Oltre 200 persone alla Casa dell’Architettura per il dibattito sulla proposta Ac/70 del parlamentare Pd. Molte le voci critiche, da Paolo Maddalena a Paolo Berdini, fino a Vezio De Lucia e Domenico Finiguerra. Tre giorni prima dell’incontro, però, c’era stata l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di un disegno di legge sulla stessa materia, che costituiva di fatto una sconfessione della proposta Realacci. Forse per disinnescare una polemica interna allo stesso Pd.

Fermare il consumo di suolo o semplicemente accontentarsi di ridurlo un po’, forse, rischiando di non arrivare a nulla. Sembra essere questa la chiave di lettura per capire la contrapposizione dialettica registrata tra fautori, pochi in verità, e contrari alla nota Ac/70 sul consumo di suolo, durante la conferenza urbanistica partecipata del 18 giugno presso la Casa dell’Architettura a Roma, organizzata dalle molteplici realtà che compongono il comitato “No Roma Capitale del cemento”, tra cui il “Forum Salviamo il Paesaggio”, “Carte in Regola” ed “Eddyburg”.

La proposta di legge “Norme per il contenimento dell’uso di suolo e la rigenerazione urbana” presentata il 24 marzo scorso da Ermete Realacci parlamentare del Partito Democratico nonché presidente onorario di Legambiente, aveva suscitato da subito aspre polemiche da parte di molte personalità non solo del mondo ambientalista, ma anche urbanisti, storici, giuristi e architetti. Da Salvatore Settis, che con il suo articolo aveva dato la stura al dibattito, a Paolo Maddalena giurista e magistrato, fino al noto urbanista e scrittore Paolo Berdini e all’architetto Vezio De Lucia.

Molte anche le sigle dell’associazionismo contrarie al provvedimento, da Italia Nostra a Carte in Regola fino a Salviamo il Paesaggio. Insomma una vera sollevazione da parte di una larga fetta di quel mondo ecologista e culturale dal quale, paradossalmente, anche Ermete Realacci proviene.

Neanche il mondo politico, tuttavia, è rimasto immune da divisioni e dubbi. Un retroscena molto interessante infatti è stato rivelato durante la conferenza dal vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, Massimo Felice De Rosa, esponente di quel Movimento 5 Stelle a cui va il merito, come sottolineato anche da Paolo Berdini, di aver “acchiappato il topo” della calendarizzazione stranamente silenziosa della proposta Realacci, appena in tempo, pochi giorni prima della scadenza per presentare proposte alternative. Molti parlamentari Pd, secondo le parole di De Rosa, avrebbero manifestato forti perplessità fin dall’inizio, riguardo alla Ac/70, arrivando ai vertici del partito e del Governo Letta. Quest’ultimo poi sarebbe intervenuto con il noto disegno di legge del 15 giugno, per sedare i malumori interni e disinnescare una polemica potenzialmente pericolosa, riprendendo ampie porzioni della vecchia, e più risoluta in materia di contrasto al consumo di suolo, proposta a firma dell’ex Ministro montiano Mario Catania.

Vicenda verosimile anche a giudicare da quanto accaduto alla Casa dell’Architettura, dove esponenti molto vicini alle posizioni di Realacci e solidali con la sua proposta normativa come Roberto Della Seta, ex parlamentare Pd ed ex presidente di Legambiente, ed Edoardo Zanchini, vice presidente Legambiente, si sono trovati in forte imbarazzo a dover difendere i punti più indigesti della Ac/70, dalle compensazioni ai diritti edificatori, strumenti di cui finora i costruttori si sono avvalsi per cementificare il territorio. “Le compensazioni”, ha detto Della Seta, “sono contemplate persino dalle legge voluta da Angela Merkel, attuale cancelliere tedesco, nel 1998, e sono contenute anche nelle proposte di legge alternative a quella presentata da Realacci. Non possiamo perdere quest’occasione, perché potrebbe non ripresentarsi più”. Concetto ribadito anche da Zanchini: “Ora abbiamo il consenso nel Paese anche perché l’edilizia è in crisi. Dobbiamo legiferare in materia ora, perché quando ripartirà il mattone sarà molto difficile”. Piuttosto che niente è meglio piuttosto, sembra di cogliere nelle parole di Della Seta e Zanchini. Ma ascoltando gli altri relatori pare che nel progetto normativo di Realacci non vi sia neanche il piuttosto.

Questa è una legge che codifica per la prima volta in italia i diritti edificatori. Chi fa questo non tutela il suolo”, esordisce l’urbanista e docente Paolo Berdini. “Con un provvedimento del genere noi sdoganiamo i peggiori piani regolatori degli anni 70 e consacriamo l’urbanistica contrattata con i privati. Quest’epoca va chiusa. Le città non le fanno i privati, le fa il pubblico nell’interesse dei cittadini”.

Gli fa eco Paolo Maddalena, magistrato e giurista: “Siamo talmente fuori dai parametri europei che non possiamo più pensare di costruire meno, dobbiamo fermarci. Esiste in origine una proprietà comune del territorio, come bene di tutti. È il popolo sovrano che può così decidere il destino di luoghi che sono di tutti noi. Purtroppo i Demani, nel 2010, sono stati demandati alle Regioni che li svendono ai privati per fare cassa”.

Interviene poi Domenico Finiguerra, tra i fondatori di Salviamo il Paesaggio, a ribadire: “La terra è un bene non rinnovabile e quindi non può essere monetizzabile. Dobbiamo togliere dal mercato il suolo italiano. Se partiamo dal presupposto che si debba per forza trovare un accordo con chi ha interesse personale e immediato a edificare, anche pagando di più pur di non perdere l’affare, non ci siamo. I Comuni devono essere liberati dal ricatto degli oneri di urbanizzazione affinché non svendano il proprio territorio. Un amministratore non governa solo i servizi, ma soprattutto il territorio”.

Molto interessante anche l’intervento dell’architetto Vezio De Lucia, che ha ribadito come i comuni, stretti dal patto di stabilità o comunque con bisogni di cassa, non vedrebbero l’ora di attingere a oneri di urbanizzazione triplicati, come prevederebbe la Realacci, e quindi sarebbero propensi ad autorizzare l’edificazione di suoli agricoli o comunque liberi. Con il paradossale risultato che una legge per la diminuzione del consumo di suolo, finirebbe invece per favorirlo.

Il pubblico seduto in sala, intervenuto come detto numeroso per la conferenza, appoggia chiaramente le posizioni critiche nei confronti dell’Ac/70 complicando il ruolo del moderatore, il giornalista del Corriere della Sera Giuseppe Pullara, che vorrebbe forse un contesto non divisivo in linea con il nuovo governo delle larghe intese, ma tant’è.

Il senso del pomeriggio alla Casa dell’Architettura è ormai chiaro: il consumo di suolo in Italia non è un tema minore con il quale si possa convivere con reciproca soddisfazione. È un problema, e i problemi vanno risolti. Ammettere strumenti pericolosi per i territori come i diritti edificatori, già bocciati dal Consiglio di Stato, le compensazioni e la perequazione urbanistica significa arrendersi allo sfacelo. Piuttosto che niente è meglio una legge diversa.

Marco Bombagi
Salviamo il Paesaggio Roma
www.salviamoilpaesaggio.roma.it

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Un estratto della conferenza:

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