi sulla collettività.

Il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio ritiene che ogni revisione del PNRN debba rispettare il principio di non regressione.
Le misure possono e devono essere corrette quando risultano sproporzionate, incerte o difficilmente applicabili, ma la loro modifica non può determinare un arretramento del livello di tutela né cancellare strumenti preventivi senza sostituirli con soluzioni di efficacia almeno equivalente.

Il Regolamento europeo chiede risultati concreti entro scadenze precise, non tavoli e procedure.
Un Piano che rinvia a domani le decisioni necessarie per impedire le perdite di oggi implica che arriveremo al 2030 con meno suolo, meno alberi e meno natura da proteggere e ripristinare. E non c’è più tempo, ce lo confermano le nostre giornate sempre più roventi.

Jasmine La Morgia, Responsabile campagna #RipristiniamolaNatura

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