La notizia è ormai nota da tempo: la Regione Emilia Romagna intende realizzare la nuova autostrada Cispadana per collegare il casello Reggiolo-Rolo dell’A22 alla barriera di Ferrara Sud sull’A13.
Pensata sin dagli anni Ottanta, potrebbe essere la prima autostrada regionale in Italia. Dal 2010 l’opera, che dovrebbe progettata in project financing, è stata affidata alla Arc (Autostrada regionale cispadana), che avrebbe poi il compito di gestirla e godere dei pedaggi, mentre la Regione dovrebbe investire direttamente 179 milioni di euro su un progetto che complessivamente costerà quasi 1,2 miliardi di euro. Almeno: queste sono le cifre ufficiali indicate dalla Regione e contestate dai comitati locali che parlano di cifre molto superiori, più del doppio. E ricordano che il Rapporto Costi-Benefici del Ministero dell’Ambiente ha evidenziato più di 200 prescrizioni per un progetto che si è subito rilevato “insostenibile”, con “palesi errori progettuali” ed economicamente “irrealizzabile”.

La Cispadana ha vissuto un travagliato iter che ha visto indagare a lungo la Procura di Firenze e ha inizialmente coinvolto alcuni nomi di spicco della politica, tra i quali l’ex assessore regionale ai Trasporti Alfredo Peri, l’ex consigliere regionale Miro Fiammenghi e l’ex sindaco di Sassuolo Graziano Pattuzzi, tutti del Partito democratico.

Dopo la bufera giudiziaria la richiesta di abbandonare la grande opera era puntualmente arrivata da Sel, forza alleata del PD in Regione, dalla Lega nord (che aveva richiesto un’informativa urgente in commissione Trasporti sugli appalti, poichè nella maxi-inchiesta della Procura di Firenze risultavano coinvolti anche alcune importanti cooperative “rosse”) e dal Movimento 5 Stelle (che aveva richiesto di sospendere l’iter di approvazione e i lavori della Cispadana almeno fino a quando le inchieste giudiziarie non fossero giunte al termine).

Ma l’attuale Presidente della Regione, Bonaccini, pur ritenendo essenziale rispettare l’operato dei magistrati e il totale chiarimento della vicenda, non intende abbandonare il progetto che sta provocando grandi reazioni nella società civile e nello stesso elettorato di area PD, a poche settimane dal rinnovo dell’ente regionale.

Tanto che “dal basso” sono in molti a chiedere di ripensare l’iniziativa minacciando il non voto, che potrebbe togliere a Bonaccini la possibilità di essere rieletto alla guida della Regione.

A Bonaccini viene chiesto un atto di umiltà: ammettere la scarsa utilità di un ennesimo progetto autostradale pensato per favorire la movimentazione di merci su strada e dirottare i fondi destinati alla Cispadana alla messa in sicurezza idro-geologica dell’intero territorio regionale e la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade di collegamento tra i centri abitati, accompagnato da una revisione del Piano Regionale Integrato dei Trasporti per favorire lo sviluppo della mobilità su ferrovia sia delle persone e sia delle merci per le medie e lunghe distanze: unica soluzione per salvaguardare la salute dei cittadini, ridurre il costo delle merci e difendere il paesaggio.
La Bassa modenese e l’Alto ferrarese hanno bisogno di una strada a scorrimento veloce connessa con i poli industriali senza devastare i centri storici, come avviene per i tratti di Cispadana già realizzati nel Reggiano e nel Ferrarese. Una soluzione che avrebbe un impatto ambientale imparagonabile a quello dell’autostrada e che potrebbe essere realizzata subito e con le risorse già a disposizione della Regione.

Ora l’ultima parola dovrebbe spettare al Consiglio dei ministri.

Della vicenda ne avevamo già trattato nel 2012, ci auguriamo di poter ritornare sul tema solo per mettere la parola fine ad un progetto evitabile: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/01/2088/

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