no grandi navi a venezia (foto da ecoblog.it)

I veneziani protestano contro i troppi turisti, le enormi navi da crociera e il traffico di barche nella laguna

grandi navi a Venezia (foto da www.radiopadova.com)Nel canal Grande la situazione è critica, ormai c’è troppo traffico: 425 gondole, più di duecento taxi e decine di vaporetti. A queste imbarcazioni bisogna aggiungere quelle dei privati e quelle delle aziende che si occupano della rimozione della spazzatura e dello spurgo delle fognature, oltre alle imbarcazioni che consegnano birra, vino e frutti di mure a più di mille tra bar e ristoranti.

Durante l’ora di punta la scena delle gondole ondeggianti che attraversano il canale da un lato all’altro, tra vaporetti pesanti tonnellate e tanti motoscafi, fa pensare ad un esperimento in laboratorio in cui esemplari della stessa specie, ma di dimensioni differenti, sono chiusi in un recinto e aizzati l’uno contro l’altro per vedere chi sopravviverà. Le liti tra turisti e residenti sono all’ordine del giorno.

La persona che dovrebbe sentirsi sotto accusa si trova dall’altra parte della città, nel suo ufficio di presidente dell’autorità portuale. E’ Paolo Costa, un signore elegante di settant’anni che ha l’aria di uomo di mondo. Costa è stato professore di economia, sindaco di Venezia, ministro durante il governo Prodi e parlamentare europeo.

Ma secondo i suoi critici ha raggiunto davvero i vertici del potere solo quando è diventato presidente dell’autorità portuale. Adesso Costa è l’eminenza grigia della città, e a quanto si dice, decide su tutto quel che succede nella laguna. Grazie alla sua regia, Venezia è diventata il primo porto del Mediterraneo per il turismo da crociera: 1,7 milioni di visitatori l’anno, 286 milioni di euro di entrate e più di 5.000 posti di lavoro collegati al settore.

grandi navi a Venezia (foto da www.europaquotidiano.it)

I critici del presidente dell’autorità portuale obiettano che a lungo termine i danni ecologici causati dagli scarichi dei motori a gasolio delle navi, dalle polveri sottili, dall’elettrosmog e dal benzopirene supereranno i vantaggi economici. Ma soprattutto i “mostri galleggianti”, contro il cui profilo campanili e palazzi si riducono a strisce e cubetti in miniatura, danneggiano l’immagine di Venezia.

Il vero problema, spiega il presidente dell’autorità portuale, è la quantità di visitatori nel suo complesso. Nel 1988 lui stesso a calcolato in uno studio che il limite massimo di sfruttamento corrispondeva a 7,7 milioni di visite l’anno, mentre oggi la cifra si aggira di fatto intorno ai trenta milioni di persone.

“Il turismo ha scalzato gli altri settori economici e Venezia si sta svuotando: lo sanno tutti ma nessuno trova la risposta giusta”, dice Costa con lo sguardo innocente, come se non avesse contribuito in alcun modo a questa situazione.

I cittadini, comunque, ci sono ancora: sia quelli di Venezia sia quelli di altri luoghi che hanno a cuore la città. Per esempio i promotori del comitato No grandi navi, che continuano a protestare con manifesti su cui campeggia un campanile di San Marco simile ad uno spillo sotto la minaccia di una nave da crociera.  In città circola l’espressione “secondo Giglio”.

In una lettera inviata nel 2012 al ministro dell’ambiente, il responsabile del settore cultura dell’Unesco, Francesco Bandarin, scrive che “il tragico incidente della Costa Concordia del 13 gennaio rafforza le preoccupazioni sui rischi posti da navi di grandi dimensioni ai siti iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, in particolare la laguna di Venezia e il bacino di San Marco.

Un’altra questione è il fatto che, nonostante il turismo frutti alla città un miliardo e mezzo di euro all’anno, il comune non riesce a ripianare il debito di circa 400 milioni di euro e, anzi, continua a vendere, affittare e concedere in comodato d’uso palazzi lussuosi.

Che cosa pensano i turisti del fatto che nel vecchio palazzo delle ferrovie sta per aprire un centro commerciale con la partecipazione della Benetton e della Pirelli ? Per questi dettagli, loro non hanno tempo.

Bisognerebbe bloccare l’accesso in piazzale Roma e chiedere un biglietto d’ingresso, come in passato”, dice Paolo Zanetti. “Oppure dovremo accogliere quaranta milioni di visitatori all’anno? Tutti devono poter vedere Venezia, certo, ma in futuro solo su prenotazione”. Zanetti, sessant’anni, veneziano, mentre i politici guardano la sua città dall’alto e i romantici da molto lontano, la guarda dal basso, dalle origini, quando le fondamenta dei palazzi furono costruite su pali di quercia e di olmo conficcati nel fango della laguna.

Zanetti e il suo socio Eros Turchetto sono proprietari di un’impresa specializzata in lavori subacquei: i due rimettono in sestoe riparano i dannicausati sott’acqua dall’aumento initerrotto del traffico delle navi e delle barche. “I taxi pubblici, quelli degli alberghi e le barche usate dalle aziende per il trasporto dei materiali di ogni tipo: tutti risucchiano il fango dal fondo dei canali e il cemento dalle fessure tra i mattoni delle fondamenta”, spiega Zanetti.

“Molti qui non lo vogliono capire: il vero pericolo per il futuro di Venezia non sono le enormi navi da crociera, ma i motoscafi, ma i motoscafi che circolano troppo veloce e senza alcun rispetto, soprattutto nei canali più stretti”. Se dopo la morte del professore tedesco si comincerà a fare sul serio e “noi veneziani non potremo più entrare nel canal Grande con le nostre barche, io me ne andrò”, dice l’uomo. “Allora qui ci sarà Venezia ma non i veneziani: una Disneyland”.

Non siamo ancora arrivati a quel punto. Ma i veneziani sanno bene che le ordinanze comunali non bastano a rendere sicure le vie d’acqua.

Il problema è che nessuno rispetta le norme vigenti. Al declinio di Venezia sta contribuendo anche e soprattutto la negligenza: si è sempre meno consapevoli dei pregi di una città a misura d’uomo, osserva l’archeologo Salvatore Settis. A misura d’uomo? Di questo argomento in città non si parlava da tempo.

Walter Mayr
(Der Spiegel, Germania)

Da Internazionale n. 1019, 27 settembre – 3 ottobre 2013