di Paolo Cacciari.

Vietato vedere i luoghi delle devastazioni provocate dalle opere per i mondiali di sci di Cortina 2021. La Questura ha negato all’ultimo momento, domenica 19 luglio, a Italia Nostra, Wwf, Mountain Wilderness e altre associazioni ambientaliste venete l’autorizzazione alla marcia programmata per raggiungere – seppure con mascherina e in “fila indiana distanziata” – i cantieri per la costruzione degli impianti e dei servizi necessari alla manifestazione sportiva del prossimo anno.

Con un centinaio di ambientalisti, comunque, abbiamo raggiunto alla spicciolata – attraverso incantevoli sentieri tra i boschi e i prati profumati della splendida conca cortinese – alcuni degli sbancamenti della montagna creati sul versante delle Tofane di Mezzo per allargare le piste da sci, potenziare gli impianti di risalita, creare anfiteatri per far posto alle tribune d’arrivo, alle postazioni televisive e ai vari servizi, con il contorno della trasformazione di sentieri forestali in strade di cantiere larghe sette metri, scogliere antismottamenti alte otto metri, tubazioni e nuovi serbatoi d’acqua per i cannoni spara-neve, in totale – calcolano le associazioni ambientaliste – verrà disboscata e dissodata un’area di almeno 250.000 metri quadrati (più di trenta campi da calcio).

Il tutto, ovviamente, perfettamente autorizzato e vagliato dalle commissioni di valutazione di impatto ambientale in forza di una legge speciale, di un commissario ad hoc e della dichiarazione governativa di “pubblica utilità”.

Per chi volesse capire il significato concreto della parola “semplificazioni” in materia di conservazione del paesaggio, di difesa del suolo e della biodiversità dovrebbe fare un giro da queste parti. Ma i campionati del mondo di sci del 2021 sono solo un assaggio di ciò che si prospetta per le Olimpiadi invernali del 2026 “vinte” dall’Italia in cogestione tra Milano e Cortina, tra Sala e Zaia. Per allora a Cortina dovranno essere costruiti tre nuovi villaggi olimpici, una pista di bob, trampolini di salto e quant’altro.

Approfittando dell’evento, sono ripartiti i progetti di nuovi collegamenti con la Val Badia, con la Marmolada, con l’anello del Civetta. La chiamano senza pudore “mobilità alternativa” perché le nuove funivie dovrebbero alleggerire il traffico automobilistico attraverso i passi alpini. In realtà i prezzi proibitivi delle funivie non sono concorrenziali e nulla viene fatto in Veneto per disincentivare motociclette rombanti, quad ed ora anche bici elettriche a raggiungere le vette attraverso sentieri incontaminati.

L’aggressione del turismo “mordi e fuggi”, meno acculturato e più indifferente alle bellezze naturali è incentivato dai “grandi eventi” sportivi, che durano lo spazio di una telecronaca in mondovisione e lasciano sul posto ferite indelebili e montagne di opere inutili.

Roberta De Zanna, Patrizia Peruccon, Gianluigi Casanova sono tra i promotori e le promotrici dei comitati locali che fanno da sentinella ai cantieri denunciando le violazioni alla Convenzione delle Alpi, alla Carta del paesaggio e alle raccomandazioni dell’Unesco: “Ci dicono – affermano – che è tutto in regola e che verranno fatte le ricomposizioni e le compensazioni ambientali, anche per la CO2 immessa in atmosfera. A ogni albero abbattuto ne impianteranno un altro chissà dove. A noi pare il mercato delle indulgenze. Ma cominciano ad esserci anche albergatori locali – oltre a importanti enti come il Club Alpino Italiano – che hanno capito che questo non è il modello di turismo che fa bene all’economia delle nostre montagne”. Le monoculture turistiche intensive, il Covid insegna, rendono le economie locali ancora più fragili, più esposte ai contraccolpi delle crisi.

Tratto da: https://comune-info.net/e-i-mondiali-di-sci-cortina-2021/