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Sembra ormai deciso che il campo, che un tempo fu, tra le altre cose, l’orto dei Domenicani (XV-XVlll sec.), e da qualche decennio campo in terra ed erba per il calcetto dei giovani dell’oratorio, sarà scavato in profondità e diverrà un parcheggio privato per le auto, mentre in superficie, sopra una spessa lastra di cemento armato, un campetto di calcio in materiale sintetico.

Non mancheranno alcuni grandi tubi di acciaio per gli scarichi dei gas, e naturalmente quattro potenti fari innalzati sui tralicci per illuminare le “notturne”.  I monaci un tempo uscivano da casa (il convento di San Domenico prospiciente), attraversavano il ponticello-terrazza e scendevano le scalette, ancora presenti, per raccogliere frutta e verdura. Ma l’amore per la storia dei luoghi, la conservazione dei beni architettonici e culturali, il rispetto del paesaggio in un’area ancora immacolata, a due passi dalla fortezza Firmafede, a pochi metri dalla Cattedrale quattrocentesca, con la superba cornice  in alto della fortezza Castracani, non è nelle corde dell’amministrazione e nė, ahimè, in quelle della soprintendenza genovese ( peraltro la stessa rinviata a giudizio per lo scempio dell’Acquasola di Genova). Nessuno crede che sia l’esclusivo e benevolo interesse del parroco al riordino decoroso dell’oratorio a muovere il consenso dell’amministrazione, ma piuttosto l’interesse delle imprese e di privati pronti ad eseguire lavori nonostante quell’area sia piuttosto “complicata”, consapevoli che richiederà costi più elevati che in altri siti.

Vi sono moltissimi motivi che fanno ritenere l’intera operazione del tutto senza senso (al di là della legittimità dell’atto). Ne sono già stati offerti molti: archeologici, storici, urbanistici, strutturali, ambientali, paesaggistici. Oggi,  le amministrazioni più lungimiranti, affrontano  sempre più spesso questi temi con attenzione all’ambiente”, alla cultura ed alla tradizione dei luoghi, alla viabilità, al preservare manufatti di rilievo, alla salute di chi vi abita (si immagini un paio di anni tra scavi, polveri, disagi acustici, viabilità interrotta, un migliaio di trasporti, di camion, di ruspe che solcheranno l’angusto centro storico, i problemi per gli anziani..), sapendo che anche le operazioni legittime possono avere  rilevanza sul benessere dei cittadini. Ma anche le responsabilità etiche, paesaggistiche, quelle economiche (il disagio per i commercianti e per chi vi lavora) e, non ultimo, quelle politiche.

Qui si va avanti in spregio a tali criteri, con ostentata indifferenza per le proteste dei comitati e dei residenti, per le interpellanze delle opposizioni, per il diffuso buonsenso contadino che vieterebbe ulteriori impermeabilizzazioni nei centri storici, che sa cosa voglia dire scavare a pochi passi da abitazioni senza fondamenta, che ha memoria dei dissesti idreogeologici, che non confonde un piccolo oratorio con un centro sportivo, e che conosce la differenza tra bene comune  e piccola quanto inutile speculazione.

Roberto Mazza
Forum nazionale Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori

 

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