Negrarizzazione

Negrarizzazione

(Gabriele Fedrigo) – Ed. QuiEdit Verona

“Una generale mancanza di amore e di rispetto per il paesaggio da parte della classe politica chiamata a gestire il territorio, e una diffusa disaffezione della cittadinanza negrarese alla bellezza ricevuta dalle precedenti generazioni, ha ridotto la conca di Negrar a una propaggine brutalmente urbanizzata e cementizzata della periferia di Verona.” L’intera Valpolicella ormai è da considerare “negrarizzata”, violentata negli ultimi trenta anni, ancora tenuta sotto sequestro dalla speculazione edilizia e da amministratori privi di cultura e di buon gusto.

Il territorio di Negrar (comune situato in provincia di Verona, precisamente nella Valpolicella, terra del Recioto e dell’Amarone, per chi è amante del bere) è il protagonista di questo volume, che tratta un fenomeno di cementificazione così massiccio e sfrenato da far nascere il nuovo termine negrarizzazione. Il neologismo vuole indicare l’urbanizzazione selvaggia che ha trasformato, dagli anni ‘60 a oggi, il territorio di Negrar da uno dei più belli della provincia veronese a una grande, uniforme, antiestetica (ma non illegale) colata di cemento. Dai capannoni prefabbricati (ovviamente l’uno diverso dall’altro!) alle ville, villette e villone, tutte ornate di pilastri bizzarri, tetti dalle mille pendenze, colori di ogni tonalità (purché appariscente), fino alle copie di statue celebri troneggianti in giardino (anche i mitici “nanetti” sono ormai fuori moda). Fedrigo riflette soprattutto su due questioni intimamente connesse: l’aggressività umana nei confronti della bellezza del paesaggio e gli effetti della rovina estetica sui funzionamenti neuro mentali degli abitanti che subiscono la negrarizzazione del territorio.

Si propone, inoltre, la traduzione della negrarizzazione in metri cubi di cemento pro-capite negli anni 1965/2008: 143 mc, contro i 53 mc della media italiana! Le radici storiche della negrarizzazione sono complesse: non si tratta solo di un’allegra operazione di speculazione edilizia o di territorio considerato come terra di conquista, ma riflette il profondo cambiamento sociale della popolazione iniziato con il boom economico degli anni ’60. Caos, anarchia, disordine, scarsa lungimiranza, indisciplina, vincoli urbanistici e architettonici vissuti da amministratori e cittadini come impedimenti da combattere e bypassare. Così non è stata tutelata la Valpolicella, vero e proprio “giardino” di Verona, con le sue verdi colline, valli ricoperte di viti e olivi, antichi paesi, ville ridenti e stupende chiese romaniche. Il libro ripercorre tutta questa storia, con dovizia di dati, immagini (“prima” e “dopo” la cementificazione) e testimonianze, elencando i provvedimenti edilizi e urbanistici approvati negli anni dalle singole amministrazioni (la cementificazione, in sostanza, è bipartisan) e proponendo stralci di articoli, ricerche e commenti riguardanti il fenomeno della negrarizzazione. Dopo aver letto questo volume, sia pure con minore coinvolgimento rispetto a quello di un abitante di quel territorio, non si può non pensare a quante centinaia di analoghi lavori potrebbero essere realizzati e dati alle stampe da volenterosi abitanti di altri comuni italiani. Comuni che hanno vissuto lo scempio del territorio in nome del benessere e dello sviluppo e ora si trovano sull’orlo del collasso ambientale e sociale.

 

Biografia:

Gabriele Fedrigo, è membro dell’équipe “Paul Valéry” (I.T.E.M. – C.N.R.S. Paris). Fra le sue pubblicazioni: “Che cosa può un uomo?” (2005); Gladiator, l’atleta del possibile (2007).

Negrarizzazione. Speculazione edilizia, agonia delle colline e fuga dalla bellezza.
di Gabriele Fedrigo
Pagine: 233
Prezzo:  19,00 euro

Un commento

  1. io sono pienamente concorde…incredibile,ad esempio,che si scoprano i resti di una domus romana(in località sant’ambrogio di valpolicella) e non si desista dalla lottizzazione…non solo ma,ed è la soprintendente competente brunella bruno a sostenerlo,si sostiene che costruendoci sopra una strada non la si rovini ma la si preservi per i posteri…ma quali posteri?? chi? è il nostro futuro quello che si seppellisce sotto…è la nostra identità…ma che fine fa un popolo senza radici,senza cultura,senza dignità…arroccato solo sulla rincorsa di titoli accademici che dicono tutto e niente…ho 28 anni,sono disoccupato ma avrei tanto voglia di non veder dissipare tutto in simil modo…purtroppo questo presuppone consapevolezza e buon senso…e questa è merce ancor più rara che la religione…sempre pronti alla messa e alla confessione…ma nel rendere migliore ciò che si trova,come dovrebbe essere per tutti quelli che vogliono qualificarsi,o meglio,essere considerati appartenere al genere umano…invece che nullità vuote e ambulanti….beh non siamo così pronti…La ammiro e La stimo con tutto il cuore…

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