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Articolo di Duccio Facchini, da Altreconomia

Panoramica delle cave a Lecco (clicca per ingrandire l’immagine)

L’attività estrattiva sui monti della Provincia di Lecco non conosce freno. Anzi, punta a crescere. È questo l’ultimo paradosso in cui rischiano di ritrovarsi da qui ai prossimi mesi i cittadini di Lecco, Mandello del Lario e Galbiate, che sono i comuni direttamente interessati dagli ampliamenti delle cave contenuti nei documenti relativi al “nuovo” piano cave provinciale.

Eppure uno vigente già c’è, e non è nemmeno scaduto. Approvato dal 2001 dalla Regione Lombardia – l’ente cui spetta la parola definitiva sulla partita- attendeva infatti di tagliare il traguardo nel 2021. Senonché nel marzo 2011 la Giunta guidata da Daniele Nava (Pdl) ha deciso di rinnovare la pratica.

Gli atti recitano che occorreva “soddisfare il fabbisogno degli impianti industriali alimentati dai calcari per la produzione di calce e cemento”. Allo scopo di “soddisfare” la parte che scava, gli estensori del nuovo piano cave danno conto del metodo impiegato per il calcolo dei cosiddetti fabbisogni, che a loro volta si traducono in metri cubi di materiale estratto.

“Si calcolano – affermano i tecnici – direttamente da indagini circa il fabbisogno presso le aziende di trasformazione o dalla stima dei quantitativi asportati”. Ricapitolando, la pratica si riapre su richiesta delle aziende; le stesse aziende che poi fissano le quantità complessive da farsi riconoscere per portare avanti la propria attività.

E questo accade nonostante nella delibera di giunta regionale in materia di “Revisione dei Criteri e direttive per la formazione dei piani delle cave provinciali” si legga: “Non è possibile stimare il fabbisogno provinciale se non sulla base dei trend di evoluzione del cavato negli anni e sulla base di questionari ed indagini effettuati direttamente sui (e non “dai”, ndr) produttori o sulle (e non “dalle”, ndr) principali aziende di prima lavorazione del materiale”.

Prospettiva ben diversa da quella sposata dall’ente lecchese, a favore delle aziende. Tra queste, Unicalce Spa, Fassa Bortolo Spa e Holcim. Quest’ultima, interessata ad aprire un nuovo “fronte” sul monte Cornizzolo, nel comune di Civate (Lc). Otto milioni di metri cubi di calcare a pochi passi dall’abbazia di San Pietro al Monte.

Le comunità si rivoltano, partono raccolte firme, l’opposizione in Consiglio provinciale segue.

Cave sul Moregallo (clicca per ingrandire l’immagine)

Tra la primavera del 2011 e l’aprile 2013 la Giunta provinciale opta per una – contenuta – retromarcia. Dei 23 ambiti estrattivi della prima proposta, tra nuovi e in ampliamento, ne rimangono 8 (il Cornizzolo è stralciato), quando il consiglio provinciale adotta “in prima istanza” il nuovo piano cave.

Tre di questi ambiti (l’85% del piano) ricadono nel Comune di Lecco, recentemente premiato come Città alpina 2013. Sono le cave di dolomia e calcare chiamate Cornello, Vaiolo Bassa e Vaiolo Alta. La prima e l’ultima di proprietà del gruppo Unicalce Spa, la seconda di Fassa Bortolo Spa. E nonostante il piano vigente, alla voce “volume residuo”, indichi un avanzo di 5,3 milioni di metri cubi ancora da estrarre, la Provincia decide di concedere 11,7 milioni di metri cubi da qui al 2033. Con medie annue di cavato che in alcuni casi sfiorano il 150% in più di quanto estratto negli ultimi tre anni.

Cave Mossini e Magnodeno, Lecco (clicca per ingrandire l’immagine)

L’associazione Qui Lecco Libera (quileccolibera.net) ha formulato 54 pagine di osservazioni in vista del termine fissato per presentarle che scade il 9 giugno. In queste sono sollevati due fondamentali aspetti: l’impatto sull’ambiente e il crollo del mercato.

Su tredici indicatori attraverso i quali è valutata la ricaduta sul territorio dell’escavazione (da “Acque superficiali” a “Biodiversità, flora e fauna”, da “Aria” a “Popolazione e salute umana”, da “Rumori e vibrazioni” a “Suolo e sottosuolo”) le cave lecchesi registrano insufficienze in ben otto casi, con impatti “sensibili”, “rilevanti” e “molto rilevanti”.

Come rilevante è il tracollo dei consumi nazionali di cemento – passati da 46,8 milioni di metri cubi del 2006 ai 25,5 del 2012 – e degli investimenti in costruzioni (-25,5% dal 2007). Ma il rumore degli escavatori è troppo forte per poter ascoltare buone ragioni.

Duccio Facchini, Altreconomia

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Invitiamo tutti i nostri lettori ad inviare una mail ai consiglieri provinciali e regionali per protestare contro questo nuovo piano cave.

Istruzioni per inviare la mail:

DESTINATARI

Copia gli indirizzi qui sotto e incollali nel campo “destinatario

luca.marsico@consiglio.regione.lombardia.it
sindaco@comune.dalmine.bg.it
presidenza@provincia.lecco.it
daniele.nava@provincia.lecco.it
assessorato.ambiente@provincia.lecco.it
paolo.arrigoni@provincia.lecco.it
piergiuseppe.castelnuovo@provincia.lecco.it
ferdinando.ceresa@provincia.lecco.it
luigia.decapitani@provincia.lecco.it
ennio.fumagalli@provincia.lecco.it
carlo.malugani@provincia.lecco.it
luigi.melesi@provincia.lecco.it
giovanni.pasquini@provincia.lecco.it
alberto.spreafico@provincia.lecco.it
filippo.boscagli@provincia.lecco.it
giovanna.butta@provincia.lecco.it
ermanno.buzzi@provincia.lecco.it
sandro.cariboni@provincia.lecco.it
francesca.colombo@provincia.lecco.it
umberto.locatelli@provincia.lecco.it
christian.malighetti@provincia.lecco.it
giovanni.panzuti@provincia.lecco.it
mauro.riva@provincia.lecco.it
giancarlo.valsecchi@provincia.lecco.it
italo.bruseghini@provincia.lecco.it
chiara.bonfanti@provincia.lecco.it
rocco.cardamone@provincia.lecco.it
giuseppina.cogliardi@provincia.lecco.it
fabio.crimella@provincia.lecco.it
anna.mazzoleni@provincia.lecco.it
ugo.panzeri@provincia.lecco.it
maurilio.vigano@provincia.lecco.it
alessandro.pozzi@provincia.lecco.it
paolo.bettiga@provincia.lecco.it
quileccolibera@gmail.com

Oggetto: 

Chiediamo la revoca del nuovo piano cave

Testo del messaggio:

Invio il mio accorato appello alla Provincia di Lecco affinché fermi la devastante e inutile escavazione delle montagne, rivedendo il piano cave che sta per essere rinnovato per i prossimi 20 anni.

La Provincia si appresta a rinnovare il piano cave: 13 milioni di metri cubi di materiale da estrarre dalle montagne lecchesi nonostante un piano vigente, non ancora scaduto (2021) e ben lontano dall’esaurimento (il 50% è residuo), sia tutt’ora in carreggiata. Il tutto, in un contesto di mercato (cemento, edilizia, siderurgia, chimica) dov’è difficile trovare una reale domanda. Se la normativa di Regione Lombardia impone di realizzare indagini per stimare i reali fabbisogni del materiale, la Provincia di Lecco ha avviato l’iter al fine di “soddisfare” (così recita la relazione tecnica al piano) le esigenze dei cavatori.

Le cave stanno massacrando e portando via velocemente quello che è il monte Magnodeno e la località di Carbonera (che sparirà completamente) e Neguggio ferita ulteriormente dopo decenni di sfruttamento. Quindi il panorama complessivo dei monti tanto citati da Alessandro Manzoni ne “I promessi sposi” tra non molto, se nessuno farà qualcosa, verranno ridotti ad un’enorme catastrofe ambientale.

Lecco non vuole l’ampliamento delle cave e neanche la revisione del progetto. Lecco vuole dire DEFINITIVAMENTE basta alle cave, perchè le cave hanno un limite fisiologico, un limite dettato dall’impossibilità di essere risanate. Lecco ha già una ferita troppo grande che non potrà mai più essere rimarginata e se sul serio si vuole chiamare Lecco una città alpina, patria dell’alpinismo, chiediamo che vengano preservate le montagne e incentivato il turismo, e che venga attuato un piano di sviluppo che possa contare su risorse pulite e non sullo sfruttamento scellerato dell’ambiente in cui viviamo.

La città di Lecco ha già dato tutto. Ora basta.

Cordiali saluti,

Firma ….

Qui Lecco Libera

Sito web: www.quileccolibera.net

Le nostre osservazioni al piano cave:
http://issuu.com/duccio4/docs/osservazionipianocaveweb/17?e=7698726/2319317