di Alfio Lisi, Portavoce Free Green Sicilia – SOS Beni Culturali.

Così come avevamo paventato – preoccupati ma inascoltati – due piramidi laviche a gradoni alti all’incirca dieci metri presenti in via Roma, tra il confine di S.A li Battiati e S.G. La Punta, sono state rase al suolo, così come altre nel tempo, come se si trattasse di materiale di risulta accatastato, per fare posto a delle costruzioni.

Ci chiediamo se la Sovrintendenza, più volte interpellata da Free Green Sicilia per il riconoscimento di tali manufatti, abbia espresso un suo parere o, meglio, se questa non fosse al corrente della presenza di tali manufatti storici o invece non sia intervenuta anche se al corrente della loro presenza.
Comunque sia, a nostro avviso, si tratta di un ulteriore scempio ai danni di beni etnografici ovvero di beni culturali, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali che considera i manufatti umani che superano 50 anni dalla loro edificazione monumenti da vincolare e conservare.

Da oltre dieci anni abbiamo lanciato a più riprese un accorato appello pubblico e formale per il riconoscimento e la salvaguardia delle piramidi/templi laviche a gradoni dell’Etna, ma tale appello è stato apertamente e colpevolmente ignorato dalle Istituzioni che si dovrebbero occupare della protezione dei beni culturali; ci riferiamo prioritariamente al Ministero dei Beni Culturali, all’Assessorato regionale e alla Sovrintendenza di Catania aventi gli stessi fini, rimasti totalmente sordi come se non fosse un loro compito istituzionale.

L’accorato appello “Salviamo prima che sia troppo tardi le singolari e tipiche Piramidi/Templi dell’Etna, Patrimonio dell’Umanità, prima che la speculazione e i piani regolatori manipolati le cancellino dalla storia” non è stato preso neanche in considerazione, anche se una dei più importanti egittologi, l’archeologa francese Antoine Gigal, ha realizzato uno studio dettagliato insieme alla sua equipe deducendone che tali piramidi (ne sono state censite circa trenta nella parte nord del vulcano in perfetta architettura, anche se alcune degradate dal tempo e dall’incuria) potrebbero risalire a più di duemila anni addietro.

Secondo l’egittologa francese, potrebbero essere state edificate da una tribù originaria della Sicilia orientale, chiamata Shekelesh, vissuta mille anni prima di Cristo, o dai Siculi (III sec. a. C.), altro popolo indigeno della Sicilia orientale, che avrebbero edificato tali piramidi come veri templi sacri dedicati alle loro divinità.
Tutte supposizioni che hanno bisogno, come riferito dagli stessi studiosi, di approfondimenti, ricerche, esplorazioni, aspetti che non sono stati permessi loro a causa della ritrosia dei proprietari dei terreni che temono che tale piramidi si trasformino in monumenti con tanto di decreto di vincolo nel rispetto della normativa vigente.

Se le autorità preposte non intervengono subito per vincolare e salvare le piramidi fortunatamente rimaste in vita, queste rischiano di fare la stessa fine di quelle rase al suolo (o scomparse nel nulla anche in quanto implose per mancanza di manutenzione e restauro) a causa della speculazione – edilizia e non – e della scarsa sensibilità di amministratori politici ovvero da piani regolatori, dove esistono, manipolati ad hoc.

 

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