di Dante Schiavon.

Cosa sta succedendo? Al Giro d’Italia il 5 ottobre in Sicilia c’erano 37 gradi. Le previsioni dell’Arpav del 2 novembre: “Sulla pianura valori notturni nella norma e valori diurni sotto la norma anche di molto, sui monti sopra la norma anche di molto sia di notte che di giorno. Nei giorni seguenti andamento irregolare”.

Cosa sta succedendo? A Solden, in Austria, lo Slalom Gigante viene svolto su un ghiacciaio e la zona di arrivo, al di fuori della pista innevata artificialmente, è una pietraia senza neve. Le atlete prima della partenza che mettono del ghiaccio attorno agli scarponi per indurire la plastica. Tra la prima e la seconda manche la temperatura che sale. Cose mai viste, superate, digerite, metabolizzate dal bisogno di “circenses”, di spettacolo, dello show, dell’evento.

A Cortina è in atto una devastazione che ferisce la montagna e noi che assistiamo impotenti allo scempio e tutto per offrire l’evento olimpico a prescindere dai “cambiamenti climatici” e dallo “stato della montagna”, già massacrata da un turismo motorizzato di massa.

Una devastazione per la quale qualcuno, ignorante o masochista o tutte due le cose, ha sentito il bisogno di ricoprire il Veneto con mega cartelloni con scritto “Grazie Zaia”.

Così Paolo Cognetti scriveva a proposito della creazione di piste da sci attorno al Monte Rosa (tratto dal sito Alto-Rilievo Voci di montagna): “Ma lo sanno gli sciatori come si fa una pista da sci? Io credo di no, perché altrimenti molti di loro non sosterrebbero di amare la montagna mentre la violentano. Una pista si fa così: si prende un versante della montagna che viene disboscato se è un bosco, spietrato se è una pietraia, prosciugato se è un acquitrino; i torrenti vengono derivati o incanalati, le rocce fatte saltare, i buchi riempiti di terra; e si va avanti a scavare, estirpare e spianare finché quel versante della montagna assomiglia soltanto a uno scivolo dritto e senza ostacoli. Poi lo scivolo va innevato, perché è ormai impossibile affrontare l’inverno senza neve artificiale: a monte della pista viene scavato un enorme bacino, riempito con l’acqua dei torrenti d’alta quota e con quella dei fiumi pompata dal fondovalle, e lungo l’intero pendio vengono posate condutture elettriche e idrauliche, per alimentare i cannoni piantati a bordo pista ogni cento metri. Intanto decine di blocchi di cemento vengono interrati; nei blocchi conficcati piloni e tra un pilone e l’altro tirati cavi d’acciaio; all’inizio e alla fine del cavo costruite stazioni di partenza e d’arrivo dotate di motori: questa è la funivia. Mancano solo i bar e i ristoranti lungo il percorso, e una strada per servire tutto quanto. I camion e le ruspe e i fuoristrada. Davvero non lo sanno? Non vedono che non c’è più un animale né un fiore, non un torrente né un lago né un bosco, e non resta nulla del paesaggio di montagna dove passano loro?