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Per intervenire sugli effetti di uno squilibrio ambientale, quello della presenza di insetti oltre la soglia di tollerabilità, si rischia di peggiorare la situazione. Superficiale attenzione ai prodotti usati e scarsa informazione causano pericoli alla salute e all’ambiente.

L’inquinamento da insetticidi, non ancora tenuto nella giusta considerazione, porta conseguenze a breve, medio e lungo termine nei confronti della salute umana e ambientale e dovrebbe essere evitato.

E’ quanto emerso nella tavola rotonda dello scorso 7 marzo organizzata a Roma presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma. In particolare si è approfondito l’argomento degli insetticidi, della loro applicazione e degli effetti nelle aree antropizzate.

Esperti a confronto per presentare un documento sulla corretta applicazione dei prodotti. Nella relazione conclusiva si legge che gli insetticidi chimici sono responsabili di una contaminazione generalizzata del territorio con effetti negativi su ecosistemi e salute umana.

Si propone quindi di rivedere i Protocolli che hanno permesso l’immissione sul mercato di molti prodotti chimici, largamente usati, che rimangono a lungo nell’ambiente causando alterazioni.

Meglio evitare l’impiego di prodotti a lunga azione residuale e preferire larvicidi microbiologici e a basso impatto ambientale o, meglio ancora, metodi naturali.

Tanti interventi come quello del Prof. Campanella che sottolinea i pericoli per il cittadino che oggi è troppo “libero” di usare prodotti pericolosi. Interessanti le interviste fatte a numerosi esperti e figure di spicco, tra cui le significative esperienze di ex disinfestatori raccontano gli effetti dell’impiego di queste sostanze.

L’equilibrio naturale si ottiene con metodi naturali

“L’infestazione di zanzare è già indizio di squilibri ecologici. Il bombardamento chimico no risolve ma anzi altera la catena alimentare e causa scomparsa di insetti utili e altri animali quindi ulteriore squilibrio si fa notare nella relazione.

E’ importante, ricordano i promotori della tavola rotonda, informare i cittadini “per interrompere questo meccanismo perverso: le infestazioni possono essere combattute con metodi ecologici e alternativi basati anche e soprattutto sulla corretta informazione e la collaborazione consapevole”.

Un indicatore di pericolo: la moria delle api

Le api impollinano circa l’80% delle piante, ma continuano a morire. Fino ad oggi si considerava esclusivamente la tossicità acuta dei vari insetticidi, ma la ricerca ha dimostrato che il pericolo è la tossicità cronica, cioè il progressivo accumulo dei veleni nel loro organismo. Questo anche nel caso di impiego di prodotti leciti e approvati”.
Il pericoloso effetto collegato dalla moria delle api è individuato come aspetto di estrema importanza. In questo periodo se ne parla molto: una recente denuncia di Greenpeace ha dimostrato che, nonostante i divieti europei, il 79% delle piante ornamentali contengono pesticidi dannosi per le api. Anche per questo moltissime persone hanno sottoscritto una petizione per salvare le api e l’agricoltura.

Per fortuna c’è chi si sta muovendo per la loro tutela: da tempo a Londra si pratica l’Apicoltura urbana. Migliaia di apicoltori “amatoriali” che conservano questa risorsa anche dentro la città. Un’attività importante oltre che per l’agricoltura e la biodiversità anche per combattere i cambiamenti climatici perché profondamente legata al mantenimento degli spazi verdi.

Luca D’Achille

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