E’ facile, oggi, pensare alla mafia come ad una piaga del passato. Come a qualcosa che ha fatto tristemente parte della storia d’Italia, ma che non appartiene più alla nostra quotidianità. Ci sono invece situazioni e storie a ricordarci che non è affatto così. Come nel caso di Antonio Mazzeo, giornalista attivo nel documentare e denunciare le infiltrazioni mafiose nell’edilizia messinese.

Il paradosso è che questa sua preziosa attività d’inchiesta, anziché procurargli solidarietà e appoggio da parte delle amministrazioni locali, gli è valsa una querela.

Nella sua recente inchiesta, Antonio Mazzeo parla di cemento.

E in particolare di come questo sia stato abbondantemente riversato sulle coste messinesi fin dagli anni ’80, quando si sono materializzate strutture abnormi, veri e propri eco-mostri che ancora oggi deturpano la costa. Fino agli anni più recenti, come il 2008, quando l’esondazione del torrente Feliciotto provocò una terribile alluvione. Le conseguenze si tradussero in danni a edifici e costruzioni, per i quali il governo ha successivamente stanziato dei fondi. L’inchiesta di denuncia, tra le altre cose, come parte di questi fondi stanziati per la ricostruzione siano finiti nelle mani della mafia. Alimentando nuove imponenti opere di cementificazione.

La zona è quella di Falcone, nome importante, che in questo caso però si riferisce ad un comune di circa tremila anime, affacciato sul Mar Tirreno. Da qui, a pochi passi dalla più nota Tindari, è possibile distinguere chiaramente il profilo delle isole Eolie. Ed è proprio qui che Antonio Mazzeo ha incontrato un’inaspettata ostilità verso la sua opera giornalistica.

È l’amministrazione comunale di Falcone, infatti, il soggetto che s’è sentito danneggiato dalle denunce di Mazzeo, al punto di sporgere querela. La triste motivazione è quella di avere, con la sua inchiesta, “sporcato l’immagine” del paese.

Il problema non dovrebbe essere chi denuncia, ma ciò che viene denunciato. Troppo spesso, invece, l’attenzione si sposta sulla persona che ha il coraggio, o la strafottenza, – a seconda dei punti di vista – di evidenziare pubblicamente qualcosa che non va. Noi invece siamo convinti che chi si impegna per la verità, a qualsiasi livello, offre a tutti la possibilità di cambiare le cose. Di migliorarle. Chi non si rassegna al convenzionalismo, facendo in modo che tanta gente diventi consapevole della realtà che la circonda, invece di ignorarla e fare finta che i problemi non esistano, contribuisce davvero al bene di tutti.

Per questo ci uniamo al movimento civico di Cittainsieme Catania nell’esprimere piena solidarietà ad Antonio Mazzeo ed alla sua seria e scrupolosa attività d’inchiesta.

Di seguito, il link all’articolo-inchiesta di Antonio Mazzeo:

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2012/08/falcone-colonia-di-mafia-fra-tindari-e.html

e al sito dell’associazione Cittainsieme Catania, che ringraziamo per averci segnalato questa vicenda:

http://www.cittainsieme.it/

 

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