A cura di Antonietta Brillante.

Passano i mesi, ma non mi rassegno allo sfregio di due colline: il parcheggio, con scalinata pedonale, che segna come una cicatrice la collina di villa Salviati a Firenze (di notte ha le sembianze di una lugubre croce adagiata orizzontalmente lungo la collina); la scalinata pedonale che da Ponte alla Badia sale fino alla Badia Fiesolana, con una piattaforma alla sua base, che ospita un ampio spazio con cassonetti per la raccolta dei rifiuti del’Istituto Universitario Europeo.

Sono certa che tale cementificazione – in alcune delle colline più belle che circondano Firenze e da cui si ha una delle viste più suggestive della città – è stata autorizzata: si tratta di proprietà dello Stato italiano e di luoghi sottoposti a rigidi vincoli storici e paesaggistici. La direzione dei lavori è del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti e del Provveditorato Interregionale alle opere pubbliche per la Toscana le Marche e l’Umbria; i lavori sono stati regolarmente autorizzati in Conferenza dei servizi da Comune di Fiesole, Comune di Firenze e Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio di Firenze; la spesa ha superato il milione di euro. In rete è possibile reperire numerose informazioni al proposito.

Permangono, tuttavia, tante perplessità, a fronte di due opere di cementificazione del suolo non pre-esistenti rispetto ai lavori realizzati negli ultimi due anni, definiti, invece, “ripristino e sistemazione di parcheggi”.
Ripristinare“: il vocabolario Treccani indica “rimettere nello stato pristino, nelle condizioni di prima“. C’erano alberi e erba, ora ci sono lastroni e spianate grigie di asfalto. Di quale “ripristino” stiamo parlando?

Sono interventi di cui non riesco a ravvedere la necessità, ma per i quali rilevo solo il danno paesaggistico e ambientale, nonché lo spreco di denaro pubblico.

Rifletto sull’utilità: l’Istituto universitario europeo ospita ampi parcheggi alla Badia Fiesolana, in prossimità di Villa Salviati; ha un efficiente servizio interno di trasporto che collega i vari campus (shuttle bus). Era proprio necessario spendere tanto denaro pubblico per realizzare i parcheggi di Villa Salviati, cicatrici visibili da ogni prospettiva delle colline fiesolane? Sbaglio, o esiste pure una legislazione restrittiva del Comune di Firenze, in merito alla tutela del paesaggio fiorentino visibile da qualsiasi belvedere?

La gradinata realizzata nella collina della Badia Fiesolana si aggiunge a una strada interna, che già collegava Ponte alla Badia con la Badia Fiesolana; la piattaforma ecologica privata era situata in un luogo prossimo ai parcheggi, già cementificato e con un impatto visivo sicuramente minore rispetto a quello della piattaforma attuale. Certamente: i furgoni dei servizi ambientali dovevano percorrere 200 metri in più in una strada privata, accessibile ogni giorno a corrieri e auto di utenti dell’Istituto.
Una buona ragione per trasformare un manto verde in una spianata grigia, anch’essa visibile da qualsiasi belvedere della collina fiesolana? Nessun “corredo vegetazionale” potrà mai occultarla allo sguardo dall’alto.

Siamo di fronte a una spesa di oltre un milione di euro di soldi pubblici, con un impatto paesaggistico che non dà adito a dubbi. Altri sono i dubbi che affiorano: come è stato possibile che, nonostante le norme sui vincoli e sulle restrizioni storico-paesaggistiche, giustamente rigide al fine di preservare il territorio e la sua storia, sia stato possibile effettuare una cementificazione che ha preso il posto di verde e di alberi?

La Costituzione attribuisce allo Stato la tutela del paesaggio: possiamo definire tali interventi dello Stato, in proprietà statali, una “tutela”? Con quali criteri si stabiliscono le priorità di intervento e di spesa da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti?

Resto in attesa di risposte, volte ad alimentare la mia fiducia nelle istituzioni e nella politica, al servizio della tutela dei beni comuni e di una spesa pubblica orientata a far fronte alle effettive necessità e priorità della cittadinanza.
Auspico ulteriori interventi, che ripristinino – questa volta il verbo è adeguato al suo significato – il paesaggio che si godeva fino al 2019.

Aggiungo pure qualche foto, perché quelle pubblicate da giornali e reperibili in rete – sia sufficiente prendere visione della pagina del sito del Ministero delle infrastrutture in cui si fa riferimento al parcheggio di Villa Salviati – non restituiscono lo sfregio degli interventi realizzati.