A cura di Italia Nostra Roma.

Il paesaggio di Roma Capitale rischia di essere modificato in modo irreparabile nel giro di pochi mesi a seguito di abbattimenti indiscriminati e patologie delle alberature.
I Pini, i protagonisti eccellenti del nostro paesaggio, dalle Pinete litoranee, all’ EUR e alle aree centrali, colpiti dalla cocciniglia Toumeyella parvicornis, che ha grande rapidità di diffusione, rischiano di morire rapidamente, privi di cure.

Le Istituzioni pubbliche competenti, Ministeri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, delle Politiche Agricole, Alimentarie e Forestali, dei Beni ed Attività Culturali, la Regione Lazio, Roma Capitale, sono sollecitate a prendere atto della gravissima patologia, Toumeyella parvicornis (denominata anche coccinella tartaruga) che ha colpito già migliaia di esemplari di Pini nella città di Roma, nelle Pinete litoranee, nella zona Eur e nella città storica, sito Unesco, oltrechè in zone come Saxa Rubra ecc, e a mettere in atto quanto necessario per affrontare tale emergenza con le cure necessarie con la massima urgenza per salvare il nostro paesaggio.

Occorre fermare subito la diffusione della patologia, che ha colpito i Pini di Roma e che rischia di diffondersi in altre Regioni. Dobbiamo subito intervenire per salvare circa 1 milione di Pini presenti a Roma, fra pubblici e privati, e salvare il paesaggio di Roma Capitale.

Italia Nostra Roma chiede:

  1. Ai Ministeri Mipaaf, Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio: l’emanazione del Decreto per la “lotta obbligatoria”, a carattere conservativo, per combattere la patologia della Toumeyella parvicornis, che ha colpiti moltissimi Pini, individuando i protocolli di cura, l’endoterapia, con le relative autorizzazioni, sulla base delle esperienze positive di cura, già effettuate, l’abamectina ha dato ottimi risultati, per fermare la diffusione della patologia. Occorre la lotta obbligatoria a carattere conservativo perché sia il pubblico, che il privato provvedano alle cure ed il patrimonio vegetale sia recuperato. E’ necessario prevedere, la eventuale sostituzione obbligatoria, in loco, degli alberi che dovessero morire con analoga specie affinché non si modifichi il paesaggio della città.
  2. Al Ministero dei Beni ed attività Culturali: di mettere in atto un monitoraggio di questa grave situazione per avviare interventi urgenti nelle aree di competenza diretta, come le Ville storiche, il Parco archeologico dei Fori, Colle Oppio, Passeggiata Archeologica, Parco dell’Appia, Ostia Antica ecc., ma anche a tutela del contesto di paesaggio di Roma, coordinando e stimolando immediati interventi per salvaguardare tale patrimonio paesaggistico a partire dalle situazioni più critiche.
  3. Di avviare comunque studi e sperimentazioni a riguardo con CNR, Università e soggetti specialistici, per verificare ogni possibile ulteriore cura e monitorare i risultati degli alberi curati.
  4. A Regione Lazio e Roma Capitale: Mettere in atto azioni urgenti e risolutive, prevedendo stanziamenti adeguati per provvedere alle cure secondo due tipi di interventi: l’endoterapia con il prodotto più adeguato allo stato attuale. (L’ endoterapia con abamectina ha già dato ottimi risultati in molti contesti in cui si sta provvedendo, come ad esempio l’ Accademia Americana a Roma, Cimitero Acattolico, Giardino della Mortella ad Ischia) ed il lavaggio a pressione delle chiome con adeguati preparati per eliminare la melata della cocciniglia e la fumaggine.
  5. A Roma Capitale: di fermare subito ogni abbattimento e potatura dei Pini e alberi monumentali e provvedere ad un Piano urgente, con specifici fondi, per la loro cura a partire dalla Mappatura georeferenziata degli alberi, già colpiti dalla patologia, e provvedere subito, come emergenza, agli stanziamenti e agli interventi di endoterapia, prevedendo un monitoraggio delle aree trattate.
  6. Fornire la necessaria informazione, in base alla Convenzione di Aarhus, ai cittadini in relazione a tale patrimonio di alberature e Pini, che costituisce un bene comune irrinunciabile.

Il patrimonio paesaggistico riveste per la città di Roma Capitale grande rilevanza di carattere storico paesaggistico, nonché ecologico, di biodiversità, in stretta connessione con straordinarie emergenze storiche ed archeologiche. Il sistema di Ville e parchi storici ed archeologici, di viali, alberate, attraverso l’integrazione delle alberature con i contesti architettonici, costituiscono scenari unici di rilievo paesaggistico, in molti casi sottoposti a tutela, con specifici provvedimenti vincolistici.

In particolare si fa riferimento anche ad un vasto patrimonio di alberi monumentali e di pinete e pini storici dello scenario della città, basta pensare alla rilevanza delle Pinete litoranee, al paesaggio dell’ Eur e della Città storica, patrimonio Unesco. Peraltro si evidenzia il profondo legame territoriale identitario delle Comunità con il “paesaggio di contesto“, come indicato dalla Carta Europea del Paesaggio(2000).

Il vasto patrimonio vegetale presente, sia per qualità che per quantità, che per i caratteri di elevata biodiversità risulta particolarmente rilevante sia per l’apporto paesaggistico che per le funzioni ecologiche che svolge per la qualità urbana e la salute dei cittadini. Oggi la valenza ecologica di tale patrimonio è ancor più significativa a fronte dell’emergenza climatica e della stessa recente emergenza di pandemia Covid.

Questo patrimonio vegetale protagonista del paesaggio di Roma risulta ormai gravemente compromesso e abbandonato e senza cura da parte di Roma Capitale.
Senza alcuna informazione, da tempo si è ormai verificato l’abbandono manutentivo del verde, di cure fitosanitarie per le alberature, in particolare per i Pini, un sistematico abbattimento di piante, anche monumentali, elementi significativi di paesaggio, della scena urbana, del nostro patrimonio culturale e naturalistico.

Pur in presenza di problemi di emergenze di sicurezza, si ritiene che gli alberi non possano essere trattati solo come elementi di pericolo da eliminare, a prescindere dal loro valore naturalistico, paesaggistico ed ecologico, attraverso procedure speciali, senza prevedere adeguate cure ed eventuali graduali sostituzione su base progettuale, rischiando di modificare così irrimediabilmente il paesaggio della città e compromettere il suo equilibrio ecologico.
La mancanza di cure di queste alberature, il taglio di piante monumentali e non, nelle nostre strade, ville storiche, i nostri parchi storici, archeologici, i viali, le alberate, le piazze e giardini privati, stanno cambiando la configurazione dei contesti e dello spazio urbano, i paesaggi identitari, il volto stesso della nostra città.

Ciò accade in centro storico, come in periferia e nell’Agro romano, in parte abbandonato.
Massima è la preoccupazione per le ville storiche, musei all’aperto diffusi sul territorio, dove l’intreccio fra elementi delle preesistenze e verde costituiscono preziose configurazioni paesaggistiche, testimonianze di epoche, poiché senza adeguata cura e metodo scientifico, si altera profondamente l’assetto vegetale. Né peraltro risulta avviato alcun coordinamento di attività con le competenti Sovrintendenze per definire tali interventi sul piano paesaggistico.

Il rischio di perdere per sempre significativi paesaggi con piante monumentali, Pini, rarità e configurazioni paesaggistiche uniche al mondo è fortissimo ed è già spesso una tragica realtà.
Le alberature, in particolare i Pini, sono i protagonisti eccellenti del nostro paesaggio urbano. Nel caso di Roma, sito Unesco, sono elementi essenziali dello scenario urbano più significativo.
La Legge 10/2013, art 7, prevede per i Comuni l’obbligo dell’elenco degli alberi monumentali ed il Comitato per lo sviluppo del verde, che sovrintende alla Legge, ha previsto la necessità per i Comuni di dotarsi di un piano di gestione del verde, nonché dell’elenco degli alberi monumentali; elementi che ad oggi non risultano elaborati o in elaborazione.

Gli interventi di abbattimento di alberature già effettuati o in programma su Roma hanno già interessato o potrebbero interessare in futuro esemplari definiti “monumentali” ai sensi dell’art.7 della legge 14 gennaio 2013, n.10, o appartenenti a specie protette e per i quali esistono disposizioni del Mipaaf.