Dopo l’alluvione dell’ottobre 2011 che si è verificata nel bacino del fiume Magra tra Toscana e Liguria, sono stati eseguiti interventi di abbattimento e asportazione di sedimenti controproducenti. Il rischio non è stato ridotto ma aumentato e le scelte effettuate, condizionate da interessi locali, sono in contrasto con la visione complessiva del piano di bacino.

Questo preoccupante errore è sottolineato da politici, associazioni e tecnici.

Un’ interrogazione presentata dai senatori Ferrante e Della Seta lo scorso luglio, presentata al Ministro dell’Ambiente Clini, riflette sul fatto che, agli interventi più urgenti immediatamente successivi all’evento (rimozione dei tronchi trascinati dalla corrente) sono seguite discutibili scelte tecniche sia sulla parte Ligure che in quella toscana del fiume.

Sono stati effettuati interventi di taglio della vegetazione viva e ri-sagomature sono infatti in contrasto con il piano di bacino e in spregio alle aree naturali protette ed ai siti d’interesse comunitario per la biodiversità.

Viene tecnicamente spiegato che :

– in merito agli abbattimenti in alveo << la maggior parte degli alberi trascinati dalla piena proveniva non già dall’alveo, ma dai boschi e dalle frane dei versanti >>

– in merito all’asportazione di materiale <<la riduzione della scabrezza dell’alveo, conseguita con la devegetazione, in effetti, riduce localmente il rischio ma, facendo transitare più velocemente una maggior portata, scaricherebbe, di fatto, a valle tutto il rischio di esondazione…. la rimozione di accumuli locali (di sedimenti) presso centri abitati è doverosa (trasferendo gli inerti nei tratti incisi), ma interventi su larga scala, oltre ad accrescere il rischio alluvionale a valle, inducono instabilità di ponti, sponde, manufatti, franosità dei versanti, erosione del litorale>>.

Legambiente respinge, con un documento corredato da precise indicazioni tecniche (scarica il file pdf – 1,3 Mb), la proposta dei 27 sindaci del bacino del fiume Magra che chiedono interventi motivati esclusivamente da logiche e interessi locali che non tengono conto di una visione ampia e completa di tutto il bacino  idrografico.

<<Il taglio della vegetazione fluviale e il dragaggio degli alvei “sovralluvionati” sono interventi assolutamente inutili e dannosi che nell’intento di ridurre il rischio, lo aumentano>>.

L’Associazione propone invece l’istituzione di un tavolo di lavoro per attuare politiche concrete di mitigazione del rischio idrogeologico e sottolinea il buon senso delle posizioni dell’Assessore all’ambiente della Liguria Renata Briano e del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi di rendere non più edificabili le zone alluvionate.

Legambiente invita inoltre il Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, con una lettera aperta in occasione della sua visita ad Ameglia dello scorso 03 ottobre, a diffidare delle richieste locali di realizzare interventi esclusivamente spettacolari come megadragaggi diffusi in tutto il fiume e rassicuranti solo sulla carta in quanto completamente inefficaci, come dimostrato dalle relazioni tecniche predisposte sia dagli Enti pubblici, che da associazione ed esperti ambientalisti e non.

 

Condividi: