A cura dell’Associazione per il Parco Sud Milano Onlus.

Il Comune di Pieve Emanuele, nonostante il Piano di Governo (PGT) lo prevedesse, su un’area verde di 47.600 mq ha cancellato la possibilità di costruire ulteriori capannoni, decidendo di trasformare in agricolo quell’appezzamento di terra. Le ragioni erano forti, come ad esempio la gran quantità di capannoni vuoti (il 40%) nel suo quartiere industriale-artigianale di Fizzonasco, Va da sé che al proprietario questa decisione non è piaciuta e ha deciso di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR). Immediata la replica del Comune, che si è costituito in giudizio.

La sentenza del TAR è di pochi giorni fa e ha dato ragione al Comune, con motivazioni inappellabili, di cui tutte le amministrazioni dovrebbero farne tesoro. Ne riportiamo il passaggio chiave:

Del resto, secondo la consolidata giurisprudenza, le scelte riguardanti la classificazione dei suoli sono sorrette da ampia discrezionalità e in tale ambito la posizione dei privati risulta recessiva rispetto alle determinazioni dell’Amministrazione, in quanto scelte di merito non sindacabili dal giudice amministrativo, salvo che non siano inficiate da arbitrarietà o irragionevolezza manifeste, ovvero da travisamento dei fatti in ordine alle esigenze che si intendono nel concreto soddisfare, potendosi derogare a tale regola solo in presenza di situazioni di affidamento qualificato del privato a una specifica destinazione del suolo, nel caso non sussistenti (Consiglio di Stato, IV, 12 maggio 2016, n.1907; TAR Lombardia, Milano, II, 27 febbraio 2017, n. 451). La più recente evoluzione giurisprudenziale ha, oltretutto, evidenziato che all’interno della pianificazione urbanistica devono trovare spazio anche esigenze di tutela ambientale ed ecologica, tra le quali spicca proprio la necessità di evitare l’ulteriore edificazione e di mantenere un equilibrato rapporto tra aree edificate e spazi liberi.

Si stratta di una sentenza importate -ci spiega Paolo Festa, sindaco di Pieve Emanueleperché il TAR conferma il diritto dei comuni di azzerare volumetrie previste nel PGT, attribuendogli il diritto di deliberare secondo il bene comune, inclusa la salvaguardia di terreni vergini”. Tanto che il TAR, nella sentenza scrive anche:

E ciò in quanto l’urbanistica ed il correlativo esercizio del potere di pianificazione non possono essere intesi, sul piano giuridico, solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, così offrendone una visione affatto minimale, ma devono essere ricostruiti come intervento degli Enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo, per cui l’esercizio dei poteri di pianificazione territoriale ben può tenere conto delle esigenze legate alla tutela di interessi costituzionalmente primari”.

Grazie ai giudici e grazie al sindaco, i cittadini potranno godere ancora del verde, tutelato per i bene di tutti noi. (Vedi tutta la sentenza del TAR).

Tratto da: https://www.assparcosud.org/2-uncategorised/3948-pieve-no-capannoni.html

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