Il Caselle Open Mall, durante il lungo e travagliato iter della sua approvazione, ha conservato un alone di vaghezza rispetto alla sua “forma” cambiando molti nomi e investitori, ma rimanendo nell’immaginario collettivo “il centro commerciale di Caselle”. Solo nell’ultimo anno ha rivelato tutta la sua portata: di fatto un nuovo centro urbano vocato all’acquisto, al consumo e all’intrattenimento. Sicuramente le preoccupazioni ambientali sono state le prime a sorgere: centinaia di migliaia di mq di suolo vivo non potranno più contribuire a regolare gli equilibri climatici globali, il traffico richiamato aumenterà considerevolmente l’inquinamento atmosferico di una zona tra le più inquinate d’Europa e non mancheranno quello luminoso, acustico e la perdita di biodiversità. Eppure non ci definiremmo un movimento ecologista, come recitano numerosi articoli giornalistici in quest’ultimo periodo, ma piuttosto persone di buon senso che, vivendo nel 2020 sul Pianeta Terra, si stanno ponendo delle domande sul proprio futuro, che vanno ben oltre le considerazioni ambientali.

Siamo proprio sicuri che un’operazione finanziaria fatta da un fondo d’investimento immobiliare il cui scopo principale è quello di fare denaro per sé, possa produrre occupazione e benessere futuro per il nostro territorio? Sicuramente 2.500 posti di lavoro sono una prospettiva allettante, ma non saranno lo specchietto per le allodole, che nasconde ben altri interessi pagati a caro prezzo dagli abitanti? Sono stati conteggiati tutti quelli che il lavoro lo perderanno? Visto che numerosi studi del settore dimostrano che per ogni posto di lavoro generato da questi mega villaggi dello shopping, se ne perdono sei in esercizi commerciali minori per il deserto indotto dalla competizione.

Siamo proprio sicuri che il new concept che guiderà il futuro dell’economia dei territori risieda nei mega Mall?

Ci sembra piuttosto che si perseveri a proporre modelli di sviluppo già vecchi con qualche pennellata di verde qua e là. Senza scomodare ambientalismo ed ecologia, qui si tratta semplicemente di buon senso e di molta preoccupazione nell’assistere a scelte di investimento economico che ci sembrano anacronistiche rispetto alle tendenze di cambiamento in corso che, partendo da una rinata e diffusa coscienza ambientale, stanno avendo ricadute anche su modelli economici che contemplano valori etici e un benessere legato alla qualità della vita e non più misurato solo dal portafoglio.

La salute del pianeta e delle persone che lo abitano e lo abiteranno sono strettamente legati e in questo momento storico non possiamo evitare di interrogarci sul futuro che vogliamo, sollevando il nostro sguardo dal piccolo orticello di casa. 

È futuro concentrare milioni di persone a ridosso di un aeroporto, sapendo che il rischio di incidente è contemplato dalle norme di sicurezza aeroportuali? È futuro far chiudere centinaia di negozi di prossimità rompendo reti sociali createsi nel tempo e che alimentano piccole ma preziose economie locali? È futuro attirare schiere di adolescenti proponendo loro modelli di consumismo sfrenato e firmato come scopo del proprio tempo libero?

Noi pensiamo che non lo sia affatto e lo pensiamo insieme ad oltre un migliaio di persone che hanno sottoscritto la petizione lanciata qualche mese fa su change.org (Blocchiamo la costruzione del centro commerciale “Caselle Open Mall” alle porte di Torino) e pensiamo anche che il futuro passi attraverso altre vie sempre più sperimentate e diffuse che alimentano nuove logiche culturali e sociali e altri valori.

Pro Natura Piemonte, ATA, Salviamo il Paesaggio- Comitato torinese

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