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Lo sfruttamento eccessivo del suolo italiano, così come il suo stato di degrado ed eccessiva cementificazione, non rappresenta purtroppo una novità per il nostro Bel Paese.

Ospedali, centri polifunzionali, palestre, stazioni ferroviarie mai entrate in servizio, ecomostri, colate di cemento, edifici in stato di abbandono… tutto ciò fa parte di un articolato dizionario del degrado edilizio che la maggior parte delle volte punta il suo mirino verso una vittima incolpevole: il territorio.

L’uomo costruisce, edifica e muta il paesaggio con le sue opere da millenni, ma mai prima d’ora si era dato così da fare come negli ultimi cento anni, dapprima con legno e mattoni, poi con cemento e metallo. Mentre però in alcuni paesi d’Europa e del mondo si ha avuto un occhio di riguardo nei confronti di un’edilizia “morigerata” e ben amalgamata con il territorio, per molti altri il vero ago della bilancia è stato l’inseguimento di un interesse meramente economico o politico.

L’Italia è certamente tra quei paesi che spesso si sono trovati impreparati di fronte a questa problematica e, pur considerando l’alta densità di abitanti per chilometro quadrato, ha negli anni costruito più del necessario, dapprima abbondando con le nuove edificazioni, salvo poi abbandonarne molte all’incuria e al degrado. Una ricerca del Sole 24 Ore datata 2014, ha valutato che solo nel mercato immobiliare, ormai zoppicante da diversi anni, sono più di 540.000 le case non vendute in Italia, il 26% delle quali di nuova costruzione. In media, ogni mille case, 15 non hanno proprietario. Nonostante questo dato, gru e betoniere ancora non si fermano.

Tra i diversi enti e associazioni legati alla tutela dell’ambiente e operanti in Italia, il forum nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori” è uno di quelli che ha lanciato con maggiore interesse e convinzione una campagna per salvaguardare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation edilizia e da un uso incondizionato del suolo.

Al forum aderiscono circa 100 associazioni nazionali (tra cui Legambiente, WWF Italia e Federtrek) e più di 800 associazioni e comitati locali.

Nel 2012 il forum ha lanciato un’importante campagna chiamata “Censimento del cemento” con l’intento di analizzare capillarmente il numero e lo stato degli edifici costruiti, agibili e in buone condizioni ma abbandonati e inutilizzati. In più di 150 tra esperti, amministratori locali, architetti e professionisti del settore hanno collaborato nella stesura di una scheda di censimento da far compilare a tutti gli 8.100 comuni italiani.

L’iniziativa si dimostrò però più complicata del previsto e le risposte dai comuni furono tardive, incomplete nei dati e numericamente molto limitate su scala nazionale. L’azione collettiva si è dunque estesa nel tempo diventando una campagna permanente, in cui fondamentale è stata la collaborazione dei comitati locali, appositamente costituiti per sollecitare ulteriormente le amministrazioni locali.

Delle circa 1000 risposte che in quattro anni sono arrivate al forum, la metà sono risultate negative. In altri casi invece (circa 250) le risposte erano incomplete o incongruenti rispetto ai dati ufficiali. Gli unici questionari compilati in maniera rigorosa, completa e con un buon indice di affidabilità, si sono dunque limitati ad una manciata di decine.

Per invertire questa tendenza viziosa, il forum sta oggi operando su due fronti differenti: in primo luogo con una revisione dei documenti (scheda censimento, lettera di richiesta, eventuale mozione da presentare in consiglio comunale per sollecitare la compilazione, ecc.) messi a disposizione per la raccolta dei dati, e in secondo luogo con un lavoro di sensibilizzazione sui gruppi locali e sui singoli cittadini affinché possano richiedere in prima persona al proprio sindaco la compilazione del questionario.

Dal lavoro di revisione dei documenti, ne conseguirà una nuova “guida” alla valutazione dei questionari compilati, che permetterà agli stessi cittadini richiedenti – tramite l’applicazione di formule elementari incrociate con i dati ufficiali ISTAT – la lettura e l’interpretazione dei numeri forniti dai comuni.

Secondo il referente del Gruppo di Lavoro nazionale del forum che si sta occupando di rilanciare il Censimento del Cemento, Massimo Mortarino, questa revisione sarebbe fondamentale per evitare la frequente (ahimé) obiezione da parte di sindaci che hanno ricevuto la richiesta di compilazione: “Non abbiamo i soldi, le risorse e il tempo necessari per raccogliere la mole di dati richiesta…”. Questa risposta sembrerebbe evidenziare una preoccupante situazione: la stragrande maggioranza dei comuni rilascia permessi edificatori senza conoscere l’esatta situazione degli immobili (civili e industriali) sfitti o inutilizzati e si avvale di previsioni abitative indicate nei Piani Regolatori Comunali che sono obsoleti e nettamente sovradimensionati rispetto all’incremento (spesso decremento) demografico reale?

Il consumo del suolo in numeri

A maggio 2015 l’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha diffuso i dati riguardanti il consumo di suolo italiano. Ciò che ne risulta è uno scenario abbastanza allarmante: seppur la tendenza riporti un lieve rallentamento negli ultimi 8 anni, dal 2008 al 2013 sono stati rosicchiati alla natura circa 55 ettari al giorno, ossia 6-7 metri quadri al secondo. Il consumo prosegue dunque la sua marcia fatta di asfalto, case, capannoni, strade e nuove infrastrutture, centri commerciali, produttivi e di servizio, il tutto a discapito delle aree naturali e agricole. Dal 2,7% di suolo consumato negli anni ’50 si è passati ad un 7% di media nazionale nel 2014, con più di 21.000 km2 coperti da opere umane.

La maglia nera del cemento la indossano Nord-ovest (8,4%) e Nord-est (7,2%), mentre al Centro e al Sud il coefficiente scende minimamente (6,6 e 6,2%). A livello regionale Lombardia e Veneto superano il 10% (2.464 e 1.744 km2 di zone cementificate), mentre Campania, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Puglia si attestano tra il 7 e il 9%. Le province di Monza e Brianza, Napoli e Milano si contengono il podio provinciale di suolo utilizzato rispetto al territorio totale (rispettivamente con il 34,7, 29,5 e 26,4%), mentre a livello comunale le aree urbane delle principali città (Roma, Milano, Torino, Napoli, Venezia e Palermo su tutte) sono – come prevedibile – in testa. Sempre Roma, Torino, Napoli e Milano sono accomunate da una tendenza che tocca i comuni limitrofi alla città, in quella che è la creazione di un’area metropolitana spesso consumata per il 60-65% della sua estensione e spesso composta da comuni edificati per più del’80%.

La mappa dell’Ispra mostra quindi un’Italia colorata più in rosso (o grigio) che in verde, con una Pianura Padana in cui la vegetazione fatica a farsi spazio e una grande porzione di fascia costiera asfissiata dal cemento. E non è un caso se proprio nella maggiore pianura d’Italia si riscontrano ciclicamente i peggiori dati riguardanti la qualità dell’aria o se in regioni fortemente edificate come Liguria e Campania i disastri causati da alluvioni ed eventi atmosferici di grande intensità provochino sovente gravissimi danni e numerose vittime.

Se è questo lo scotto da pagare per un processo costruttivo che spesso imbruttisce e favorisce la speculazione, forse è il caso di focalizzarsi maggiormente su questo tema spesso ignorato o affrontato con troppa sufficienza.

Marco Carlone (Trekking)

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