A cura del Comitato Difensori della Toscana.

Sono passati più di due mesi dalle elezioni del 4 marzo 2018 e forse pochi di noi si rendono conto di una cosa: finchè non verrà formato un nuovo governo i vecchi ministri piazzati da Renzi, Gentiloni ed ex maggioranza varia, resteranno al loro posto e nella distrazione generale potranno continuare a fare quello che vogliono, anche emettere decreti a favore di lobbies amiche e portare a termine iniziative di ogni tipo, anche dannose per l’ambiente. In questo periodo di transizione tra un governo e l’altro questi ministri potrebbero fare ancora molti danni. Ripensandoci, forse era stato previsto anche questo. Confezionata una legge elettorale perditempo, ogni giorno di ritardo nella formazione del governo è un giorno in più nei posti di potere per coloro che restano in carica. Questi individui possono così completare quanto era già stato programmato dal loro gruppo politico/economico ignorando il fatto di essere stati bocciati dagli Italiani ed insistendo nel perseguire i propri obiettivi.

Ne è un esempio il DECRETO 29 marzo 2018 che porta le firme del ministro dell’Ambiente Galletti e del ministro dello Sviluppo Economico Calenda. I curriculum di tali personaggi purtroppo parlano da soli (Galletti era il commercialista di Casini…, Calenda riguardo al Tap ha detto “i tubi in Puglia passeranno, certo che passeranno…” ).

Analizziamo il decreto cominciando dal titolo.

“Modalità di verifica delle condizioni per il riconoscimento, nell’ambito degli schemi di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, di premi e tariffe speciali per gli impianti geotermici che utilizzano tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate.”

Già il titolo butta fumo negli occhi:Le tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate” in realtà non esistono. Quando si parla di centrali ad emissioni libere la tecnologia utilizzata è per forza di cose vecchia. Le “prestazioni ambientali” inoltre sono negative, infatti Enel ogni anno versa al Cosvig circa 30 milioni di euro di compensazioni ambientali. Con le “modalità di verifica” escogitate dal decreto le centrali dotate dei famigerati filtri Amis potranno far incassare ad Enel altri soldi pubblici in più pur continuando l’inquinamento.

Mentre l’Italia sta vivendo un periodo storico di grave crisi economica qualcuno ha confezionato questo decreto per regalare ancora più soldi pubblici a chi inquina con la geotermia. Lo riteniamo un insulto ai cittadini e agli imprenditori che rispettano l’ambiente.

In un nostro recente post avevamo parlato del principio “Chi inquina paga”, torniamo ora sull’argomento cercando di approfondirlo.

Talvolta la sete di denaro spinge i vertici dei grossi gruppi industriali a fare scelte nefaste per l’ambiente con conseguenti danni agli sfortunati territori che vengono presi di mira. Per ostacolare la ricerca di profitto a danno dell’ambiente sarebbe sufficiente tassare pesantemente i gestori degli impianti inquinanti. Chi inquina troppo andrebbe tassato così tanto da costringerlo a cambiare. Chi inquina meno dovrebbe pagare comunque cifre importanti. Le pratiche industriali inaccettabili devono essere disincentivate e le attività produttive devono essere indirizzate verso il solo utilizzo di tecnologie pulite.

Con questo decreto ministeriale succede l’esatto contrario. Oggi chi inquina con la geotermia invece di essere tassato viene incentivato con i fondi riservati alle rinnovabili pulite, e se mette un filtro di dubbia efficacia, che utilizza la soda caustica, viene addirittura premiato con ulteriori tariffe speciali. Inutile ricordare che i soldi degli incentivi e dei premi speciali li mettono i cittadini.

Analizziamo la parte del decreto che riguarda le centrali in attività: l’articolo 4.

Art. 4. Premio per l’abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercurio

A rigor di logica, per tutelare la salute dei cittadini, un impianto che emette idrogeno solforato e mercurio oltre a numerose altre sostanze inquinanti, che in questo decreto non vengono nemmeno citate, dovrebbe essere chiuso. L’inquinamento da geotermia invece non viene nemmeno tassato, ma premiato. In Italia i cittadini fanno fatica ad arrivare a fine mese e qualsiasi scelta fatta dal governo in tema di distribuzione di soldi pubblici dovrebbe essere validamente motivata. In questo caso a noi sembra di essere di fronte ad un enorme sperpero di soldi pubblici. Nel documento non sono state citate tutte le sostanze inquinanti perché sarebbe stato uno scandalo ipotizzare dei premi. Le migliaia di tonnellate di ammoniaca emessa, per esempio, producono ancor più danni ambientali e sanitari dell’idrogeno solforato. E l’arsenico? E gli altri veleni? Di che razza di “tecnologie avanzate” parliamo se questi filtri consumano migliaia di tonnellate di soda caustica e riescono ad interagire solo su due sostanze, per giunta in modo poco affidabile? Es. di comunicazioni fermo impianti

Ma sfogliando il decreto l’assurdo deve ancora venire. Leggendo “abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercuriouna persona onesta penserebbe: essendo due sostanze completamente diverse verrà misurato l’abbattimento dell’ idrogeno solforato, poi verrà misurato l’abbattimento del mercurio e solo se entrambe le due sostanze risulteranno abbattute ognuna per almeno il 95% avranno il pretesto per poter premiare, per quanto sia ingiusto, un inquinatore. Non è così… viene astutamente creata confusione affinché l’inquinatore possa vincere facilmente, e vi spieghiamo come.

Nell’allegato 1 presente nel decreto vengono confuse per bene le carte in tavola riguardo alle uniche due sostanze inquinanti su cui i filtri Amis riescono parzialmente ad agire: il mercurio (Hg) e l’idrogeno solforato detto anche acido solfidrico (H2S).

Il mercurio, che tra i due a parità di peso è quello molto più pericoloso in quanto ne basta un microgrammo per inquinare un litro d’acqua, viene emesso in quantità spaventose nonostante siano presenti i famigerati filtri Amis. Tra tutte le 35 centrali si parla di una tonnellata e mezza l’anno. Quantità che è stata da noi stimata consultando i dati Arpat degli ultimi dieci anni.

Le emissioni dell’acido solfidrico si aggirano invece sulle 5000 tonnellate l’anno (dati Enel). Per rendere l’idea, una centrale dotata di filtri potrebbe emettere in un’ora dieci kg di acido solfidrico e due grammi di mercurio.

Il problema che si poneva per gli inquinatori a caccia di premi è che questi filtri non possono mai fermare il mercurio con percentuali superiori al 95% anche perchè nelle centrali i filtri vengono installati sulla linea dei gas non condensabili ed il mercurio, non essendo un gas e non trovandosi sotto forma di vapore al 100%, si mescola in percentuale variabile ai liquidi di condensa che lo trascinano fino alle torri evaporative. Da lì in parte finisce in cielo.

La soluzione per non perdere il premio si trova nell’allegato 1. Se il mercurio viene considerato equivalente all’acido solfidrico, la tonnellata del primo viene inglobata nelle 5000 tonnellate del secondo. Con una formuletta matematica opportuna le due sostanze vengono accomunate anche se l’acido solfidrico è migliaia di volte più abbondante in peso del mercurio. Invece di considerare i flussi di massa singoli è stato creato il “flusso di massa (m) della specie «i» (H2S e Hg)”. In questo modo il mercurio scompare nel flusso di massa totale e la percentuale finale la fa l’acido solfidrico da solo, che è più abbondante, meno pericoloso e più facile da filtrare.

A favore del rialzo del farlocco coefficiente di abbattimento, al fine di portarlo al di sopra del 95%, nella formula troviamo inserita al denominatore della frazione anche la parte di fluido geotermico che alla turbina nemmeno ci arriva, la cosiddetta fase liquida. Tale parte di fluido, presente in alcune aree, viene deviata e reiniettata nel sottosuolo essendo inutilizzabile ai fini della produzione di energia (mi2).

Mancava solo questa. Ci vengono a raccontare che il separatore fa parte dell’impianto di produzione mentre invece è solo uno smistatore piazzato a valle dei pozzi di produzione e a monte dei pozzi di reiniezione e della turbina. Il fluido in ingresso in centrale è solo il vapore. La parte in fase liquida è ininfluente. E’ il vapore che produce energia. La fase liquida semmai è in ingresso nei pozzi di reiniezione, non in centrale, e rimane confinata nel circuito chiuso dei vapordotti e delle tubazioni per essere reimmessa nel sottosuolo da dove è stata prelevata. Sarà una coincidenza, ma in qualche centrale dell’Amiata dove sono più abbondanti i veleni è anche più abbondante la fase liquida, variabile discutibile che aggiunta opportunamente alla formula fa vincere ancor più facilmente i premi.

Lasciamo a chi legge le conclusioni ricordando alcune cose:

la posta in gioco supera gli 80 milioni di euro.

Il decreto che per primo ha parlato dei premi è stato firmato da Corrado Clini e da Corrado Passera nel 2012.

I controlli sulle centrali vengono eseguiti da Arpat, i cui vertici sono stati scelti dal PD.

Nel CDA di Enel siede Alberto Bianchi che è il cassiere della fondazione di Renzi.

 

Già pubblicato qui.

 

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