L’istanza presentata da Terna S.p.A., riguardante la proroga del giudizio favorevole di compatibilità ambientale, dovrà essere valutata dal Ministero dell’Ambiente.

A cura dell’Ing. Donato Cancellara, Presidente Ass. VAS per il Vulture Alto Bradano.

Il Decreto Legislativo n. 104/2017, in attuazione della direttiva europea 2014/52/UE concernente la Valutazione dell’Impatto Ambientale (V.I.A.) di determinati progetti pubblici e privati, ha introdotto numerose modifiche al d.lgs. n.152/2006 (Testo Unico Ambientale) con particolare riferimento alla competenza in materia di V.I.A. quale strumento che dovrebbe verificare la sostenibilità di un progetto anche tramite adeguate misure di mitigazione.
Tale decreto ha previsto che tutti i progetti di opere elettriche (in generale stazioni elettriche ed elettrodotti) per i quali è prevista la V.I.A. o la procedura di Verifica di assoggettabilità alla V.I.A., cosiddetto screening alla V.I.A., siano da ritenersi di competenza statale così come le procedure di V.I.A. di progetti di impianti eolici con potenza elettrica nominale maggiore ai 30 MW.

Le ripercussioni di tali disposizioni sono da ritenersi rilevanti in tutti quei territori, la Basilicata in primis, che risultano martoriati dall’eolico selvaggio e dall’anomalo proliferare di opere elettriche, spesso ritenute surrettiziamente – durante l’iter autorizzativo – opere connesse all’impianto eolico oggetto di autorizzazione unica regionale. Si ricorda che, ad oggi, 18 sono le nuove istanze di V.I.A. (metà delle quali di competenza regionali e l’altra metà di competenza statale) riguardanti mega impianti eolici che si vorrebbero realizzare in Basilicata per un totale di oltre 540 MW di potenza elettrica da installare tramite 178 nuovi aerogeneratori i cui progetti eolici interesserebbero 24 Comuni lucani: Lavello, Melfi, Venosa, Barile, Pietragalla, Cancellara, Vaglio, Muro lucano, Bella, Balvano, Potenza, Tito, Pignola, Genzano di Lucania, Banzi, Palazzo San Gervasio, Acerenza, Oppido lucano, Forenza, Montemilone, Rapone, San Fele, Castelgrande e Pescopagano.

È in questo scenario che si va ad innestare l’annosa vicenda della “trasversale lucana” quale rilevante progetto comprendente svariate opere elettriche autorizzate tramite Delibera di Giunta Regionale n. 279 del 12 marzo 2013. Con detta delibera venne dato il nulla osta alla realizzazione di una miriade di opere elettriche considerate connesse ad un impianto eolico di soli 8 aerogeneratori per una potenza complessiva di 20 MW.
Parliamo della stazione elettrica “Genzano” 150/380 kV, della stazione elettrica “Nuova Vaglio” a 150 kV, della stazione elettrica “Nuova Oppido” a 150 kV, della stazione elettrica “Nuova Avigliano” a 150 kV nonché una doppia linea di elettrodotti di collegamento a 150 KV per oltre 40 Km di tracciato. Tutte opere elettriche invasive ed impattanti sul territorio, classificato agricolo, di 5 Comuni (Cancellara, Vaglio, Tolve, Oppido e Genzano di Lucania) che solo successivamente sono pervenute alla società Terna S.p.A. tramite un susseguirsi di volture tra gennaio 2014 e maggio 2015. Tutte opere ritenute connesse all’impianto eolico di 20 MW, proprio quell’impianto entrato in esercizio anche senza che tali opere venissero completamente ultimate.
Tutte opere necessarie ed indispensabili a svariati impianti eolici e non solamente a quell’unico impianto di 20 MW. Tutte opere con un impatto ambientale che risulta essere indiscutibilmente maggiore rispetto a quell’impianto eolico considerato “opera principale” a fronte della miriade di opere elettriche ritenute “opere connesse”.

Stiamo parlando della già citata D.G.R. n. 279/2013 in cui si precisa che il giudizio di compatibilità ambientale è da ritenersi valido per un periodo massimo di 5 anni a partire dall’adozione della delibera e che entro tale data dovevano iniziare ed essere ultimati tutti i lavori per la realizzazione del progetto comprendendo anche quelle opere elettriche che oggi chiamiamo “trasversale lucana”. Opere che non sono state integralmente realizzate nel termine perentorio dei 5 anni per motivi riconducibili anche alla necessità di varianti progettuali, interferenze con aree soggette ad usi civici ecc …
Tutti aspetti non banali che avrebbero potuto richiedere la ridiscussione dell’opera nel suo insieme da parte della Regione Basilicata con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse insieme, ovviamente, all’unica società avente titolarità dell’opera qual è Terna.

Cruciale la voltura con la quale nel gennaio 2014 si trasferisce la titolarità dell’Autorizzazione Unica rilasciata con D.G.R. n. 279/2013 alla società Serra Carpaneto s.r.l. poi Serra Carpaneto 3 S.r.l., a favore della società Eolica Cancellara S.r.l. già titolare di altra autorizzazione rilasciata con D.G.R. n. 278/2013. Voltura che avrebbe riguardato le sole 2 stazioni elettriche “Nuova Vaglio” e “Nuova Oppido” con relativi raccordi. Una volturazione precedente a quelle che avrebbero poi portato Terna ad essere l’unica titolare della “trasversale lucana”.

Tutta questa lunga premessa per comprendere il senso della Deliberazione n. 133 del 14 febbraio 2019, di recentissima pubblicazione, con la quale l’Ufficio di Compatibilità ambientale della Regione Basilicata ha deciso l’archiviazione dell’istanza, presentata dalla Società Terna Rete Italia S.p.A., riguardante la proroga del termine di validità del Giudizio favorevole di Compatibilità ambientale, inizialmente rilasciato con D.G.R. n. 279/2013, per sopravvenuta incompetenza legislativa a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 104 del 16 giugno 2017.

Estenuante il braccio di ferro tra Terna che avrebbe voluto far esprimere la Regione Basilicata sulla proroga e la stessa Regione, per il tramite del suo ufficio competente, nel sostenere la sua impossibilità a soddisfare la richiesta ed il dover necessariamente rivolgersi al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (M.A.T.T.M.) per sopravvenuta competenza statale dell’oggetto della richiesta.
La discussione, alquanto surreale, sembra essere stato il tentativo di considerare tutte le opere elettriche, sopra menzionate, spacchettate in due distinte delibere di giunta regionale (D.G.R. n. 278/2013 e n. 279/2013) tali da giustificare la competenza regionale di una di esse (la n. DGR n. 279 riguardante un impianto avente potenza inferiore ai 30 MW), oppure considerare tutte le opere elettriche in un unico progetto quale la “trasversale lucana” senza distinzione tra ciò che risulta presente in una delibera e ciò che risulta presente in altra delibera. Non sembrava, già da diversi anni, così complicato rendersi conto che le tante opere elettriche andavano considerate come un unico e rilevante progetto elettrico facente capo ad un’unica società legittimata alla gestione delle opere AT e AAT (alta ed altissima tensione).

Colgo l’occasione per chiedere al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha mostrato particolare attenzione alle problematiche ambientali della Basilicata, la sua posizione sulla questione “trasversale lucana” nonché cosa il suo Ministero intende fare con riferimento ad un progetto che andrebbe, a parere dello scrivente, riesaminato e ridiscusso nel suo insieme anche e soprattutto a fronte di un contesto ambientale in cui le opere elettriche si inseriscono. Un contesto sostanzialmente diverso da quello analizzato oltre 5 anni fa in cui venne espresso giudizio favorevole di compatibilità ambientale.
Proprio quel parere favorevole rispetto al quale oggi, sic ed simpliciter, se ne chiede una proroga per 24 mesi a partire dal 18 marzo 2018 e che vede, salvo capovolgimento tramite ricorsi amministrativi, il Ministero dell’Ambiente unico titolato ad esprimersi.

Si invitano gli uffici competenti ministeriali ad avviare un riesame della “trasversale lucana” anche a fronte di quelle opere realizzate successivamente alla scadenza dei 5 anni prevista nell’autorizzazione unica regionale e che si configurano come palesemente abusive poiché inserite nel territorio senza alcun titolo abilitativo efficace per sopraggiunta scadenza dei termini.

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