Associazioni e cittadini denunciano la scelta sbagliata di costruire una pista ciclabile sulla sommità dell’argine del fiume Monticano nella provincia di Treviso. Per nulla contrari alla mobilità sostenibile, spiegano chiaramente i problemi e l’inadeguatezza dell’opera in progetto

Pubblichiamo il comunicato proposto dal network Piazza del Baratto che si batte da tempo impedire la costruzione di una pista ciclo-pedonale su una sommità arginale del fiume Monticano. Il progetto è attualmente bloccato ma non si ferma la raccolta di firme (petizione).

Siamo un insieme di associazioni impegnate sul territorio e di semplici cittadini animati da un sentimento di rispetto e interesse nei confronti del nostro fiume Monticano. Intendiamo prendere posizione contro il Progetto “GiraMonticano” per questioni sia di metodo che di merito.  

In primo luogo il Progetto è stato approvato senza coinvolgere né i cittadini né le associazioni sportivo-ricreative (pescatori, camminatori, ciclisti) che a vario titolo usufruiscono del fiume Monticano. Noi ne siamo venuti a conoscenza per puro caso e man mano che ci siamo documentati siamo rimasti sconcertati per come è stato progettato, approvato e portato avanti.   Sottolineiamo che non siamo contrari alla realizzazione di piste ciclabili, anzi, molti di noi preferiscono di gran lunga la bicicletta all’auto per i piccoli spostamenti e l’idea di avere dei percorsi riservati alle biciclette non può che essere salutata con plauso e approvazione.

Concordiamo  con l’idea di realizzare dei percorsi ciclo-turistici in quanto favorisce e valorizza la conoscenza del nostro territorio ad un ridotto impatto ambientale. Infatti, la nostra maggiore preoccupazione è appunto l’impatto ambientale.

Le nostre perplessità rispetto al Progetto “GiraMonticano” è  utilizzare parte della sommità degli argini del fiume  per costrurci  una pista ciclabile. E’ risaputo che  gli argini sono stati costruiti dai nostri antenati molti anni fa per contenere l’alveo del fiume in caso di piene e tutti siamo coscienti della loro utilità ogni volta che ci sono piogge intense e prolungate (le ultime solo nel novembre scorso). A tal proposito riteniamo che gli argini che abbiamo ereditato debbano essere mantenuti per la loro funzione originaria, cioè per contenere le piene.  

In secondo luogo siamo contrari alla realizzazione sulla  sommità arginale di una pavimentazione spessa 8-10 cm a base di cemento, colle viniliche e resine perché questa “pista” intacca la struttura e la funzione originaria dell’argine stesso. Specifichiamo inoltre, che la larghezza della pista è solo 80 cm, quindi non adatta a far transitare 2 biciclette che si incrociano. Ribadiamo che a tal proposito non si tiene in considerazione quanto disposto dall’articolo 7 del Decreto Ministeriale 30/11/1999 n. 557 “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili” che stabilisce una larghezza minima della corsia ciclabile in una sola direzione di 1 metro, mentre se vengono previste due corsie contigue per opposti sensi di marcia, la larghezza complessiva minima è pari a 2,5 metri. Il comma 3 dell’articolo 7 del DM 557/99 precisa che tali larghezze rappresentano i minimi inderogabili.  

Prevedere, poi, una pista ciclabile su una sommità arginale (quindi sopraelevata rispetto al terreno circostante) senza adeguate barriere di protezione rischia di essere assai pericolosa in caso di cadute. L’eventualità di realizzare delle infrastrutture di sicurezza, tipo guard rail o steccati, tra l’altro, non è prevista da nessuna normativa. E c’è da chiedersi: in caso di danno alle persone causato dalla mobilità sul percorso ciclo-pedonale nella sommità dell’argine, chi risponderà? I lavori di sbancamento (almeno 25 cm di scavo), inoltre, rischiano di indebolire la struttura dell’argine: la cotica erbosa è fondamentale per “tenere unita e compatta” la struttura.

Altro aspetto da tenere in considerazione è l’alterazione del paesaggio e dell’ambiente che quest’opera comporterebbe, infatti rispetto alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) prevista dal Decreto legislativo 152/2006 e dalla Legge Regionale 10/1999,  di competenza dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale del Veneto (ARPAV) ed alle autorizzazioni ambientali di competenza della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici – BAP per il le provincie di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, etc. non è presente alcuna traccia del progetto GiraMonticano.

In terzo luogo sono da tener conto i costi di manutenzione ordinari e straordinari, nonchè dei problemi legati alle piene. Se domani è necessario alzare l’argine per problemi di tenuta delle acque (cosa peraltro già avvenuta 2 anni fa verso Fratta) addio pista ciclabile, la si dovrà ricoprire e buttare così all’aria altri soldi pubblici. Dai dati a disposizione la pavimentazione di materiali inerti a base cementizia avranno una durata di 6 anni, dopodiché inizieranno a degradarsi. Che succederà dopo, in caso di mancanza di risorse per il ripristino e per la manutenzione?

Noi riteniamo che i soldi pubblici stanziati per questa opera siano soldi sprecati. Sarebbe più utile intervenire con costanti lavori di manutenzione dell’alveo del fiume, dragando il fondo e pulendo le rive dalle tonnellate di immondizie che lo popolano. Se si vuole incrementare il turismo prima di tutto è necessario che il fiume si presenti pulito e tenuto in ordine. Se si vuole valorizzare il patrimonio ambientale rappresentato dal fiume Monticano e favorire le passeggiate ed il footing (per la ciclabilità, come abbiamo visto, non ci sono le condizioni strutturali di ampiezza e di sicurezza) basta livellare la superficie sovrastante degli argini, seminare adeguate essenze erbacce, rullare periodicamente e falciare frequentemente la sommità nel periodo di crescita delle erbe. 

Info: www.piazzadelbaratto.tk (iniziative: NO al Giramonticano), www.cerchio-aperto.it

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