Cambiano i governi, nazionale e regionale, ma si tramanda la convinzione di portare a termine ad ogni costo il devastante progetto, a discapito del territorio e dei cittadini. Ma i fondi mancano e la strada potrebbe fermarsi prima del previsto.

Le tortuose vicissitudini dell’Autostrada Pedemontana Lombarda sono sempre al centro dell’attenzione. In un incontro dello scorso 6 maggio il nuovo ministro Lupi e la Giunta Lombarda, anch’essa di recente insediamento, sulla linea dei precedenti amministratori, hanno ribadito la centralità dell’opera nonostante le arcinote difficoltà economiche.

A fronte di queste difficoltà la proposta è quella di un nuovo strumento indiretto di aiuto economico: lo sconto fiscale del 50%.

Un salvagente lanciato ai costruttori, ennesimo segnale del fallimento dell’autofinanziamento privato dell’opera, un ulteriore macigno sulla già complicata situazione del debito pubblico. Famiglie e piccole imprese restano in difficoltà mentre i più forti ottengono ancora benefici.

Uno strumento che potrebbe rivelarsi un boomerang: l’Europa vieta agli Stati membri di fare simili regali perché aggravano ulteriormente il debito pubblico.

Come emerso chiaramente nella manifestazione del 4 maggio a Milano della Rete Mobilità Nuova, c’è chi chiede invece lo spostamento concreto delle risorse pubbliche da opere devastanti in termini economici e ambientali (“vecchia mobilità fatta di asfalto e alta velocità ferroviaria“) a più utili servizi collettivi e di trasporto pendolare.

Preoccupazioni e speranze

Per mancanza di fondi la tratta 4 della nuova autostrada potrebbe non essere realizzata. Il tracciato si fermerebbe quindi alla tangenziale est presso Usmate Velate.

L’opera divide i territori, oltre che fisicamente, anche dal punto di vista delle impressioni che suscita questo probabile scenario. Da un lato alcune amministrazioni locali, come quella di Bernareggio, che esprimono preoccupazione: la mancata realizzazione dell’ultimo tratto, e quindi delle opere accessorie collegate, lascerebbe inalterato l’attuale livello di traffico, insostenibile.

Ben diverso il parere dei comitati locali ambientalisti impegnati nella difesa del territorio. ‘L’autodistruzione economica dell’opera non deve far paura se confrontata con lo scenario di asfalto, svincoli e stazioni di servizio che avrebbero cancellato quel poco che resta dei boschi, delle aree a verde e dei terreni agricoli’sostengono in un comunicato. ‘Con le nuove strade inoltre non si riducono traffico, inquinamento atmosferico e acustico ma anzi si accentua il pericolo di nuova urbanizzazione con l’espansione dei poli industriali nelle aree limitrofe al tracciato’.

La vera preoccupazione deve essere quella di rimediare con urgenza ad anni di scelte sbagliate puntando su grandi opere inutili che non risolvono i problemi del traffico.

Luca D’Achille

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