di Marino Trizio.

Che Matera sia la Capitale Europea della Cultura e abbia iniziato dal giorno 19 gennaio 2019 a vivere questo momento, è un riconoscimento ed un evento importante per la città. Siamo tutti d’accordo che il percorso in essere vada sostenuto, perché la città mostri i suoi valori, i suoi tesori e la sua storia.
A distanza di un mese dalla chiusura della cerimonia di inaugurazione, credo sia giusto ricordare quelle città che sono state le concorrenti di Matera, le città di Ravenna, Perugia, Siena, Lecce e Cagliari a cui rivolgo un saluto da parte della nostra città.
Prima di svolgere alcune riflessioni sul percorso di candidatura, non bisogna dimenticare, primo: che un gruppo di giovani professionisti materani, nell’estate del 2008, danno vita ad un obiettivo ambizioso, costituendo una Associazione Culturale denominata “Matera 2019“, con la finalità di verificare e valutare l’opportunità di candidare Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019. Di questo gruppo di persone, nei discorsi ufficiali, si è fatto cenno in modo molto sommario; secondo: per poter comprendere ciò che e accaduto e ciò accadrà in questo anno, credo sia giusto far conoscere un pò di storia di Matera.

La storia della città di Matera ha radici profondissime. Dal Paleolitico superiore al Neolitico, reperti archeologici tuttora custoditi all’interno dell’importante Museo Nazionale Domenico Ridola, testimoniano la presenza di antichi insediamenti antropici che fanno di questa cittadina operosa e discreta un perno della civiltà preistorica dell’Italia meridionale. Ma la sua storia è anche la storia di uno sviluppo difficile e a volte impossibile, che continua a scontare ancora oggi nei ritardi strutturali che l’accompagnano, senza essere mai stati risolti (vedi la mancanza di collegamento con le ferrovie nazionali e l’autostrada). Matera è, dunque, un dei luoghi in cui la presenza dell’uomo risale a circa 9 mila anni fa e da allora l’uomo ha sempre abitato questo territorio.

Questa originale caratteristica la rende unica perché attraverso gli insediamenti del neolitico, le grotte e le chiese rupestri, la stratificazione urbana dei Sassi è oggi possibile leggere e conoscere da vicino la storia dell’umanità, dalle origini ai giorni nostri. Una storia lunghissima e straordinaria che ha visto intrecciarsi nel corso dei secoli culture diverse con una grande apertura al dialogo e disponibilità all’accoglienza. Matera dagli anni ’50 in poi è stata un importante luogo di sperimentazione, di innovazione, di attrazione di grandi cineasti e artisti, mentre dagli anni ’50 sino a metà degli ’70 architetti e urbanisti (Piccinato,Quaroni, Aymonino, Fabbri, De Carlo, Lenci e altri) hanno dato vita ad un fervente “laboratorio di urbanistica“, una feconda contaminazione tra personalità esterne e risorse locali.

Matera ha vinto diverse sfide, da vergogna nazionale per le cattive condizioni igieniche e sanitarie in cui si viveva nei Sassi, a prima città del Sud ad essere inserita, nel 1993, nella lista Unesco.

E ancora, è riuscita a passare da città misconosciuta ad una delle principali città d’arte da visitare. Nel corso di questi anni ha vinto la sfida di trasformare grotte e abitazioni cadenti in straordinarie case da vivere, grazie ai vari piani di recupero dei Sassi con la Legge speciale 771/1986. Anche se in questi anni di recupero, abbiamo assistito ad una spiccata gentrificazione e crescita esponenziale di alberghi, B&B e ristoranti. I veri residenti dei Sassi non ci sono quasi più. Dal 2010, però, Matera ha vinto una nuova sfida, il 17 ottobre 2014 diventa Capitale Europea della Cultura 2019, facendo tesoro della sua storia millenaria per proiettarla in una nuova dimensione più avanzata, più innovativa, più sostenibile, più aperta, più creativa. Essere parte del Patrimonio Unesco ed essere oggi Capitale Europea della Cultura 2019, significa dotare Matera di un nuovo impulso ideale per una nuova, si spera, fase della sua trasformazione. E’ un compito difficile ma è anche un obiettivo esaltante. Significa infatti costruire un altro ponte: da città che ha reso fruibile il suo patrimonio storico e architettonico a città che punta a rendere sostenibili e concreti i processi di sviluppo e di crescita.

Sarà così? Le somme le tireremo alla fine di questo 2019, per comprendere se questa opportunità, per la città e la Basilicata, avrà prodotto e creato le basi di un futuro concreto (il Dossier che ha portato alla nomina ha come titolo “Open Future“), se avrà creato opportunità concrete di sviluppo e arrestato l’esodo delle nuove generazioni.

Detto questo, la candidatura di Matera a capitale europea della cultura 2019 può diventare una un’opportunità se saprà pianificare in modo organico l’insieme del territorio, che richiederà coerenza e assunzione di responsabilità. È una manifestazione che, come è evidente, si contraddistingue dalla normale attività culturale delle città per la sua ampiezza, per la sua visibilità e l’alto grado di qualità artistica che è stata richiesta per ottenere il titolo. Più che l’obbiettivo in sé, era il percorso ad essere importante: partire dai propri limiti e dalle proprie potenzialità, e attraverso una analisi approfondita del territorio perseguire un obbiettivo collettivo. Si trattava di individuare e implementare politiche urbanistiche e culturali coerenti, in funzione di tematiche forti, uniche e specifiche. Un punto qualificante della candidatura consisteva proprio nei modi in cui la programmazione riuscisse ad integrare la città e il territorio circostante all’interno del percorso di candidatura. Con i nuovi criteri per la candidatura la città doveva dimostrare non solo la sua capacità attrattiva, su scala europea, del programma, ma il raggiungimento dell’obiettivo attraverso la partecipazione concreta della città alle scelte a lungo termine, dello sviluppo sociale e culturale della città.

Il percorso di candidatura consisteva dunque in un lungo processo attraverso la creazione di una cabina di regia e un modello di governance innovativo e di partecipazione alla scelte. L’amministrazione comunale non poteva che essere il protagonista principale di questo percorso se è vero, com’è vero, che avrebbe dovuto avere tra le sue priorità il rinnovamento della città, creare le infrastrutture strutturali e culturali per realizzare opere che avrebbero consentito di raggiungere la città e ospitare le manifestazioni, per dare senso e valore strategico al Dossier Open Future, che ha consentito la conquista del titolo di capitale europea della cultura. Invece si è perso tempo, quasi tre anni di immobilismo, per conflitti politici all’interno della maggioranza, sino ad avere una maggioranza di governo non più quella uscita dalle urne nel 2015.

L’unica vera struttura nuova è la realizzazione, in corso, della nuova stazione delle Fal (Ferrovie Appulo Lucane) progettata dal’architetto Boeri. Opera alquanto discutibile, non portata in discussione pubblica, sui cui il giudizio è rimandato alla conclusione dell’opera. Per quanto riguarda la Fondazione Matera-Basilicata 2019, che ha la responsabilità di tutti gli eventi di questo anno, che gestisce i fondi – quasi 50 milioni di euro – richiede una trattazione a parte e sarà oggetto di un prossimo articolo.

Detto questo, credo che sia corretto dire che la cerimonia di inaugurazione ha presentato delle pecche, a parte alcuni passaggi interessanti, non è stata complessivamente all’altezza del Titolo. Questo non vuol essere un giudizio negativo, solo una constatazione, anche perché, in genere tali cerimonie possono piacere o non piacere. Quello che sarà importante capire, è cosa produrrà, questo anno intenso, in termini di crescita culturale, politica ed economica per il futuro.

Ad un’altra domanda occorre dare una risposta: la città ha partecipato alle scelte del percorso di candidatura? La città ha partecipato alle varie iniziative che si sono svolte durante il primo Dossier di candidatura e il secondo Dossier che ha consentito l’acquisizione del titolo?

Certo, lo ha fatto in termini di volontariato (con tanti giovani che non ricevono un centesimo), di disponibilità a collaborare in attività pratiche, ma non si può dire che sia stata coinvolta a livello di proposte e conseguenti decisioni. Questo modo di essere presente, credo che non abbia nulla a che fare con il significato del termine partecipazione. Partecipare significa essere parte di una azione, essere parte di una proposta e conseguentemente essere parte nella decisione. Infine, in questi dieci anni, in cui si è sviluppato tutto il percorso di candidatura, i metodi dell’amministrazione pubblica (comunale, provinciale e regionale) non sono cambiati. In città si costruisce in ogni luogo grazie alla legge regionale sul piano casa. La Regione, la prima in Italia, ha reso la legge sul piano casa di durata illimitata. Ormai la pianificazione pubblica non esiste più, non esiste più un confronto sulle strategie di pianificazione urbanistica.

Cambierà qualcosa? Questo anno sarà anche utilizzato per riflettere sul destino della città? Assisteremo ad eventi, se pur importanti, ma fini a se stessi?

Lo vedremo solo vivendo e alla fine tireremo le somme…