Nuovo asfalto nel cuore del Parco del Pollino?

Progetti di asfalto su tratti Conocchielle-Acquafredda e Prastio-Visitone e considerazioni generali su viabilità secondaria del Tavolo Montagna.

A cura di Saverio De Marco, Delegato Basilicata AIW (Associazione Italiana Wilderness), Guida Ambientale Escursionistica, Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano.

In merito al documento sul Tavolo Montagna dell’Ente Parco, e più specificamente sulle voci riguardanti “viabilità ordinaria” e “viabilità straordinaria”, lo scrivente, pur essendo d’accordo con parecchi punti proposti nel documento (come il miglioramento della viabilità ordinaria con l’aggiustamento delle strade asfaltate di collegamento già esistenti, la chiusura delle strade sterrate al traffico motorizzato, l’implementazione della vigilanza ambientale, la gestione dei flussi turistici con miglioramento aree parcheggio ecc.) intende portare all’attenzione dell’Ente le seguenti osservazioni critiche, che vengono da una lunghissima frequentazione, conoscenza e promozione di alcune località, strade e piste forestali di cui si parla nel documento (si fa riferimento soprattutto al versante lucano).

Lo scrivente oltre che Delegato Regionale Basilicata AIW (Associazione Italiana Wilderness) è una guida ambientale escursionistica oltre che Presidente dell’Associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano; inoltre essendo appassionato praticante di mountain bike conosce bene molte strade sterrate di cui si parla.

1) Ma veniamo al dunque: si è appena appreso dal documento che l’Ente Parco Nazionale del Pollino avrebbe in progetto di asfaltare alcuni itinerari escursionistici/di mountain bike/equitazione, in aree ambientali di pregio. In particolare qui si solleva la questione dell’asfalto dei tratti 1) Conocchielle-Acquafredda e 2) Prastio–Visitone. Per fare un esempio lampante della problematica, riguardo al tratto Conocchielle–Acquafredda, l’itinerario “Lungo le vie della transumanza: da Conocchielle a Piano di Vacquarro” che si trova proposto sul mio sito (vedi itinerario n.4), in base al progetto scomparirebbe, diventerebbe per più della metà una strada asfaltata aperta alle “meraviglie” del traffico motorizzato ! Un percorso che ha anche un grande valore storico-antropologico, proprio perché richiama la storia della transumanza, visto che era una via usata dai pastori per accedere in Calabria dal Piano di Gaudolino.

Itinerario utile tra l’altro anche per appassionati di mountain bike ed equitazione, attività sempre più diffuse nel Parco, e che consente inoltre di portare gruppi di turisti ai Piani di Vacquarro direttamente a piedi da Conocchielle, utile quindi quando le strade asfaltate sono ingombre di neve e ghiaccio. Sarebbe danneggiato tra l’altro, anche un tratto del “Cammino mariano“, visto che da Acquafredda c’è la bella strada sterrata che porta a Visitone che appunto è ivi compresa nel “Cammino”.

Schizofrenica poi è la motivazione che viene enunciata dietro a questo progetto, ovvero quella di “decongestionare il traffico”: ma come, per decongestionare il traffico lo si va a ricreare in un’area naturale fino ad allora ancora integra e immacolata, attraversata solo da una stradina sterrata dove si incontrano tutt’al più cavalli e vacche al pascolo?

Nel documento si accenna anche alla costruzione di un parcheggio nei pressi della fontana di Acquafredda, anche questa area attualmente assolutamente integra dal punto di vista naturalistico, in quanto trattasi di ex pascoli in via di rimboschimento naturale. Siamo veramente ai paradossi, che non finiscono qui. Altro asfalto è previsto da Prastio al Piano Visitone, lungo la bella stradina forestale che attraversa la pregiatissima faggeta di Vallone Zaperna: un percorso ideale per amanti di mountain bike, equitazione e anche per passeggiate di famiglie con bambini, visto che si imbocca da Piano Visitone. Strade queste dal fondo naturale, che col tempo son diventate quasi dei sentieri, anche se potenzialmente percorribili d’estate con mezzi fuoristrada.

Percorsi che potrebbero anzi diventare alternativi a quelli più rinomati e di maggiore richiamo turistico, e che possono quindi consentire che i flussi di turisti non si concentrino solo negli itinerari IPV (di particolare valenza). In base a questi progetti, Piano Visitone sarebbe raggiunto da due strade asfaltate, e una terza sarebbe costruita ex novo a pochi chilometri di distanza. Che si allarghi e migliori la strada già esistente, invece di farne altre! A leggere di tali progetti si rimane basiti: che fine fanno l’escursionismo, la mountain bike, l’equitazione? Che fine fanno la ruralità e la “selvaticità” del Pollino? Come se il Parco dovesse favorire il turismo su quattro ruote invece che quello a piedi, a cavallo, in bicicletta.

Chi frequenta, ama ed ha “buttato sudore” su questi percorsi ne conosce la bellezza, e trova scandalosa la sola idea che si possa pensare di farne delle banali strade asfaltate, con tutti i problemi che queste rappresentano: inquinamento visivo, consumo del suolo, inquinamento da rifiuti, rischio incendio (i famosi pic-nic), inquinamento acustico, afflusso incontrollato di masse di automobili, il tutto in aree delicate dal punto di vista ambientale e paesaggistico e ricche di biodiversità. Ne sono un esempio gli agrifogli monumentali che punteggiano l’area dove dovrebbe passare una di queste strada. Dove vanno a finire le belle parole come “conservazione della natura”, “turismo lento”, “tutela della biodiversità”?

Per avere idea di cosa si sta parlando, si allegano i link degli itinerari che ricadono sui tratti sterrati di cui si parla, pubblicati dallo scrivente sul sito vacanzattiva.com:

https://www.vacanzattiva.com/it/pedalare/in-mtb-sul-pollino-tra-natura-selvaggia-e-ruralita.html

https://www.vacanzattiva.com/it/camminare/lungo-le-vie-della-transumanza-nel-parco-del-pollino.html

2) Con riguardo al miglioramento della viabilità secondaria, è vero che come si dice esistono strade sterrate/forestali utilizzate per gli interventi di soccorso. Ma in sostanza, almeno nel versante lucano, esse sono sostanzialmente due: strada Acquatremola-IannacePitt’accurc e Colle Impiso- Gaudolino, dove si concentra il maggior numero di escursionisti. Riguardo al miglioramento di questo tipo di viabilità va detto però che non
dovrebbe comportare altre colate/manufatti di cemento, ma solo interventi che non sconvolgano la naturalità dei luoghi;
si parla di strade sterrate/forestali che ancora presentano il fondo naturale dove al limite si dovrebbe intervenire solo per assicurare il deflusso dell’acqua con cunette scavate ai lati, senza altri manufatti. Quella dei soccorsi non può essere addotta come scusa per intervenire dappertutto con progetti che potrebbero anche deturpare quelli che sono – lo si ripete – percorsi escursionistici, di mountain bike e di equitazione.

Sicuramente poi, non tutte le strade sterrate sono prioritarie per interventi di soccorso e comunque sarebbe sbagliato il principio che si possa e si debba arrivare dappertutto con mezzi motorizzati. Quanto alla vigilanza ambientale, potrebbe e dovrebbe essere fatta anche a piedi o a cavallo, con pattuglie che potrebbero arrivare anche lungo i sentieri. E’ l’uomo che deve adeguarsi alle esigenze della natura, non viceversa! Anzi, essendo un ente di tutela, ci si augurerebbe che l’Ente Parco smantellasse addirittura qualche strada, o la lasciasse al libero ripristino della natura, ai fini di tutela di flora e fauna e del silenzio dei luoghi, invece che di proporre il miglioramento della viabilità per mezzi motorizzati.

E’ proprio la presenza delle strade che distingue infatti un’area wilderness da una che non lo è.
Anche a proposito della viabilità secondaria, qui non si può che richiamare ancora una volta la mission per cui è nato l’Ente Parco: non quella di sviluppare il turismo di massa e di rendere maggiormente accessibile la montagna, ma di tutelare e conservare le aree naturali comprese nel territorio del Parco. Un’area naturale con un’accessibilità limitata favorirà infatti un turismo di qualità, che ama camminare o andare in bici. Priorità quindi all’acquisto di boschi e/o indennizzi a privati e ai comuni per la conservazione “forever wild” delle foreste del Parco, vigilanza ambientale con pattuglie presenti nei luoghi dove si concentra maggiormente l’afflusso turistico, tutela delle specie protette di flora e fauna, gestione di aree naturali integre, con il coinvolgimento delle guide e anche ricorrendo al numero chiuso se necessario, educazione ambientale e informazione turistica.

E’ questa la priorità che il Parco ci si augura metta in agenda in vista della sua programmazione, non la costruzione di strade. Con le nuove misure economiche del governo arriveranno tanti soldi, forse pure troppi: che si spendano per opere che non deturpino, banalizzino o addomestichino gli ambienti naturali e rurali dell’area protetta.

Si rimane in attesa delle delucidazioni che L’Ente Parco vorrà dare sulla questione sollevata dallo scrivente, nonché delle garanzie di tutela che esso dovrebbe dare ai portatori d’interesse, alle associazioni ambientaliste come ai professionisti dell’outdoor, oltre che ai semplici fruitori che visitano il Parco.