La scelta di rilanciare la ricerca del petrolio è evidentemente sbagliata e pericolosa. Non lo dicono solo le associazioni impegnate nella difesa del territorio ma anche tecnici ed esperti. Ecco spiegati i rischi passati, presenti e futuri legati alla ricerca di metano nella Bassa Romagna.

Luciano Baruzzi, geologo e docente di Geografia Ambientale nonché attivista per anni di Italia Nostra e WWF Italia, spiega che la pianura padana è si potenziale serbatoio di idrocarburi per la sua storia geologica. Ma i procedimenti costosi e le pericolose indagini per individuare le zone in cui trivellare avrebbero comunque risultati incerti.

Quindi non ne vale proprio la pena: cercare scarse risorse energetiche, non rinnovabili e con costi ambientali enormi (la subsidenza del terreno a seguito delle esplorazioni rappresenta un serio rischi in caso di alluvioni) è evidentemente un errore. Meglio la prevenzione ed il risparmio energetico.

Ecco la spiegazione completa:

Visto che del tema in oggetto si è cominciato a parlarne e a discuterne a fondo, mi sembra sia il caso di intervenire vista la mia qualifica e i miei studi di Scienze Geologiche nei lontani anni ’60; mi stupisce che nessuno degli amici o degli interessati al tema che mi conoscono bene, mi abbia avvertito per partecipare all’assemblea tenuta a Bagnacavallo.

Cerco di rimediare con questo intervento che mi è stato richiesto e che volentieri scrivo e invio a varie persone interessate ed ad alcuni Parlamentari che dovrebbero occuparsi di tutela dell’Ambiente in un periodo particolarmente difficile e durante la campagna elettorale per il Parlamento.

Per quanto riguarda l’aspetto geologico, voglio iniziare facendo presente che la Pianura Padana-Veneta-Romagnola all’inizio dell’Era Quaternaria si presentava come un golfo che lambiva le Alpi e gli Appennini ed aperto verso quello che era il Mar Adriatico. In questo golfo sfociavano i fiumi che scendevano dalle ricordate catene, fiumi che portavano materiale terrigeno (che poi riempirà il golfo stesso) e materiale organico dato da microrganismi che formano il Plancton.

L’accumulo del Plancton, in condizioni particolari, è poi ciò che forma gli Idrocarburi nelle cosiddette “Rocce Madri”. In seguito ai movimenti orogenetici, il fluido formatosi si muove e si localizza nelle particolari strutture tettoniche dove forma il giacimento, di solito si tratta di una piega anticlinale formatasi in seguito alle spinte orogenetiche; tutto dev’esser però ricorperto da uno strato di roccia impermeabile ( solitamente argilla) affinchè il fluido non si perda risalendo.
Ricordo che queste strutture vengono definite “trappole tettoniche” e sono composte in genere da sabbie porose oppure da calcari fessurati; quando si estrae il fluido, il terreno si compattizza ed ecco che in superficie avviene la subsidenza.

Si tratta quindi di scoprire con appositi strumenti la struttura dell’interno della zona da esplorare; ecco quindi che arrivano pesanti veicoli dotati di apparecchiature per

1) far esplodere potenti cariche che generano onde sonore che viaggiano all’interno e vengono riflesse dagli strati incontrati in profondità.

2) misurare la velocità di andata e ritorno di queste onde sonore, con appositi apparecchi chiamati Geofoni sparsi sul terreno da esaminare,in questo modo si traccia la situazione tettonica interna.

3) infine si procede alla trivellazione che a volte può avere risultati negativi.

Il tutto è un procedimento molto costoso, pericoloso, molto nocivo per l’Ambiente in cui si svolge e pertanto è necessario valutare bene i costi-benefici; nel nostro caso, della Bassa Romagna, furono fatte ricerche positive negli anni ’50/’60 e cominciò ad arrivare il metano nelle nostre case.

Mi piace ricordare che in quel periodo, studente universitario, mi recavo ad assistere alle perforazioni contattando anche i tecnici.

Ancora prima, un’insegnante ci accompagnò a visitare una perforazione nel Comune di Cotignola, i tecnici assicurarono che era tutto a norma e non vi era alcun pericolo, quando dopo pochi giorni vedemmo la fiamma di tale pozzo che si era incendiato, avendo trovato il metano ed è bastata una scintilla per l’incendio: si dovette chiamare un tecnico U.S.A. specialista per spegnere l’incendio che durò settimane.

Questo prova la pericolosità di tali interventi, anche se la tecnologia nel frattempo è migliorata; ecco perchè poi si ricerca più o meno nelle stesse zone, andando con la sonda a profondità maggiori (si parla di sondaggi fino a 7000 metri) con la speranza di trovare nuovi giacimenti.

In caso di ritrovamento, parte dei profitti (royalties) vanno ai Comuni, alle Province e alla Regione; ecco perchè questi Enti facilmente concedono permessi di ricerca e di estrazione senza tener conto dei danni arrecati che poi di solito non vengono risarciti o vengono risarciti dopo molti anni, con gravi perdite economiche per il proprietario del terreno.

Per quanto mi riguarda penso che sia inutile e dannoso cercare in una zona come la nostra, o come l’Italia, nuove risorse energetiche (sempre scarse) che sono poi non rinnovabili, mentre è bene utilizzare al meglio quelle già presenti e imparare i termini: PREVENZIONE e RISPARMIO, cosa a cui non siamo abituati.

Abbiamo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità, sprecando metano e petrolio e mi sembra assurdo ricominciare ora in un periodo di grave crisi economica, che non può risolversi con questi interventi dannosi, costosi ecc.

Ricordo anche che la SUBSIDENZA rappresenta un grave pericolo, già presente nel nostro territorio, per l’estrazione di metano dalle isole al largo di Ravenna e dall’estrazione di acqua da pozzi profondi. Le conseguenze della subsidenza ,a cui siamo soggetti in una vasta zona che arriva fino ad Alfonsine, Conselice, Voltana e Massa Lombarda, riguardano la sicura alluvione di tali zone quando, come in questo periodo di mutamenti climatici, arrivano improvvisi e imprevedibili acquazzoni (flash flood) che sommergono tutto con danni alla campagna, agli insediamenti umani ecc. Se ne occupa di questo il Consorzio di Bonifica, che deve intervenire in maniera particolare e costosa, quindi sempre costi aggiuntivi che devono esser sopportati dalla comunità mentre i pochi danari ottenuti dalle Royalties vengono sprecati in questo modo.

Concludendo, è perfettamente inutile e mi sembra di averlo spiegato, procedere a queste nuove ricerche.

Rimango comunque a disposizione per eventuali chiarimenti e per discussioni, sperando che chi organizza queste cose si ricordi di avvisare tutti e non di tenere nascosta la situazione per poter fare ciò che si vuole; questo vale soprattutto per i Comuni, i cui Sindaci sono i difensori della Salute e del Territorio e che devono perciò comunicare tutto ciò che sanno ai cittadini.

Luciano Baruzzi

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