Intervista a Guido Montanari, assessore all’Urbanistica, Paesaggio, Arredo urbano, Agricoltura, Edilizia privata, Difesa dei beni comuni del Comune di Rivalta

A cura di Massimo Mortarino (Comitato per il Torinese del Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori”)

Un tema oggi sempre più ricorrente fra i cittadini che percepiscono la propria impotenza nei confronti di fenomeni di primaria importanza per la vita di tutti, quali il degrado ambientale, il consumo irrefrenabile di suolo e, più in generale, la mancanza di tutela dei bisogni sociali, è quello della scarsa (in alcuni casi, totalmente assente) attenzione verso questi aspetti da parte degli amministratori pubblici. I mezzi di informazione ci inondano di notizie sconfortanti riguardo all’eticità, alla trasparenza e, addirittura, alla professionalità di sindaci, assessori, consiglieri comunali e regionali, per non parlare di ministri, sottosegretari, alti (e bassi) funzionari, cioè proprio coloro i quali dovrebbero tradurre le istanze dei cittadini (i loro veri “datori di lavoro”) in azioni concrete di soluzione dei problemi e soddisfacimento delle esigenze collettive.

Spesso le amministrazioni pubbliche di origine “politica” dimostrano un’insufficiente attenzione ai bisogni primari dei cittadini (ambiente, salute, cultura, ecc.): attenzione, peraltro, elevata in campagna elettorale e poi, in modo quasi sistematico, drasticamente abbassata dopo l’insediamento…

Ciò fa nascere spontaneamente una domanda in tutti noi: è possibile, nell’ambito di aree territoriali non troppo estese, che un gruppo di cittadini autonomamente organizzati, ad esempio in forma di lista civica (quindi priva di condizionamenti “partitici”), riesca a ottenere il consenso della maggioranza dei votanti e, successivamente, a tradurre concretamente nella pratica il programma costruito e approvato dai cittadini stessi, in ottica di massima trasparenza…?

La risposta, sulla carta, è affermativa, almeno per quanto riguarda l’ottenimento del consenso, soprattutto se si tratta di Comuni con un numero ridotto di abitanti. Ma i dubbi si moltiplicano quando si pensa al dopo-elezioni, nel momento in cui occorre confrontarsi con “meccanismi” consolidati di ogni genere, storture del sistema, realtà esterne che da anni riescono a orientare a proprio vantaggio le scelte degli amministratori…

Poiché le analisi teoriche non rappresentano certamente la strada più immediata e sicura per accertare a priori la fattibilità di un progetto di gestione diretta dei cittadini, come quello ipotizzato, proviamo a esaminare un’esperienza reale, quella in atto presso il comune di Rivalta di Torino, paese di poco meno di 20.000 abitanti nella provincia torinese.

Rivalta Sostenibile, la lista civica costituita dai cittadini proprio per difendere il territorio dal degrado ambientale, dal consumo di suolo, ecc., è riuscita a ottenere la maggioranza dei voti nell’ambito delle elezioni comunali svoltesi nella scorsa primavera. La lista civica, una volta eletta, ha scelto i propri assessori secondo criteri di competenza e professionalità, senza alcun vincolo politico.

Guido Montanari (attuale assessore all’Urbanistica, Paesaggio, Arredo urbano, Agricoltura, Edilizia privata, Difesa dei beni comuni del Comune di Rivalta) Professore Associato presso il Politecnico di Torino – DIST (Dip. Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio, Collegio di Architettura), è uno degli “specialisti” non residenti nel Comune scelti dalla nuova Amministrazione, con una sfera operativa molto ampia e comprendente ambiti “nuovi”, come il Paesaggio.

– Professor Montanari, le chiediamo innanzitutto una rapida “cronaca”, non solo professionale ma anche “umana”, di questi ultimi mesi, dalla proposta del nuovo incarico all’insediamento nel ruolo amministrativo.

I primi contatti con il sindaco e con la realtà di Rivalta sono stati entusiasmanti per la voglia di impegno e di voler contare che emergeva da tutti i colleghi della Giunta, dai consiglieri della maggioranza e dai tanti volontari che sono stati protagonisti della battaglia per mandare a casa la “casta” locale e per tentare di riaffermare i diritti dei cittadini a essere ascoltati e a veder praticare un’altra politica.

– Come vi siete organizzati e strutturati e quali sono state le vostre priorità in questa prima fase di operatività?

Il mio assessorato ha posto al centro dell’attenzione la trasformazione urbana che per decenni è stata compiuta a senso unico: massimizzazione di rendite fondiarie e di profitti dei costruttori (prevalentemente locali e sempre gli stessi). Rivalta ha approvato un anno fa un Piano regolatore (PRG) che prevede nuove edificazioni per l’insediamento di circa 6.000 abitanti su una popolazione attuale di meno di 20.000. Si tratta di una ulteriore colata di cemento e asfalto che va a invadere un territorio già urbanizzato per circa il 30% della sua superficie. Molti cittadini che hanno scelto di allontanarsi dalla città per trovare soluzioni abitative nel verde ora si accorgono che i campi e i prati sono stati invasi da villette e capannoni, mentre ampie porzioni del centro storico, che conserva vestigia importanti, sono in abbandono o sottoutilizzate. La nostra priorità è quella di frenare il consumo di suolo, incentivare il recupero dei fabbricati esistenti, promuovere una mobilità sostenibile, riqualificare gli spazi pubblici, proteggere e rendere fruibili gli spazi verdi e agricoli.

– Quali problemi (e ostacoli) avete incontrato finora e come state cercando di risolverli?

La principale difficoltà è stata quella di far fronte a un Piano regolatore da poco approvato, che prevedeva una serie di diritti edificatori dei proprietari delle aree. Abbiamo posto all’ordine del giorno la necessità di avviare una revisione generale del Piano, operazione complessa e che richiede tempo. Nel frattempo abbiamo deciso di non vendere aree edificatorie del comune e di usare tutti i mezzi legali per disincentivare la costruzione in aree libere, anche rinunciando a notevoli introiti per le casse non floride del Comune. Abbiamo inoltre cercato di ascoltare sempre i cittadini e di spiegare loro che negli ultimi decenni molto spesso gli “oneri di urbanizzazione” richiesti ai costruttori sono stati usati non per realizzare le opere pubbliche necessarie (strade, fognature, illuminazione, parchi), ma per far funzionare la macchina comunale. In pratica il Comune, anche in conseguenza dei tagli dei governi nazionali ai bilanci locali (patto di stabilità), si è trovato a svendere il proprio territorio, senza neppure riuscire a investire nel suo miglioramento.

– E specificatamente nell’ambito della tutela del Paesaggio, del consumo di suolo, ecc…?

Il tema del paesaggio è particolarmente delicato in un Comune come il nostro, che è adagiato tra la collina morenica e il torrente Sangone, sullo sfondo dell’arco alpino, con viste mozzafiato verso alcune delle più belle vette montane, come il Monviso e il Rocciamelone. Purtroppo è un tema difficile da affrontare, conteso com’è tra organismi di pianificazione e di controllo deboli e poco coordinati: il nostro ufficio Urbanistica, le Commissioni edilizie e del Paesaggio, le Soprintendenze, gli Enti parchi, ecc. Abbiamo formato una Commissione edilizia, abbandonando il sistema della spartizione politica e adottando criteri esclusivamente meritocratici. Abbiamo intenzione di aprire tavoli di consultazione tecnica e pubblica di fronte ai progetti che impattano in modo più significativo. Abbiamo condotto a termine il questionario “Censimento del Cemento”, promosso dal Forum “Salviamo il Paesaggio”, che ci ha fornito utili strumenti conoscitivi per difendere e rafforzare le nostre posizioni. Mi sto adoperando in prima persona per convincere i costruttori a curare maggiormente gli aspetti architettonici e di rapporto con il contesto dei nuovi edifici, evitando eccessive altezze e dedicando particolare attenzione al disegno degli spazi pubblici.

– Com’è stata la risposta dei cittadini?

La risposta dei cittadini è molto vivace e manifesta una straordinaria voglia di partecipare e di contare: decine di volontari si offrono di collaborare alla gestione e alla manutenzione della cosa pubblica. Abbiamo gruppi di cittadini che, quartiere per quartiere, studiano il territorio, ascoltano gli abitanti, elaborano proposte di miglioramento della viabilità, dei parcheggi, di progetto degli spazi verdi, della gestione dei rifiuti, ecc. Ciò che ci manca sono le forze per incanalare tutte queste energie verso obiettivi praticabili e controllabili.

– Quali sono i vostri obiettivi nel breve/medio periodo?

Nel breve-medio periodo vorremmo portare avanti, come detto, la revisione generale del PRG per scongiurare una volta per tutte lo sprawl urbano che ha caratterizzato lo sviluppo urbano di Rivalta. Avvieremo progetti specifici di restauro e riuso di edifici del centro storico, incoraggiando attività commerciali minute e residenze anche alternative (co-housing). Ci proponiamo di espandere la possibilità per i cittadini di accedere a orti urbani e di incentivare un ritorno all’agricoltura attraverso l’avvio di “filiere corte” e produzioni locali, anche in forma di cooperative di giovani. Porteremo a compimento la rete delle piste ciclabili e dovremmo aprire finalmente al pubblico il castello restaurato, con la nuova biblioteca e il suo giardino, ora chiuso. Infine è necessario riqualificare gli spazi pubblici (impianti sportivi) e migliorare l’arredo urbano, anche minuto (marciapiedi, panchine, zone verdi, ecc..).

– Ritiene che il vostro “modello” possa essere applicabile, con le ovvie personalizzazioni, ad altri Comuni italiani?

Si, certamente, ma soprattutto se si vorrà partire da una nuova consapevolezza dell’importanza della difesa del Bene pubblico nei confronti di tutti quei tentativi di appropriazione privata o di svendita che abbiamo visto mettere in pratica negli ultimi decenni da una politica insensibile ai bisogni dei cittadini e al dettato della nostra Costituzione.
Mi accorgo che, se mi muovo nei confronti delle richieste dei privati con la consapevolezza del mio ruolo di amministratore incaricato della difesa degli interessi della maggioranza dei cittadini, mi sento molto più forte nel contrastare specifici interessi di parte, che nulla hanno a che vedere con i beni comuni. Tra questi ultimi è fondamentale la possibilità di trasmettere alle generazioni future beni inalienabili e preziosi come l’acqua, la terra, il patrimonio culturale, il paesaggio.

– Quali consigli si sente di offrire a chi decidesse di percorrere una strada simile a quella del Comune di Rivalta?

Prima di tutto dialogare con i cittadini, ascoltare i loro problemi, organizzare incontri e dibattiti dal basso, confrontare opinioni e desideri, avviare processi di crescita collettiva. È incredibile come esistano saperi diffusi, cultura e voglia di fare tra i cittadini che non sono mai stati tenuti in conto dalla politica degli arrivisti o dei difensori del “particulare”, dai protagonisti della “casta”. Bisogna forse avere molta pazienza e non aspettarsi risultati immediati, ma sono convinto che in questo periodo di degrado morale e di disastro della politica “alta”, gli unici elementi di rinnovamento e di democrazia effettiva non possano che ritrovarsi nell’impegno dei tanti che fino a ora non hanno avuto voce e rappresentanza.

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