Petrolchimico di Livorno: la colpevole congiura del silenzio e dell’inerzia

Di Antonio Fiorentino.

“Abitare vicino alla alla raffineria ENI di Livorno è come stare attorno al cratere di un vulcano in continua e imprevedibile eruzione. È una non vita, è come negare il diritto alla buona vita e alla salute. Molto presto andremo via da questo posto. Nessuno ci ascolta!”.

Come non allarmarsi di fronte alle accorate dichiarazioni di questa donna che vive a ridosso della raffineria e i cui figli frequentano la scuola media a soli 250 metri dalla recinzione dell’impianto petrolifero? Se decidono poi di valersi delle attrezzature di un locale impianto sportivo, scoprono che è stato costruito su di una discarica abusiva, a lungo utilizzata e mai notata da chi avrebbe dovuto vigilare sulla integrità del territorio. Questi ragazzi si ritrovano a respirare non solo i miasmi della raffineria ma anche quelli liberati dalle sostanze sepolte sotto la pista ciclabile, sostanze con cui potrebbero anche venire in contatto.

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