Rebibbia: la prigione si allarga nel parco

Nell’area verde di Aguzzano, attigua al carcere di Rebibbia, la Regione Lazio vuole trasformare un casolare in un istituto di custodia per madri detenute. Timori per l’ambiente e dubbi normativi.

Un’appendice del carcere di Rebibbia all’interno del Parco Regionale urbano di Aguzzano, periferia nord-est di Roma. Questo il progetto della Regione Lazio contestato da diverse associazioni di residenti e dal gruppo consiliare dell’IDV, che ha recentemente presentato un’interrogazione in proposito al Presidente del Consiglio Regionale.

Si sta parlando di un’area verde di 57 ettari assediata dal cemento, inserita in un contesto di forte urbanizzazione, in un territorio compreso tra Via Nomentana, Via Tiburtina e il Grande Raccordo Anulare.

Un tesoro di natura e biodiversità amatissimo da chi lo frequenta quotidianamente e lo considera punto di incontro e socialità, oltre che oasi di tranquillità.

Ebbene, in uno dei casali, denominato “Alba 2”, che sorgono all’interno della riserva naturale, edifici costruiti nei primi anni del secolo scorso per opera dell’Anonima Laziale Bonifiche Agrarie, a breve potrebbe sorgere un I.C.A.M., ovvero un “Istituto di Custodia Attenuata per Madri detenute”. In poche parole un luogo da destinare alle detenute del vicino carcere di Rebibbia con figli piccoli. Da qui nascono perplessità e problemi.

Per realizzare il progetto dell’Icam all’interno del parco, infatti, sarebbero necessari lavori di grande impatto sul casale, come “la realizzazione di un muro di cinta alto 4 metri”, si legge nel testo dell’interrogazione a firma Idv, “doppia recinzione con messa in sicurezza delle aree interne ed esterne al casale con sistemi antiscavalcamento e introspezione, guardianìe, sala d’armi per carico e scarico delle stesse, dispositivi di sorveglianza, illuminazione, sensori notturni”.

La struttura dell’”Alba 2”, insomma, verrebbe stravolta e con essa anche una vasta porzione di terreno circostante, il tutto all’interno di un’area di grande valore naturalistico, che ha conservato negli anni il suo aspetto di “ultimo lembo dell’Agro Romano”, e custodisce ancora le testimonianze dell’antica attività agricola che ne fa oggi un museo all’aria aperta. “L’adeguamento funzionale e la divisione di un’ampia area intorno al Casale in tre aree concentriche distinte, sorvegliate e illuminate giorno e notte, renderebbero, di fatto, il casale più simile ad un campo di prigionia se non ad un vero e proprio mini-carcere in mezzo ad un parco vincolato”.

E non c’è solo l’aspetto ambientale a creare dubbi ad associazioni e istituzioni. “La recente legge n.62 del 21/04/2011, in vigore dal 01/01/2014,” prosegue il testo presentato dai consiglieri Giulia Rodano e Vincenzo Maruccio, “prevede gli arresti domiciliari per le detenute fino al compimento dei 6 anni per il bambino/a (ove non sussista pericolo di fuga), oppure una casa-famiglia protetta, mentre solo in particolari e gravi casi è prevista la detenzione presso un ICAM, di cui oggi risulta esistere solo un esempio assai problematico a Milano, peraltro inserito nel centro della città e non in un parco pubblico”. Una legge che entrerà in vigore solo nel gennaio 2014, quindi, non prevede l’utilizzo degli Icam se non nei casi più gravi, preferendo per le detenute con figli al di sotto dei 6 anni d’età gli arresti domiciliari. Nel frattempo, però, che fare?

Con la sentenza n. 11714 del 28.03.2012 della Corte di Cassazione” si aggiunge nell’interrogazione “pronunciatasi in merito all’applicabilità della disciplina contenuta nella legge 62/2011 si evince che il funzionamento degli ICAM deve ancora essere disciplinato con apposito regolamento e comunque ‘non risulta adottata sin qui alcuna fonte di rango normativo, regolamentare o di altro genere che ne definisca in modo organico e unitario i compiti e le attribuzioni sul piano strutturale e ordinamentale’, deducendo pertanto ‘che gli istituti di che trattasi operano come articolazioni in via sperimentale di strutture della amministrazione penitenziaria’”.

In altre parole, finché non entra in vigore la legge 62 non ci sono discipline alternative che governino la materia, tranne ciò che viene deciso “dalle strutture dell’amministrazione penitenziaria”, ovvero il Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Provveditorato Regionale del Lazio, Ufficio dei Detenuti e del Trattamento che, con una nota del 13.09.2011, ha evidenziato interesse per la realizzazione dell’Icam nel parco di Aguzzano, preferendo tale soluzione all’ipotesi legata agli arresti domiciliari.

Manca un ultimo tassello però al mosaico della vicenda. L’area verde di Aguzzano, come tutti i parchi e le riserve Regionali nel territorio del Comune di Roma, non ricadrebbe certo sotto la giurisdizione del Ministero della Giustizia. Ma RomaNatura, l’Ente regionale di competenza, è attualmente commissariato dalla Giunta Polverini, come da decreto n.T0393 del 12.08.2010. Quindi l’Istituzione preposta alla tutela del parco non è indipendente, ma i suoi vertici sono stati nominati da quella stessa Regione Lazio, promotrice della soluzione Icam nel casale Alba2.

Molti punti interrogativi circondano la vicenda dell’Icam nel parco di Aguzzano, di natura ambientale e non solo. Un’area protetta e sottoposta a vincoli paesistici inadatta ad ospitare una struttura detentiva, un Ente preposto alla gestione dell’area verde attualmente commissariato da chi vuole costruire l’Icam e una lacuna normativa che viene colmata senza che vi sia una disciplina alternativa specifica.

Residenti, associazioni e Istituzioni chiedono chiarezza sulla questione, per tutelare un parco pubblico che rappresenta, in quel quadrante della città, l’unico rifugio verde dall’assedio del cemento e per dare una risposta adeguata alle esigenze delle madri detenute e dei loro figli.

Perché se ancora non è entrata in vigore la legge che disciplina gli Icam, lo sono già quelle che tutelano il paesaggio e il verde pubblico. A cominciare dall’articolo 9 della Costituzione repubblicana.

Marco Bombagi

3 commenti

  1. Gli ICAM sono istituti necessari per ovviare alla reclusione di bambini. Titolare “Rebibbia: la prigione si allarga nel parco” è falsificazione della realtà. Gli Icam cercano di venire incontro ad uno dei tantissimi problemi delle nostre carceri tentando di costruire alternative vere alla detenzione. Spesso non ci sono le condizioni per concedere gli arresti domiciliari alle detenuti madri e la conseguenza è la reclusione per i bambini fino ai 6 anni.

    Questo è un articolo curato da me lo scorso anno http://www.progre.eu/2011/03/31/figli-di-un-diritto-minore/

    e questa una recentissima inchiesta del giornalista Antonio Crispino del Corriere http://www.corriere.it/inchieste/quei-settanta-bambini-rinchiusi-carceri-italiane/f9a336ce-7e33-11e1-b61a-22df94744509.shtml

    L’unico “interrogativo” sulla costruzione di questo istituto è quindi ambientale, ed è falso affermare anche “Molti punti interrogativi circondano la vicenda dell’Icam nel parco di Aguzzano, di natura ambientale e non solo”. La questione si pone SOLO dal punto di vista ambientale. Se ritenete di portare avanti questa battaglia, che può essere condivisibile, evitiamo però di mistificare la realtà su questi istituti, al momento assolutamente necessari per evitare di violare quotidianamente i diritti di quei 70 bambini che tuttora crescono all’interno delle carceri d’Italia.

  2. Ricordo già in passato le lotte per salvare il Parco Di Aguzzano dalle lorde mani di palazzinari vari … Non è possibile che ancora una volta e a causa di questo sindaco scellerato si debba intervenire per preservare il verde pubblico di un piccolo modesto parco per gli abitanti di Casal de Pazzi e Tiburtina? Sono a disposizione per qualsiasi iniziativa in difesa del Parco di Aguzzano si voglia prendere… Giuseppina Monaco

    1. Per Giuseppina Monaco: sono Stefano Antonelli, faccio parte del Coordinamento per la Tutela del Parco regionale di Aguzzano. Se sei interessata alle attività in difesa del parco, puoi scrivere a antonelli.ste@gmail.com e ti darò informazioni.
      Buona giornata.

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