di Dante Schiavon.

Ci sono tutti, ma proprio tutti, i rappresentanti politici dei partiti presenti in Veneto: da Zaia (Lega) a De Menech (Pd), passando per Berti e D’Inca (5 stelle). Tutti partecipano al banchetto dei Mondiali di sci del  2021 a Cortina in cui l’agnello sacrificale è la “montagna bellunese”.
Tutti spensieratamente felici, convinti di aver coniugato “sviluppo e valorizzazione del territorio” con la “sostenibilità ambientale”. Già, perché la “sostenibilità ambientale” è diventata l’espressione di un abusato tormentone “bipartisan”, fatto proprio anche da Luca “Ghiaia” nella fantastica introduzione alla legge multi-deroghe “consuma suolo”, che annulla a 360 gradi le illusioni della premessa.

L’evento sportivo regalerà al fragile equilibrio dell’ecosistema Cadorino varianti, tangenziali, gallerie, rotonde (non potevano mancare), ponti; ma, tranquilli, facendo attenzione magicamente alla “sostenibilità ambientale”, abusata e ipocrita espressione la cui semplice pronuncia come d’incanto fermerà all’istante l’avanzata della frana di Acquabona.
Tutti felici: gli abitanti-elettori di San Vito, di Tai di Cadore, di Valle di Cadore che non vedranno più i loro paesi attraversati da auto e camion; gli albergatori, i commercianti, gli immobiliaristi di Cortina che vedranno aumentare il valore economico delle loro attività grazie anche ad una bretella (che lo spirito di Chisso si annidi fra le vette dolomitiche?) che decongestionerà il centro della cittadina dolomitica; gli organizzatori, a cui vengono le vertigini al pensiero di una pista, chiamata per l’appunto “vertigine bianca”, che da 2500 metri scenderà in picchiata, incrociando la vecchia pista “Olimpica”, fino al traguardo e che sarà costruita facendo attenzione (a ridaje!…) alla “sostenibilità ambientale”.

Come vedete, “basta la parola”, come diceva una nota pubblicità del vecchio Carosello. Alessandro Benetton in un’intervista parla di “evento sportivo”, di “mobilità”, di una “pista vertiginosa”, la montagna bellunese fa da sfondo, è lo scenario dell’evento e mi pongo una prima domanda: al termine della kermesse sportiva quanti saranno coloro che ne avranno un beneficio?
Mi rifiuto di pensare che in questa ammucchiata di politici di ogni colore ci sia malafede, ma nello stesso tempo, credo, ahimè, che il “Super Asfaltatore Chisso” non avrebbe fatto peggio.
E credo che la politica ambientale di tutta la partitocrazia, anche in questo caso, sia caratterizzata da una cronica ed endemica “inconsapevolezza ambientale”, che inevitabilmente cozza contro i principi di una “sincera sostenibilità ambientale”.

La seconda domanda che mi sono posto è: il rilancio della montagna bellunese deve per forza passare attraverso l’organizzazione (con pesanti ricadute antropiche) di un evento sportivo?
Ancora mi domando: perché la politica deve affidarsi in modo “estemporaneo” e “populista” ad un evento straordinario per valorizzare le “ordinarie potenzialità della natura” e delle “tradizioni montanare”, anche quelle di natura economica?

La valorizzazione del territorio non dovrebbe essere compito della “politica ordinaria” che si colloca “istituzionalmente” e “progettualmente” a fianco delle comunità che dovrebbe rappresentare?

E il “dissesto idrogeologico”?
Scomparso dai radar degli amministratori Veneti, tutti impegnati a coltivare l’illusione del miracolo economico che si materializzerà grazie ai Mondiali di sci e a condividerlo con i valligiani-elettori.
Hanno rimosso il ricordo della frana di Borca di Cadore del 2009 e del 2015, la persistente minaccia della frana di Acquabona, la recentissima frana di Cortina a seguito di una bomba d’acqua ad Agosto 2017.
L’obiettivo del contrasto al dissesto idrogeologico viene “congelato”: fino al 2021 viene depennato dall’agenda politica dei partiti Veneti.

Il Veneto e la montagna bellunese fruiranno di un “bonus anti-ecologico” e “anti-paesaggistico”: si potranno tagliare un centinaio di alberi e smussare con le ruspe costoni e crode di roccia per la pista “Vertigine Bianca”, si farà una tangenziale su una vasta area prativa di Cortina con 3 rotonde, tre ponti e una galleria, si potranno sacrificare prati ed aree di interesse storico, culturale e ambientale sulla sinistra orografica del Boite, si faranno varianti a S. Vito, Valle e Tai di Cadore, si potranno scavare gallerie, incuranti degli effetti a lungo termine sul fragile sistema idrogeologico dei pendii, dei boschi, dei torrenti.

Tutto questo enorme e distribuito atto vandalico viene fatto passare come sostenibile e “compatibile con la lotta al dissesto idrogeologico”.
Già, perché con i soldi dei contribuenti, si finanzieranno “invasi artificiali”, “tombotti”, “griglie di filtrazione”, “stazioni di monitoraggio”, un insieme di “opere infrastrutturaliper tenere sotto controllo i possibili effetti delle ferite inferte al suolo da altre opere infrastrutturali (siamo alla follia).

La realtà è che questo cieco vandalismo ambientale alimenta il dissesto idrogeologico, compromette il valore paesaggistico e turistico dei luoghi e favorisce sfacciatamente un’idea di sviluppo turistico consumistico e anti-ecologico incentrata su Cortina, non sulla montagna bellunese.

Si poteva fare molto di più per il bene della montagna bellunese e dei suoi abitanti.
In primis, non organizzare dei mondiali di sci con queste premesse autodistruttive, accettando e proponendo, al limite, piste meno “vertiginose” e con meno sbancamenti.
In secondo luogo, utilizzare l’evento per rilanciare un modo diverso di muoversi nel Cadore e verso il Cadore, un modo che unificasse e congiungesse diverse comunità cadorine salvaguardando le aree di pregio ambientale e i paesi, oggi considerati solo un ostacolo al raggiungimento di Cortina.

Il ripristino della Ferrovia Calalzo- Cortina poteva essere il primo passo per uno sviluppo sostenibile della montagna bellunese. Ad un costo di circa 1/3 rispetto alla SuperPedemontanaVeneta in 8/10 anni il Cadore avrebbe avuto una infrastruttura utile, che risolveva il problema della mobilità e dell’inquinamento durante l’evento e anche dopo, facendo rivivere dignitosamente i paesi che invece verranno saltati da opere infrastrutturali dannose e portatrici di dissesti futuri.
Bastava partire con i lavori dal momento della candidatura di Cortina ad ospitare l’evento e l’opera sarebbe stata pronta per il 2021. Invece lo spirito potentissimo del “Super Asfaltatore Chisso” si è impadronito della testa e dell’anima di tutti gli inconsapevoli amministratori.

L’evento sportivo sarebbe stato un’occasione per ristrutturare i tabia’ di Cortina e dei paesi del Cadore, migliorare la ricettività turistica, iniziando a pensare ad altre attività produttive da affiancare alla leva turistica e commerciale, come l’agricoltura di montagna, la silvicoltura e la filiera del legno e ospitare start-up e centri di ricerca sulla biosfera e sulle soluzioni tecnologiche per contrastare i cambiamenti climatici e ridurre i consumi di combustibili fossili.

Il treno delle Dolomiti con la sua “lentezza” e la sua “connettività” avrebbe rappresentato perfettamente un nuovo modello di vivere la montagna, andando oltre l’evento sportivo.
Ma la povera terra Veneta quando potrà vedere una po’ di pace, un po’ di rispetto, quando potrà essere di nuovo ospitale verso le giovani generazioni se la distruggiamo con tale mortale insistenza?

In occasione dei Mondiali di sci tutte le forze politiche venete stanno condividendo questo depauperamento della natura e della montagna e sono le stesse che hanno partecipato (alcune come semplici comparse) ad una consultazione fasulla sull’autonomia. Non voglio che l’autonomia serva a perpetrare un saccheggio della natura e della terra veneta che la Lega sta portando avanti da almeno due decenni.
I Mondiali di sci sono un’altra occasione persa per pensare al futuro della montagna e dei nostri giovani. I politici veneti sono stati abbagliati dallo sfarzo e dalle luci che si accenderanno sull’evento sportivo.

Nel frattempo, riprenderanno a blaterare di “dissesto idrogeologico”, di “consumo di suolo”, di lotta ai “cambiamenti climatici” come se l’organizzazione dei mondiali di sci non fosse della partita.

Dante Schiavon, un Angelo del Suolo