Contro lo spreco di suolo agricolo, le organizzazioni di categoria degli agricoltori (Confederazione Italiana Agricoltori, Coldiretti, Confagricoltura) hanno scritto una lettera ai Ministri competenti per segnalare l’ennesimo caso di disprezzo verso il consumo di suolo agricolo e di svalutazione degli strumenti di partecipazione democratica ai processi di pianificazione territoriale.

La vicenda è quella connessa alla realizzazione della Variante della Nuova Statale Adriatica ss 16 che attraversa la fascia dei comuni costieri della provincia di Rimini.

Nell’ambito della procedura di partecipazione sul progetto definitivo dell’opera, oltre 150 agricoltori e le loro organizzazioni (Coldiretti, e Unione Agricoltori) hanno sottoposto alla competente commissione VIA e agli enti locali (Comuni, Provincia e Regione) le proprie osservazioni.

In sintesi, si sottolinea la totale mancanza di attenzione nel progetto dell’opera per la risorsa naturale più scarsa della pianura di Rimini (nonché bene comune) e cioè il suolo agricolo.

I dati parlano chiaro: la nuova Adriatica e relative opere collaterali occuperanno per ben il 94% suoli agricoli e coltivabili, mentre solo per il restante 6% intercetterà aree già urbane.

Infatti, i mappali agricoli coinvolti comprendono quasi 6 milioni di mq di suolo coltivabile di cui 1.402.096 metri quadrati definitivamente occupati dalle infrastrutture viarie di progetto. Ai terreni direttamente coinvolti dall’opera si sommano inoltre tutti quelli che ne subiranno per sempre l’inquinamento da metalli pesanti prodotto dal traffico.

Si tratta di numeri impressionanti, se si considera che – come risulta dal Censimento agricolo 2010 – solo nell’ultimo decennio la provincia di Rimini ha perso il 18% della sua superficie agricola coltivata, mentre le aziende agricole di pianura sono passate dalle 3.638 del 2000 alle attuali 2.027 (- 44,3%). Nello specifico con quest’opera si incide in modo devastate sulle colture da orto per il consumo fresco, tipiche di questa zona: è un ambito produttivo in cui le aziende nel 2000 erano 1.474 in confronto alle 604 attuali.

Ancora una volta, quindi, appare evidente come il peso infrastrutturale del cosiddetto “sviluppo” si realizzi sempre e solo a scapito delle aree rurali, considerate di fatto come serbatoio residuale per altri usi, e non invece come chance ultimativa di recupero di sostenibilità per un sistema insediativo ad altissimo impatto ambientale, qual è quello riminese.

Infatti, nonostante le dichiarazioni su sviluppo sostenibile, qualità ambientale e opzione “zero consumo di altro suolo” sottoscritte dal PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) di Rimini e dal recentissimo PSC (Piano Strutturale Comunale, ex PRG) di Rimini, il tracciato proposto prosegue, di fatto, in una logica di occupazione squilibrata delle poche aree libere rimaste, a vantaggio esclusivo della cementificazione.

Per queste ragioni, quando fu pubblicato il progetto dell’opera, il mondo agricolo reagì e sia le aziende che le associazioni agricole in forma unitaria inviarono preventivamente le proprie osservazioni, sottolineando tali impatti.

Ora dopo due anni, non avendo ricevuto alcuna comunicazione formale in merito, le rappresentanze agricole hanno richiesto – tramite il proprio legale – nella primavera 2012, l’accesso agli atti connessi all’opera.

La competente Commissione Via (presso il Ministero dell’Ambiente) ha risposto il 12 aprile 2012, che ancora non è stato approvato il tracciato, in quanto la VIA non è conclusa e che varianti meno invasive al tracciato originario erano state chieste, oltre che dal mondo agricolo, inizialmente anche dal Comune di Rimini, dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Commissione Via.

Ma dopo una serie di passaggi burocratici poco chiari, si apprende che ANAS, supportata dalla Provincia di Rimini, ripropone lo stesso tracciato, ignorando di fatto la richiesta di riduzione dell’impatto e la ripubblicazione del progetto come prescritto dalla Commissione VIA. Anche il Comune di Rimini, che inizialmente aveva escluso il tracciato dal proprio Piano Comunale (previa sostituzione dell’assessore competente), nell’ultima settimana di operatività della precedente Giunta, in data 23 marzo 2011, approva una variante urbanistica per una nuova area produttiva (che visti i tempi che corrono, probabilmente non si attuerà mai) a tutto vantaggio di alcune proprietà immobiliari.

Dulcis in fundo, la Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna, il 2 giugno di quest’anno, cambia la propria posizione originaria e sottoscrive anch’essa il vecchio tracciato, con una delibera ad hoc, come gentilmente fa sapere tre mesi dopo la richiesta di accesso agli atti.

A questo punto, le organizzazioni degli agricoltori chiedono un incontro urgente con la direzione e la Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente per illustrare i punti giuridicamente controversi dell’intera vicenda.

Per tutta la riposta, giunge l’approvazione con prescrizioni (???) della Commissione VIA stessa, datata il 13 luglio 2012, per il vecchio tracciato, senza modificazioni significative in materia di consumo del suolo agricolo.

Ora gli agricoltori attendono il perfezionamento della pratica VIA (con l’avvallo della direzione Paesaggio del Ministero dei Beni Culturali) per eventualmente impugnare il pronunciamento della Commissione Via in sede di Tribunale Amministrativo.

Gabriele Bollini

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Per informazioni: 
Alessandra Furlani: a.furlani@yahoo.it

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(foto di Annunziata – da Wikimedia Commons)
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