La provincia di Torino blocca il nuovo insediamento commerciale sui terreni liberi di La Loggia. Il presidente Saitta: «Non possiamo permetterci di occupare altro terreno libero»

Il nuovo centro commerciale Ikea a La Loggia non si farà: non alle condizione della multinazionale svedese, che chiedeva di stabilirsi su un terreno agricolo di 16 ettari. Il parere negativo, vincolante, all’insediamento Ikea – e quindi alla modifica della destinazione d’uso dei terreni, da agricola a commerciale – è stato deliberato dalla Provincia di Torino il 22 luglio scorso.

La decisione era stata preannunciata da tempo, da quando l’amministrazione provinciale aveva fatto notare, alcuni mesi fa, che il progetto della nuova Ikea di La Loggia non rispettava le disposizioni del nuovo Piano territoriale di coordinamento (Ptc), che stabilisce la completa tutela dei suoli agricoli. Ma il provvedimento non ha mancato di suscitare una lunga e accesa polemica tra i favorevoli all’operazione (Ikea, proprietari dei terreni e comune di La Loggia) e i contrari (associazioni di commercianti, agricoltori, ambientalisti).

Il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta ha difeso a spada tratta la scelta. «La Provincia è favorevole a Ikea, ma non sui terreni agricoli – ha detto – A poca distanza da quei terreni ci sono aree industriali dismesse o destinate al commercio dove Ikea potrebbe benissimo collocarsi. Non possiamo permetterci di occupare altro terreno libero».

La decisione di Saitta nasce da considerazioni politiche precise, cui si ispira il nuovo Ptc provinciale: negli ultimi 15 anni in provincia di Torino sono stati consumanti 7.500 ettari di suolo fertile (una superficie di territorio grande quanto il capoluogo); d’ora in avanti i suoli liberi saranno tutelati.

Non si tratta insomma – come qualche osservatore ha polemicamente affermato – di un’autorizzazione negata a causa di lungaggini burocratiche o procedurali che «impediscono lo sviluppo». E poi, anche se la Provincia avesse avvallato il cambio di destinazione delle aree, il nuovo insediamento Ikea sarebbe stato bloccato dalla Regione, la quale ha recentemente approvato una nuova legge sul commercio che blocca le autorizzazioni per i grandi centri commerciali.

Ikea ha criticato la decisione della Provincia portando la vicenda sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali. «Quella di La Loggia – ha dichiarato la multinazionale svedese-olandese – rappresentava l’unica localizzazione possibile per il secondo punto vendita in Piemonte, con investimento di 70 milioni di euro e una ricaduta occupazionale di 250 posti». L’azienda ha pure annunciato di voler presentare ricorso al Tribunale amministrativo contro il parere espresso della Provincia.

Ma l’«ostinazione di Ikea» per i terreni di La Loggia, ha ribattuto il presidente Saitta, «è facilmente comprensibile se si pensa che l’area agricola prescelta, grazie al cambio di destinazione d’uso, avrebbe acquistato un valore di almeno 20 milioni di euro. Ikea avrebbe realizzato immediatamente una plusvalenza enorme: in questo modo sono tutti capaci di fare gli imprenditori».

La bocciatura del progetto non è andata giù neanche all’amministrazione comunale loggese, allettata dalle ricadute occupazionali e dalla «compensazioni» offerte da Ikea: 7,3 milioni di euro tra oneri di urbanizzazione e opere pubbliche (strade di accesso, svincoli, ecc); una buona opportunità per le casse del Comune di La Loggia.

Di tutt’altro avviso si è dimostrata la Coldiretti, che ha «apprezzato il parere negativo espresso dalla Giunta provinciale». «Finalmente – ha commentato il presidente di Coldiretti Torino, Riccardo Chiabrando – si ha il coraggio di fermare l’indiscriminata cementificazione dei suoli agricoli. Non è possibile continuare a costruire quando il 40% dei capannoni industriali edificati nell’ultimo decennio è vuoto o inutilizzato». Considerazioni condivise anche da Legambiente e Pro Natura. E dalle associazioni dei commercianti: «Se ci sono delle regole, vanno rispettate anche se si tratta di una multinazionale», ha rimarcato Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom-Confcommercio di Torino.

IKEA TORNA A BUSSARE

Intanto, nelle ultime settimane Ikea è tornata a bussare alle porte di Torino. L’ipotesi di un secondo centro commerciale nel torinese, che farà il paio con quello di Collegno, rappresenta un affare troppo appetibile da poter archiviare con un nulla di fatto, dopo l’altolà incassato dall’amministrazione provinciale sui terreni di La Loggia (tutelati perché agricoli).

Fatti i dovuti conti, al contrario di quanto minacciato ad agosto con toni da ultimatum («se la Provincia non approva il progetto ce ne andiamo»), la multinazionale svedese è tornata sui suoi passi a testa bassa e sta cercando, insieme alla Regione, una collocazione alternativa, sempre a sud del capoluogo.

La scelta questa volta non ricadrebbe più su terreni agricoli (come avvenne per Collegno e come si prospettava per La Loggia), ma su un’area industriale dismessa. Per Ikea significherebbe rinunciare al sostanzioso guadagno prodotto dal cambio di destinazione delle aree, che passando da agricole a commerciali, aumenterebbero di almeno 10 volte il loro valore. Ma evidentemente il gioco vale la candela, a prescindere dalle operazioni immobiliari.

Le ipotesi al vaglio della multinazionale sono due: l’ex Viberti di Nichelino (dismessa solo in parte: vi lavorano ancora 100 operai) e l’area industriale di Vadò, piccola capitale dei centri commerciali a ridosso della tangenziale tra Moncalieri e Trofarello.

Gabriele Guccione
(da La Voce del Popolo, 28 agosto e 2 ottobre 2011)


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