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Semaforo rosso per il residence «Le Sorte». Il Consiglio di Stato boccia il ricorso presentato dalla cooperativa Azzurra contro il Comune di Torri, la Regione e Federalberghi Veneto in merito alla costruzione del residence turistico-alberghiero di Albisano.

La sentenza, che rischia di mettere una pietra tombale sulla effettiva realizzazione dell’opera, è stata netta anche se è arrivata dopo quattro anni dall’istanza presentata nel febbraio 2010 dalla cooperativa di Verona: ricorso rigettato in toto, risarcimento danni compreso.

La Azzurra era stata autorizzata a costruire l’edificio sulle colline di Albisano. Ma alla base dell’intricata vicenda, iniziata nel 2004, che ha portato le due parti in tribunale, c’è un vincolo imposto dall’amministrazione nel 2007, passato anche in Consiglio comunale, e confermato pure dalla Regione con due delibere e una nota della direzione regionale del turismo. Per il Comune l’edificio, una volta costruito, doveva rimanere un villaggio-albergo e non poteva trasformarsi in un complesso residenziale in cui poter vendere seconde case a privati. La condizione voluta dal Comune, con il chiaro intento di salvaguardare la zona dalla speculazione edilizia, era stata inserita nello schema di convenzione urbanistica che la cooperativa non accettò di firmare. La ditta fece così ricorso al Tar del Veneto. Si trattava di un primo serio ostacolo ai progetti di Azzurra che fino a quel momento sperava di chiudere un affare immobiliare da 12,5 milioni di euro. L’azienda nel 2008 aveva addirittura pubblicizzato sul proprio sito web la realizzazione di una struttura ricettiva alberghiera con più unità abitative con tanto di valore degli immobili, 3.800 euro al metro quadrato. Il fatto provocò la reazione del Comune che attraverso l’ufficio tecnico inviò un esposto in Procura. La stessa cosa fece Legambiente preoccupata che con la scusa di realizzare un residence si andasse a costruire ancora seconde case.

Ma nel novembre del 2009 arrivò un’altra tegola, ben più pesante, per l’impresa edile: il Tar bocciò la richiesta della cooperativa, dando ragione alla linea del Comune volta ad impedire che «con l’autorizzazione a realizzare complessi alberghieri fosse poi possibile invece anche vendere, come seconde case, le unità abitative annesse al corpo principale dell’albergo» e pertanto «giudicando legittima l’introduzione del divieto di alienazione frazionata».

La cooperativa non si diede per vinta e decise di ricorrere a Roma al Consiglio di Stato che ora in sostanza ha confermato la decisione del Tar. Per il Comune si tratta di un’autentica liberazione.

Alla notizia della sentenza del Consiglio di Stato il sindaco Giorgio Passionelli tira un sospiro di sollievo: «Siamo molto soddisfatti dell’esito di questa annosa e intricata questione e per aver chiarito una volta per tutte la situazione. È stato un percorso difficile, lungo e impegnativo. Ricordo che già il primo giorno da sindaco nel mio primo mandato, nel maggio del 2004», racconta, «una delle prime carte che vennero lasciate sul mio tavolo fu proprio quella della richiesta di realizzare il complesso turistico-alberghiero di Albisano. Fin da subito ci attivammo con la Regione per avere alcuni chiarimenti sulle modalità di destinazione d’uso. Da quando poi l’azienda non sottoscrisse la convenzione con il Comune e chiese i danni iniziò la contesa a suon di carte bollate in tribunale». Ora è definitivamente chiusa.

Fonte: L’Arena.it