A cura del Coordinamento Nazionale Fiumi – Free Rivers Italia.

Il Ministero per lo Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero per l’Ambiente, ha proposto una bozza di Decreto FER (Fonti Energia Rinnovabili) che elimina l’incentivo al nuovo idroelettrico sui tratti naturali dei torrenti: potrebbe essere un primo significativo passo per la tutela dei nostri fiumi.

Siamo tutti a conoscenza, ormai, di quanto risulta spropositato l’impatto ambientale, paesaggistico, idrologico, geologico, biologico, naturalistico, culturale, delle cosiddette centraline del mini-idroelettrico, a fronte di una produzione energetica davvero limitata. Energia rinnovabile, sì, ma non sostenibile!

Oggi, giovedì 20 dicembre 2018, avrà luogo un appuntamento decisivo: la conferenza Stato-Regioni.

Da alcune settimane la Lega è scesa in campo a fianco degli imprenditori contro le comunità locali che si battono per i loro fiumi e sta esercitando pressioni per reintrodurre l’incentivo; le Regioni Lombardia, Piemonte, Trentino, Valle d’Aosta e Veneto chiedono la reintroduzione degli incentivi.

I Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, quanto a loro, sembrano rimpallarsi la responsabilità della decisione.

Le Regioni che si sono espresse per la modifica della bozza, pur perfettamente consapevoli delle loro gravissime lacune nella tutela dei fiumi, si schierano a tutela dell’interesse degli imprenditori.
Se passa la loro proposta, l’Italia andrà incontro ad una nuova procedura di infrazione europea.

Se il decreto verrà modificato in peggio, sarà chiara la grave responsabilità della Lega e delle Regioni; ma anche quella del M5S, a cui fanno capo i Ministeri Ambiente (Costa), Sviluppo (Di Maio e il Sottosegretario Crippa): il destino dei fiumi non deve essere merce di baratto politico.

Ricordiamo che il parere delle Regioni non è vincolante e non può costituire l’alibi per cambiare in extremis le carte in tavola.
Il Movimento 5 Stelle aveva preso impegni con le comunità locali per uscire dalla follia dell’ iper-sfruttamento idroelettrico: siamo in molti a seguirli con attenzione e a pretendere coerenza con le promesse elettorali, in tema tanto di centraline quanto di grandi opere.

Tutti i comitati e associazioni aderenti al Coordinamento Nazionale Fiumi – Free Rivers Italia, e numerose associazioni ambientaliste, di tutela e di ricerca si stanno mobilitando per fare pressione sui vertici ministeriali.
Numerose cartoline hanno inondato via web gli uffici di Roma, indirizzate al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio.

Caro Ministro Di Maio, “fai la cosa giusta!”: chiediamo di NON accogliere l’emendamento proposto a maggioranza dalle Regioni in sede di Commissione Stato-Regioni, chiediamo invece di promulgare il Decreto FER nella sua versione originaria, ovvero escludendo dal regime incentivante gli impianti idroelettrici con derivazione dai corpi idrici superficiali naturali.

Ne sono rimasti davvero pochi.

Il testo della cartolina inviata ai Ministri Costa e Di Maio e al sottosegretario Crippa:

Le associazioni di categoria delle imprese idroelettriche ed alcune Regioni e Province Autonome si stanno adoperando in questi giorni – con forti pressioni – affinché nel nuovo Decreto FER siano reintrodotti gli incentivi per impianti idroelettrici con derivazione da corpo idrico naturale.

Tale proposta è ingiustificata: negli ultimi anni il numero degli impianti di piccola taglia è cresciuto enormemente (sono passati da 1.000 a 3.000 dal 2009 al 2017) ma non vi è stato alcun rilevante aumento nella produzione energetica. I dati dell’ultimo rapporto statistico GSE evidenziano anzi un decremento produttivo nelle annate 2015 e 2016 (l’idroelettrico ad acqua fluente risente sensibilmente del climate change).

La produzione annua di un impianto mini-idro di medie dimensioni copre più o meno le emissioni di un volo intercontinentale.

Gli stessi produttori dichiarano che i costi di questi impianti non sono comprimibili sotto i 16-18 euro a MW, rappresentati prevalentemente dai costi delle opere edili: costruzione di strade in alta quota, cementificazione dei corsi d’acqua, posa di condotte.
L’incentivo non serve ad accompagnare e facilitare nuove tecnologie in quanto le turbine hanno ormai raggiunto un grado di efficienza non significativamente migliorabile.

Le sovvenzioni statali hanno l’unico scopo di remunerare impianti che non hanno una produzione sufficiente per stare sul mercato.
Gli aiuti ad un settore che non è in grado di reggersi da solo non vanno però fatti passare come sostegno alle rinnovabili.

Vi invitiamo dunque a “fare la cosa giusta”, cioè a non accogliere l’emendamento proposto da alcune Regioni e Province Autonome in sede di discussione del nuovo Decreto FER: le risorse destinate a incentivare il mini-idroelettrico nei corsi naturali vengano destinate a promuovere altre misure in grado di ridurre in modo sensibile le emissioni di gas a effetto serra.

Per tutelare i torrenti e i fiumi della penisola, per evitare il degrado degli ultimi corsi d’acqua ancora intatti ma anche per liberare risorse da destinare all’effettiva riduzione delle emissioni, riteniamo indispensabile escludere dal regime incentivante gli impianti mini-idroelettrici con derivazione dai corpi idrici superficiali e naturali.

Uno stop che appare necessario anche a fronte della procedura EU Pilot 6011/14/ENVI e per consentire di arrivare alla piena applicazione dei decreti STA 29/17 e 30/17 del MATTM, che ancora presentano enormi criticità e che allo stato attuale non sono né applicati né applicabili.

Certi che questa richiesta verrà presa in considerazione, si porgono i migliori saluti.

 

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