Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, Mountain Wilderness, WWF Terre del Piave O.A., Italia Nostra Sez. di Belluno, Comitato Peraltrestrade Carnia-Cadore Libera, Gruppo promotore Parco del Cadore hanno inviato questa lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Signor Presidente, desideriamo ringraziarLa per aver voluto visitare la nostra terra e aver condiviso con noi, nel cimitero del Vajont, il dolore e il ricordo delle vittime della cupidigia e insipienza umana nonché della connivenza da parte dello Stato, per la quale Lei ha chiesto scusa.
Gesto da noi molto apprezzato provenendo dalla più alta carica dello Stato.

Grazie Presidente anche per la Sua vicinanza nel valutare i danni della tempesta Vaia, che ha pesantemente colpito anche queste nostre terre con terrificante intensità. E ci siamo completamente identificati con Lei allorché ebbe a dire «siamo sull’orlo di una crisi climatica», definendo «insufficienti e parziali» gli interventi di salvaguardia fino a oggi messi in atto, e sostenuto che «…limitarsi a evocare la straordinarietà di fatti che si affacciano prepotentemente, per giustificare noncuranza verso una visione e progetti di più lungo periodo, è un incauto esercizio da sprovveduti. È a Belluno, oggi, che avviamo questa riflessione. E’ giusto farlo sulle Alpi».

Grazie anche per aver sottolineato la specificità della montagna e per averla posta quale problema politico nazionale.

Vogliamo ora portare alla Sua particolare attenzione anche la proposta di Candidatura italiana per le Olimpiadi Invernali 2026, nel cui progetto viene prospettata l’inclusione anche di queste nostre valli.
Noi sappiamo, e condividiamo, nello spirito di Olimpia, che tutti gli incontri sportivi e tanto più quelli internazionali o persino mondiali, sono di per sé portatori di valori universali quali l’amicizia, la pace, l’incontro e il divertimento.
Ma osservando in concreto i Giochi olimpici invernali celebrati negli ultimi 10 anni, abbiamo capito che, grazie da un lato alla continua crescita del numero delle partecipazioni nazionali, delle discipline di gara e degli atleti (e in particolare, delle atlete) e dall’altro alla crescita anche della loro ricchezza e complessità tecnica e della loro spettacolarizzazione sempre più mediatica, anche le Olimpiadi Invernali sono diventate eventi ciclopici di grandi masse e forza d’urto.

Essi infatti impegnano non solo più di 3000 atleti, ma con loro altrettanti tecnici di squadra, e poi commissari arbitri e assistenti CIO ed enormi masse di operatori media: in tutto 15- 20.000 persone accreditate e da ospitare come organizzazione; e poi ancora decine di migliaia di addetti di servizio, forze di sicurezza, volontari di assistenza al pubblico, e infine anche gli spettatori (tra 70 e 130.000 mila quotidiani).
Il carico impressionante e massivo dei numerosi eventi che compongono una olimpiade, nel modello organizzativo tenuto sino ad oggi, e riproposto in questo progetto, rimangono ancora tutti simultanei e sovrapposti in non più di due-tre settimane e, nella massima parte, in due o tre località.

Siamo quindi fortemente preoccupati e critici, non tanto in generale o in astratto verso le olimpiadi invernali, ma, con cognizione di causa, verso l’inclusione delle Dolomiti in questo modello e progetto di Olimpiadi indicato nel Dossier di candidatura coordinato dal CONI.
Pure nella ripartizione, proposta nel progetto, con Milano e Livigno e con la distribuzione in più località di gara, la quota di queste masse di persone, di attività e di logistica, concentrate in pochi giorni, che graverebbe su un territorio minuto e di spazi limitati, costituirebbe per esse un urto pesantissimo.

Un impatto del tutto fuori scala rispetto alla capacità di accoglienza di piccole vallate dolomitiche già oggetto di molteplici tutele, ambientalmente delicate anzi fragili (come anche Lei, Presidente, ha potuto constatare con Vaia), e al contempo di grandi valenze storiche e paesaggistiche, culturali e identitarie, che pretendono rispetto e non ammettono manomissioni né sovraccarichi.

E’ altissimo il rischio (e temiamo, in pratica, senza alternative) che il reperimento degli spazi e la predisposizione delle strutture necessarie per l’accoglimento di così massivi e concentrati carichi di persone e dei relativi servizi logistici, di gran lunga superiori alle attrezzature oggi esistenti, si traducano in grandi spianate e urbanizzazioni, cementificazioni e asfaltature (…magari promesse come “provvisorie”).

E questo sarebbe l’esatto opposto di quanto, noi con Lei, crediamo urgente e inevitabile per la tutela di questo territorio e per la sua predisposizione all’adattamento e alla resilienza alla ormai conclamata crisi climatica che, nei suoi primi effetti devastanti, Lei ha già potuto vedere e toccare, proprio qui, di persona.

Nel ringraziarLa per l’attenzione porgiamo deferenti auguri per l’alto compito cui è chiamato nel superiore bene della Repubblica.