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È ora di rivalutare la canapa, una coltivazione ecosostenibile perché richiede poca acqua e non ha bisogno di pesticidi e fertilizzanti, ingiustamente discriminata. L’utilizzo della canapa in bioedilizia consente un risparmio di gas ed elettricità fino al 40% rispetto ai normali edifici. Inoltre, la canapa è utile per far recuperare fertilità ai terreni con il fitorisanamento.

Il settore della canapa in Italia ha conosciuto il vero e proprio boom economico negli anni quaranta, quando il Paese con quasi 90.000 ettari di coltivazione era secondo produttore mondiale, dopo la Russia. Era soprattutto il compartimento tessile ad usufruire della grande quantità di fibra di canapa prodotta sul territorio italiano, che si distingueva dalle altre soprattutto per l’eccellente qualità dei filati.

La canapa è un arbusto molto semplice da trattare e non richiede particolari spese di gestione per la coltivazione: essa richiede poca acqua, non necessita di pesticidi, fertilizzanti o disinfestanti poiché cresce molto in fretta e non da spazio né luce a possibili parassiti o infestanti, infine non teme le gelate invernali.

Il microclima italiano (soprattutto quello di Emilia Romagna e Campania) si presta particolarmente alla coltivazione della canapa, anche se tutta la penisola, in realtà, è decisamente adatta a questa coltura.

Una caratteristica assolutamente rilevante, inoltre, sta nella capacità della canapa di aiutare i terreni a recuperare fertilità: se coltivata in zone ad alto tasso di inquinamento, questa pianta è in grado di bonificare il territorio attraverso una naturale azione di fitorisanamento.

Nonostante tutte le qualità e le potenzialità della canapa, l’avvento dell’industrializzazione e delle fibre sintetiche, ma soprattutto la concorrenza dei mercati asiatici sempre più aggressivi ha reso infruttuosa la coltivazione italiana, tanto da cadere in disuso. A contribuire al veloce declino della canapa fu anche l’ideologia che iniziò a ruotare attorno alla cannabis usata per la produzione di sostanze stupefacenti: la cultura del proibizionismo partì negli anni 30 dagli Stati Uniti, e si stabilì presto anche in Europa, con l’entrata in vigore delle leggi restrittive che oggi ben conosciamo.

Negli ultimi anni, comunque, le istituzioni europee hanno iniziato a riconsiderare la canapa in tutti i suoi aspetti e a rivalutare questa materia prima come importante risorsa naturale per il rinnovamento di molti settori, dal tessile al cartario, dall’alimentare al cosmetico.

Nuovi finanziamenti sono stati stanziati dall’Ue in favore degli imprenditori della canapa e sono state rivisitate anche le norme comunitarie di politica agricola in merito alla coltivazione. Contestualmente, numerose associazioni italiane pro-canapa sono sorte in tutta Italia: attraverso la loro attività, questi enti – oltre al prodotto finito di per sé -promuovono la coltivazione ecosostenibile, l’innovazione agricola e la salvaguardia del territorio.

I numerosi utilizzi della canapa potrebbero inoltre concorrere alla ripresa economica del Paese, oltre ad essere una scelta intelligente dal punto di vista della tutela ambientale.

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Particolare attenzione è stata recentemente rivolta alla canapa impiegata nella costruzione di case.

Le incredibili proprietà della pianta possono infatti essere sfruttate per la realizzazione di prodotti alternativi ecologici nella costruzione delle abitazioni.

Dall’isolamento acustico all’assorbimento di CO2, i cosiddetti “mattoni sostenibili” realizzati in truciolato di canapa, calce e acqua permettono alle nuove abitazioni di essere totalmente autonome dal punto di vista energetico, consentendo un risparmio di gas ed elettricità fino al 40% rispetto ai normali edifici costruiti con i mattoni tradizionali.

Ma non ci sono solo i mattoni di canapa. Le caratteristiche traspiranti, assorbenti e resistenti del fusto e delle fibre consentono di realizzare altri prodotti per la bioedilizia come pannellature isolanti e fonoassorbenti, vernici, collanti, intonaci e cappotti.

Le prestazioni della canapa si sono rivelate superiori rispetto a qualsiasi altro materiale disponibile sul mercato, dal punto di vista del comfort abitativo, e per la capacità di autoregolare la temperatura interna degli edifici e tenerla costante nonostante tutte le possibili variazioni della condizione termica esterna.

Tuttavia ad oggi sono poche le aziende che producono e distribuiscono questi prodotti per l’edilizia, anche perché la realizzazione di questo tipo di biomattone è partita in Italia soltanto da tre anni (mentre in alcuni Paesi europei il mattone di canapa viene prodotto dagli anni ’90). Il trend è destinato comunque a crescere, grazie soprattutto ad una ricerca più consapevole di alternative ecosostenibili e ad una crescente attenzione verso il risparmio energetico.

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