Cresce la protesta e la richiesta di bonifica dei Siti contaminati

Lo scorso 22 dicembre in 23 città italiane si sono tenute manifestazioni di protesta da parte delle “Magliette Bianche”, un movimento di base indipendente e non violento che chiede la bonifica dei siti inquinati e una diversa politica industriale ispirata alla concreta tutela dei lavoratori, dei luoghi e dell’ambiente e che ha scelto di indossare, appunto, una maglietta bianca quale segno distintivo.

I Siti contaminati sono vaste aree del territorio italiano gravemente inquinate e classificate come pericolose per la salute; attualmente sono censiti ben 58 siti di interesse nazionale (SIN) e regionale (SIR) in tutto il Paese e vedono pericolosamente coinvolti almeno 5 milioni di cittadini perennemente esposti ai danni provocati da sostanze cancerogene e tossiche quali amianto, diossine, policlorobifenili, idrocarburi, metalli pesanti, pesticidi, PFAS.

L’ultimo studio epidemiologico sui territori esposti a rischio inquinamento dell’Istituto Superiore di Sanità sollecita indagini sanitarie più approfondite, anche a tutela di bambini e adolescenti. E indica che proprio su queste aree si registrano dati sanitari allarmanti, con maggiori decessi e malattie superiori alla media e fin dalla più tenera età. Con ben 22mila ricoveri in eccesso in età pediatrica, quasi 12mila morti in più rispetto all’atteso, 5.267 tra gli uomini e 6.725 tra le donne, oltre che diverse tipologie di tumori in eccesso.

Le sacrosante richieste delle “Magliette bianche” sono racchiuse in questo documento/appello trasmesso a Governo e Parlamento:

Ci rivolgiamo al Governo Italiano, alla maggioranza ed alla opposizione di Camera e Senato, alle Regioni interessate ed alle Istituzioni competenti.

Le Magliette Bianche sono cittadini che hanno a cuore la tutela della salute e dell’ambiente, spesso sono cittadini che vivono all’interno o in prossimità di territori gravemente inquinati, classificati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dalle Regioni come S.I.N. o S.I.R (Siti Interesse Nazionale o Regionale per le bonifiche da effettuare), oppure in territori in cui gli standard di qualità ambientale comunitari per aria, acqua o suolo potrebbero non essere rispettati.

Vi chiediamo di accogliere le seguenti richieste che scaturiscono dalla nostra esperienza, come cittadini esposti all’inquinamento ed impegnati tutti i giorni per reclamare i propri diritti ed il risanamento delle aree con criticità ambientali, che potrebbero condurre a problemi sanitari per la popolazione li residente o domiciliata. Auspichiamo una attuazione in maniera sempre più stringente delle leggi esistenti, con la creazione di nuove, nell’ottica di una nostra maggiore tutela, con un ruolo operativo e di coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Chi abita nei siti contaminati o in zone limitrofe, dove potrebbe essere esposto frequentemente a contaminanti pericolosi, cancerogeni e neurotossici, potrebbe forse vivere situazioni inaccettabili per una nazione che vuole dirsi, civile. Chiediamo il rispetto delle norme esistenti e dei procedimenti amministrativi e penali rapidi ed efficaci, affinché il principio “chi inquina paga” sia realmente rispettato e che siano svolte le bonifiche, con ristoro dei danni da parte delle aziende, che dovessero essere individuate come colpevoli. E’ indispensabile varare nuove norme più stringenti. Con il nostro vissuto ormai siamo in grado di proporre misure concrete e specifiche, che non farebbero altro che riconoscere le nuove conoscenze scientifiche sull’impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento e così contemplare, la maggiore sensibilità ambientale oggi esistente nella popolazione.

Questa iniziativa è scaturita dalla voglia di far rinascere i territori dove viviamo. La caratteristica che distingue le nostre iniziative è rappresentata dalla presenza di semplici cittadini con indosso delle “Magliette Bianche”, prive di qualsiasi ulteriore segno distintivo, che presenzieranno pacificamente per i loro diritti in luoghi pubblici o a libero accesso. “Ogni Individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”, recita l’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, parte del testo complessivo approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1984.

Chiunque può partecipare ai nostri eventi, in special modo tutti gli abitanti di zone con “criticità ambientali”, stanchi di subire passivamente situazioni che potrebbero forse anche avere ripercussioni sulla propria salute, ledendo così il proprio diritto all’esistenza ed a vivere in condizione di sicurezza, in un ambiente salubre.

Chiediamo:

1) CRONOPROGRAMMA NON DEROGABILE PER LE BONIFICHE, FINANZIAMENTI E RESPONSABILITA’. Partenza delle bonifiche ambientali in tutti i siti SIN d’Italia, senza compromessi o rinvii. La struttura ministeriale dedicata ai SIN deve essere rafforzata e prevedere obiettivi di breve, medio e lungo periodo, chiari e non derogabili in termini di aree bonificate/messe in sicurezza. Gli obiettivi devono essere pubblici ed il loro raggiungimento strettamente connesso alla retribuzione dei dirigenti. Le informazioni devono essere rese facilmente accessibili ai cittadini con un sistema di verifica pubblico. Siano stanziate somme rilevanti nel bilancio dello Stato per garantire le bonifiche nei siti “orfani” (cioè dove non è possibile rintracciare chi ha inquinato) e per far svolgere lavori necessari e urgenti da realizzare “in danno” di chi sarà dichiarato colpevole dalla Magistratura. Le indagini dell’eventuale responsabile della contaminazione sia solo di competenza dei NOE o dei Carabinieri-Forestali o delle Capitanerie di Porto se trattasi di aree marine.

2) SORVEGLIANZA EPIDEMIOLOGICA NEI LEA E CURE GRATUITE. Siano effettuati, in breve tempo, dal Ministero della Salute per il tramite dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) o dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), studi epidemiologici di coorte per ogni sito SIN, finalizzati a stabilire eventuali possibili correlazioni tra “cause ed effetti”. Il Ministero della Salute introduca nei LEA la sorveglianza epidemiologica anche per i Siti di Interesse Regionale per le bonifiche e nelle altre aree con criticità ambientali conclamate, che non rispettano gli standard comunitari. Creazione di una tessera sanitaria denominata “Green Card SIN”, gratuita per tutti gli abitanti, pregressi o attuali, vicini od interni ad aree SIN, con screening sanitari a cadenza, per rischi specifici, stabiliti da linee guida predisposte dal Ministero della Salute, specifiche per ogni area SIN. Tali attività dovrebbero essere inserite nei LEA.

3) VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO, VALUTAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE E SANITARIA. I ministeri della Salute e dell’Ambiente costituiscano un gruppo di lavoro congiunto per verificare, con il supporto di organismi pubblici di ricerca ed entro un anno, la sommatoria delle emissioni degli stabilimenti produttivi, ad alto e medio impatto ambientale, presenti all’interno o nelle immediate vicinanze dei SIN. Chiediamo che venga valutato non solo l’effetto cumulo ma anche quello sinergico delle emissioni e delle ricadute in una determinata area, a cui sono esposti i cittadini. Per ogni procedura di autorizzazione ambientale chiediamo che vengano eseguite una VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) ed una VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario). Vi siano procedure pubbliche sulle verifiche connesse agli impianti a Rischio di Incidente Rilevante e siano obbligatoriamente resi pubblici i verbali dei CTR regionali, che si occupano degli Impianti a Rischio di Incidente Rilevante, garantendo altresì la possibilità di essere auditi su richiesta in sede di riunione.

4) COORDINAMENTO INTERFORZE PER CONTROLLI SUI REATI AMBIENTALI ED INASPRIMENTO DELLE PENE. Istituzione di un CNI – Coordinamento Nazionale Interforze, tra NOE, Carabinieri-Forestali, Guardia di Finanza e Guardia Costiera per l’accertamento di reati ambientali, che attui un programma minimo nazionale di controlli e sorveglianza a campione sui SIN e sui SIR, con particolare riferimento all’attuazione delle procedure di bonifica (con competenze anche, ad esempio, sui ritardi e sulle omissioni nelle attività di messa in sicurezza e bonifica), alla reale corrispondenza tra prescrizioni contenute nei vari procedimenti di carattere ambientale (A.I.A., V.I.A., A.U.A.) ed attuazione dei piani per gli impianti a Rischio di Incidente Rilevante di cui al D. lgs. 105 del 2015. Forte inasprimento delle pene per chi commette reati ambientali, frodi o falsificazioni alimentari, con ancora una maggiore tutela del Made in Italy ed una maggiore promozione e tutela delle eccellenze di biodiversità territoriali. Chiediamo una dichiarazione da parte di tutte le forze politiche finalizzata a non promuovere decreti, volti a concedere la facoltà di utilizzo ad impianti sequestrati dalla Magistratura. Venga previsto un reato per chi realizza opere e svolge attività in assenza di V.I.A. o V.Inc.A.

5) CREAZIONE DI UNA “DDA” DELL’AMBIENTE E SEMPLIFICAZIONE ALL’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA PER I CITTADINI. Riteniamo necessaria una maggiore specializzazione delle Procure sui reati ambientali, connessi all’inquinamento. Si propone la creazione di una “Procura Speciale Ambientale”, dedicata ai problemi dell’inquinamento e delle bonifiche, da affiancare a quella sui rifiuti. Creazione di una apposita normativa “semplificata”, volta a favorire la tutela legale degli individui che vivono od hanno vissuto attorno o nei siti SIN e che potrebbero aver visti lesi, negli anni, dei loro diritti.

6) CANCELLARE L’ATTUALE ANALISI DI RISCHIO. Riteniamo che debba essere abolita l’attuale Analisi di Rischio, fissando soglie e limiti certi delle CSC – Concentrazione Soglia di Contaminazione, adottando un approccio olistico ed ecosistemico, che non guardi esclusivamente all’esposizione umana.

7) CANCELLARE L’ART. 242 BIS SULLE PROCEDURE SEMPLIFICATE ED ABOLIZIONE DELLA V.I.A. POSTUMA OD A SANATORIA. Venga cancellato l’art. 242 bis sulle procedure semplificate od in subordine, prevedere da parte delle ARPA regionali, almeno un elenco minimo di sostanze da ricercare con controlli a campione sul 20% dei siti nelle fasi preliminari. Chiediamo che sia abolita la cosiddetta V.I.A. postuma ed in sanatoria, introdotta dal D. lgs. 104 del 2017.

8) RUOLO DEI COMUNI. Ridefinizione della normativa sulle responsabilità dei Comuni per le procedure di bonifica nelle aree inquinate non SIN, con previsione di parametri minimi di personale esperto (geologi; biologi; ingegneri ambientali) per istruire i procedimenti, introducendo l’azione sostitutiva delle regioni per i comuni che non hanno le competenze minime, oppure definire strumenti di coordinamento tra enti.

9) TRASPARENZA, PARTECIPAZIONE ED EDUCAZIONE AMBIENTALE. Venga assicurata dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni la massima trasparenza ed accessibilità alla documentazione connessa alle procedure di bonifica nei SIN ed ai monitoraggi ambientali. La pubblicazione deve essere integrale e preventiva rispetto alla convocazione delle conferenze dei servizi, senza che sia assoggettata alla norma sull’accesso agli atti (con tempi che quindi potrebbero non consentire di accedere ai documenti prima delle decisioni). Chiediamo l’applicazione del D. lgs. 195 del 2005 sulla trasparenza delle informazioni ambientali attraverso: – Programma di incontri pubblici informativi sui SIN da parte del Ministero (almeno due ogni anno); – Sviluppo dei piani di comunicazione; -Sviluppo di siti WEB dedicati per i SIN/SIR e per le bonifiche, almeno nelle città capoluogo.
Per quanto riguarda l’educazione ambientale, siano finanziati ed attuati dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni interessate, programmi specifici per le scuole dei territori SIN, SIR od in cui non siano rispettati gli standard ambientali comunitari. Siano finanziati altresì dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni interessate, attività conoscitive dei territori SIN, SIR, rivolti all’intera collettività in essi residente o domiciliata.

10) CAMBIAMENTO DELLE POLITICHE PRODUTTIVE. Creazione di un piano industriale italiano volto al cambiamento delle politiche produttive, con una normativa che incentivi la realizzazione di prodotti ecosostenibili, venduti in imballaggi esclusivamente compostabili, con progettazione a priori del fine vita.