Il Veneto e la sua terra, un passato agricolo ed un futuro minacciato dall’asfalto della nuova autostrada Pedemontana Veneta, tra incertezza finanziaria e stucchevole propaganda per sostenere un’opera inutile e dannosa.

Il sèlese

Sapete cosè il sèlese? Un tempo era l’unica superficie selciata presente nelle nostre campagne, una piazzola che serviva all’essiccazione delle messi. Il sèlese è l’emblema della comunità rurale che dal grano ha tratto per secoli le proprie forze.

Oggi la nostra comunità sembra essersi unita in valori diversi, economici senz’altro, e nessuno può biasimare il Popolo Veneto. Fino alla metà del secolo scorso, i più erano dei pitòchi (persone povere e indigenti) che lavoravano per il Siòr Conte; migliaia le famiglie venete costrette ad emigrare già dall’800 nelle “Meriche”, sbarcate in ogni angolo del pianeta in cerca di terra coltivabile, opportunità, dignità, per non morire di fame.

La Pedemontana Veneta

Il Veneto in poco meno di mezzo secolo ha perso il suo legame con la terra, che da pitòco qual’era seppe trasformare in quel gioiello arrivato quasi indenne fino agli anni ’60, quando iniziò adintaccarlo irrimediabilmente col cemento.

Il pitòco si era sbarazzato delle radici contadine, reincarnandosi in un Siòr.

Oggi quella storia millenaria è diventata un marchio turistico-culturale e “ambientale”, che prende il nome dal progetto di una superstrada, la Pedemontana Veneta: l’iconema dell’ignoranza, sotto forma di grande opera pubblica.

Pedemontana Veneta è la figura retorica che accosta l’identità con la cementificazione, un ossimoro che dimostra quanto il popolo Veneto sia ancora un pitòco alla mercè del Siòr Conte di turno.

Il nuovo marchio d’area coinvolge 137 Comuni, 21 dei quali scaligeri: Bussolengo, Fumane, Marano, Negrar, Pescantina, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio, San Martino Buon Albergo, Colognola ai Colli, Lavagno, Cazzano di Tramigna, Cerro, Grezzana, Illasi, Mezzane, Montecchia di Crosara, Monteforte, Roncà , San Giovanni Ilarione, Soave e Tregnago.

Non erano passate due settimane dalla presentazione ufficiale a Verona del Marchio Turistico, organizzato a Villa Della Torre di Fumane di Valpolicella in presenza di operatori e amministratori locali (uno su tutti l’assessore regionale al turismo Marino Finozzi), che già la Strada Pedemontana Veneta si riempiva di buche.

Pochi giorni fa infatti, è arrivato il secondo stop da parte del TAR del Lazio per illegittimità dell’opera, decisa a Roma dal governo Berlusconi per decreto di emergenza traffico nel 2009, col quale si nominò l’ad di Veneto Strade Silvano Vernizzi a commissario straordinario per la realizzazione dell’opera. A quel tempo i timonieri non avevano ancora capito, o vollero solo negare, che la crisi economica iniziata nel 2008 in tutto il mondo in seguito a una crisi di natura finanziaria scoppiata nell’estate del 2007 negli USA, sarebbe divenuta l’attuale crisi del debito sovrano europeo.

L’emergenza più grave oggi è il debito, non il traffico.

L’opera costerà 2 miliardi e 391 milioni di euro, di cui solo il 10% a capitale pubblico, il resto a carico del Consorzio SiS in project financing , il meccanismo in cui il soggetto proponente assume l’onere della realizzazione e della gestione dell’opera, in cambio degli utili che deriveranno dalla riscossione dei pedaggi per i prossimi 40 anni.

Il consorzio SiS è a maggioranza della spagnola Sacyr Vallehermoso (60%), già in odore di default com’è riportato dai cablogrammi dei servizi segreti statunitensi rivelati dal famoso sito Wikileaks, secondo il quale la società iberica è puntellata finanziariamente dal governo ispanico.

La cronaca della vicenda

Tornando alla cronaca, per ammissione del commissario straordinario SVP, Silvano Vernizzi, all’audizione in commissione trasporti al consiglio regionale (presieduta dal bussolenghese Andrea Bassi), anche la società di cui è amministratore delegato, Veneto-Strade, rischia il default.

Se la Regione confermerà l’azzeramento dello stanziamento per il 2012, e soprattutto se le banche dovessero chiedere il rientro dei prestiti, saremo all’insolvenza.

Pronta la risposta dell’Ass. ai trasporti e infrastrutture Renato Chisso, che sostiene invece che la chiusura dei rubinetti da parte dell’Ente non pregiudicherebbe le grandi opere. Subito la nuova doccia gelata da parte di Vernizzi ed il presidente della spa, Roberto Turri, che ribadiscono che Veneto Strade non potrebbe aprire nel 2012 nuovi cantieri, tantomeno garantire interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria.

Nonostante l’ammonimento dei vertici di Veneto Strade, Chisso si ostina a sostenere il paradosso che l’eventuale azzeramento delle risorse non pregiudicherebbe la realizzazione di nuove opere infrastrutturali come la Pedemontana, ma solo non resterebbe un quattrino per la manutenzione ordinaria della viabilità veneta.

Una situazione decisamente diversa dalla splendida cornice valpolicellese.

Decisamente stridente invece, la bucolica puntata di Linea Verde di domenica 19 febbraio, interamente dedicata alla promozione della superstrada, in cui abbiamo visto il nostro governatore Luca Zaia vestire i panni da ex ministro dell’agricoltura, e dare com’è solito più numeri delle 10 ruote del lotto. La propaganda servita al pranzo domenicale da Mamma Rai.

Una trasmissione del servizio pubblico dedicata all’agricoltura, doveva dare un solo numero, 2850, ovvero il numero di aziende agricole a cui sarà espropriata la terra.

Anche se viene servito con le migliori Dop, Doc e Igp, questo boccone di calcestruzzo lungo 95 Km resta troppo difficile da digerire, soprattutto perchè apparecchiato a poco meno di 2 chilometri da 97 ville Venete progettate dal Palladio. Un vero scempio per le colline venete.

Se il turismo ha così tanto bisogno di infrastrutture, per tutte queste ragioni, forse è giunta l’ora di progetti sostenibili, finanziariamente ed ecologicamente.

Forse i tempi sarebbero maturi, anche in regione veneto, per un’ assunzione di responsabilità, nella consapevolezza che il paesaggio è l’attrazione turistica maggiore e che va tutelato com’è sancito dall’articolo 9 della costituzione italiana.

Forse è tempo di adeguare i nostri standard ai più evoluti paesi europei da cui provengono i turisti stranieri, dotandoci di una mobilità lenta che ancora oggi manca in Veneto.

Ben venga piuttosto una pedemontana ciclabile, perchè almeno in vacanza è logico andare lentamente. Di corsa ci andiamo tutti gli altri giorni.

Attilio Romagnoli

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