A cura di Irene Cerello.

Alcune riflessioni per porre in evidenza quanto sta occorrendo al non più – purtroppo – piccolo paese di Zelarino, alle porte di Mestre, iniziale semplice centro di campagna circondato dal verde, attualmente – con amarezza – continuazione della scellerata cementificazione che vide Mestre una forte protagonista del periodo post bellico e anche di una decina di anni addietro; un esempio molto chiaro e semplice: i parchi completamente abbattuti per la costruzione di parcheggi (Parco Ponci) o palazzine, in primis il caso di quel palazzo costruito in Via San Pio X, un buco architettonico dal gusto estetico discutibile che ha preso il posto di un piccolo parchetto, immobile oggi abbandonato, non utilizzato, oggetto di incuria, barboni e di qualcuno che, non sapendo come passare il tempo, decide di dedicarsi alla rottura dei suoi vetri.
Opera incompiuta nella parte verso il canale molto probabilmente dall’inizio della sua edificazione, le finestre presentano ancora il cellophane. Il tutto nel centro della cittadina, poco vicino alla torre e, quindi, al recentemente e fortunatamente rinnovato (e finalmente rinato!) centro storico.
(Qui sotto la cartina del palazzo.).

Ritornando a Zelarino, ad oggi, la continua e pressante cementificazione ne sta comportando il ruolo di una “Mestre secondaria“: la costruzione di un’area completamente ed eccessivamente commerciale (a cosa serve? Non basta un centro commerciale? Non basta un negozio di alimentari presente nel centro commerciale o servono anche In’s, Interspar, Coop, Aldi, Lidl? Non bastano i negozi di abbigliamento presenti nel centro commerciale o sono necessari anche Kiabi & Company? Non bastano i negozi di scarpe del centro commerciale o è necessario anche “Scarpe&Scarpe” ? Non bastano i negozi di elettronica o è necessario MediaWorld? Non bastano i negozi di articoli sportivi, ma serve anche Decathlon? Non servono i piccoli imprenditori dediti alla cura della casa, dell’arredamento o del giardino, o necessariamente si devono erigere Obi o Maison du Monde?), che ha comportato la distruzione di campi (in nome del progresso…?) coltivati a favore della creazione di capannoni – anche qui- dal gusto estetico alquanto discutibile (sembra di essere nelle periferia industriale), di strade, stradoni e rotonde che lambiscono delle bellissime chicche simbolo del nostro passato, della storia contadina, umile e semplice, le quali, non essendo utili agli interessi in materia di denaro, vengono abbandonate, distrutte dalle intemperie, lambite dal cemento: si attende inesorabilmente il loro declino totale, magari per consentire un migliore e più facile abbattimento, al fine di costruire un ennesimo orrendo edificio.
Se ne ha un esempio qui sotto.

L’area commerciale adiacente l’Ospedale.

E’ necessario anche porre uno sguardo all’ultima edificazione dell’ennesimo supermercato ad uso alimentare, IperLando, in un punto alquanto cruciale, l’uscita “Castellana” della tangenziale di Mestre, strada molto conosciuta per l’assiduo traffico (ovviamente in tempi normali, senza Covid), che – ad apertura del nuovo centro – avrà un’impennata abbastanza importante (portando ulteriore inquinamento e polvere sottili). Molto probabilmente, il piano prevederà anche la costruzione di un’altra strada, magari asfaltando così ancora dell’altro verde?

La zona interessata era un bellissimo prato, già purtroppo deturpato dalla presenza di un’azienda addetta alla lavorazione di prodotti chimici industriali (che molti pensano sia completamente abbandonata, nonostante l’azienda stessa indichi di essere operativa).
E’ fondamentale la costruzione di un altro supermercato? Soprattutto in un punto stradale così cruciale per il traffico cittadino? Soprattutto in un luogo dove ce ne sono già altri 5? (Ovviamente non contando i due piccoli supermercati alimentari presenti nel centro cittadino di Zelarino).

Non si va contro la creazione di unità abitative per le persone anziane, elemento assolutamente importante e decisamente necessario, ma alla sempre inerente cementificazione eccessiva del territorio. Esse, infatti, stanno sorgendo in un luogo dove era presente un campo agricolo. Anzi, sono vicino alla medesima area commerciale, ramificando in modo migliore il compatto cemento sul nostro territorio. Si aggiungerà poi la presenza di un parcheggio (altro asfalto) e tutto quello che ne viene (ulteriore traffico, smog, polvere sottili).

E non si dimenticano i progetti per altre rotonde, come quella tra Via Selvanese e Via Tito, o quella tra Via Selvanese e Via Visinoni, poco fuori il piccolo centro di Zelarino.

Nella prima è già presente un escavatore pronto a definire quale porzione di campo agricolo debba essere soggetto dell’ennesima colata di asfalto per la creazione della rotonda. Nel dubbio si prende possesso anche di altro qualche metro.
Adattare la pianificazione urbana a quanto già esistente sarebbe stato possibile? O proprio non era presente lo spazio sufficiente per la creazione della struttura?
Sembra che lo spazio già asfaltato possa essere definito idoneo per la struttura della rotonda.
E’ comprensibile e giusta la creazione di una pista ciclabile adiacente, anche se ha comportato l’abbattimento di un albero che probabilmente cresceva tranquillo da una vita, ma far “straripare” una rotonda nel campo laterale.

Ed infine le numerosi voci che corrono su quanto sarà definito tra via Selvanese e Via Visinoni.

Un bellissimo piccolo boschetto è stato completamente distrutto. Spazio, molto probabilmente, ad un’altra rotonda (anche in questo caso più che giusta per lo scorrere del traffico mattutino e serale, evitando così la piccola colonna di traffico che comporta un forte odore di smog, con relative polveri sottili) e spazio anche alla più che giusta pista ciclabile.
Tutto molto opportuno. Ma era inevitabile la distruzione dell’intero boschetto? Non ne poteva bastare una parte?
Corrono voci di paese che il tutto lambirà anche il giardino della nuova palazzina (che ha preso il posto di una coccola casetta circondata dal verde) recentemente costruita nell’angolo di Via Visinoni.

Ci sarebbero da identificare moltissimi altri esempi, come quello di Via Scaramuzza, con palazzine tutte uguali, o di quel fazzoletto di terra tra Via Visinoni e Via G. Denim, surclassato da un’altra palazzina.

Numerosi i cittadini contrari a queste manovre, che si manifestano in particolare nei social, con discussioni, dibattiti, contrarietà, persone a cui si stringe il cuore vedere la “capitolazione” di quel verde, di quelle siepi e di quegli alberi dalle fronde alte ed imponenti, visti come punti fermi della vita quotidiana.
Tutto tace dal fronte di chi fa parte della Municipalità interessata. A volte, si preferisce commentare ironicamente sulle risposte di quelle persone che approvano i malumore, con battute inopportune, non inerenti al tema.

Sorgono numerose domande, in primis sul motivo per il quale (denaro?) non è possibile recuperare edifici dismessi e abbandonati da molti anni. Tutto verterà sul fatto che costruire da zero su un campo agricolo costa molto di meno che ristrutturare un vecchio edificio. Eppure di quest’ultimi, abbandonati, cadenti, ce ne sono veramente troppi ad ogni angolo. Basta girare in Via Selvanese, Via Brendole.
Ma che mondo verrà lasciato alle nuove generazioni? Un cubo unico di cemento unificato? Una rete diramata di asfalto con strade, stradine e stradoni?

Sono numerosissimi gli articoli che parlano di questo tema, di cui sono protagoniste non solo le cittadine, ma anche la Regione. Risulta infatti che (con moltissimo dispiacere) il Veneto sia la regione più cementificata d’Italia. Ne sono esempio i dati forniti da Ispra, dove si evidenziano i numeri del progresso di asfaltatura: nel 2020 (nemmeno il Covid-19 è riuscito a fermare questo movimento) sono stati cementificati più di 785 ettari di terra rispetto al 2019.
Stessa evidenza data anche da Confcommercio, che in diversi articoli pone l’occhio sull’incremento di questo fenomeno e su come i provvedimenti presi per porre un freno si siano rivelati insufficienti: non è possibile recuperare quanto dismesso? Non è possibile rendere di nuovo efficienti vecchi edifici o quelli in disuso? Non è possibile salvaguardare il paesaggio naturalistico e faunistico della nostra regione?

Perchè, quando si costruisce, molto probabilmente e come si lascia pensare alla società, si guarda unicamente ai propri interessi e non al futuro della terra e delle generazioni che verranno?
Tutto il mondo è consapevole che la costruzione inesorabile priva la terra delle sue funzioni ecologiche vitali, importanti per l’esistenza di tutti gli essere viventi, che siano gli uomini, gli animali, la fauna e tutto quello che ne deriva dall’ambito naturale.

Tutti sono a conoscenza di come ci sia una continua relazione tra il clima ed il suolo:

  • di come sia sempre più caldo in città grazie al cemento e alla mancanza degli alberi (a proposito nel link successivo è possibile leggere un bellissimo articolo inerente a questo tema. Solitamente già tra Mestre e Zelarino ci sono almeno 3 gradi di differenza, appunto per l’importanza del verde del paese.
  • di come il verde, la terra, i campi siano necessari all’assorbimento delle piogge sempre più eccezionali causate dai cambiamenti climatici
  • di come gli alberi siano vitali per i loro processi di respirazione e fotosintesi, che permettono di combattere il riscaldamento climatico, che assorbono l’anidride carbonica, che contribuiscono alla pulizia dell’aria.

E sicuramente, facendo riferimento alla nostra quotidianità, di come sia statisticamente comprovato che, il luogo più tartassato dall’inquinamento, sia anche un fertilissimo territorio per lo sviluppo del virus Covid-19.

Il terreno preso per l’asfaltatura renderà quindi i terreni adiacenti non più oggetti di vincoli agricoli, ma abitabili? Porterà alla costruzione di altri edifici in questi terreni? Sono necessari questi edifici?
Quale somma di denaro muove tutto questo progresso?

Non è stata definita una legge per poter preservare e proteggere il suolo? La Legge regionale del 6 Giugno 2017, n. 14, entrata in vigore il 24 Giugno 2017…