Una cattedrale di 12000 metri cubi di cemento che s’erge a sovrastare un’insenatura affacciata sulle pregiate acque del mare sardo: questa è la cartolina che arriva da località La Caletta, a Carloforte, comune dell’isola di San Pietro, estremo sud-ovest della provincia di Cagliari e dell’intera Sardegna.

Si tratta dell’ex Hotel Esit “Baia d’Argento”, che da anni è interessato a lavori di ristrutturazione ed ampliamento, e che da anni è lungi dall’essere completato, lasciando questo vero e proprio ecomostro a dominare – e deturpare – un piccolo gioiello naturalistico.

La vicenda inizia con la concessione edilizia n. 53 del 12 luglio 2006, quando vennero autorizzati i lavori per passare dai 9853 metri cubi ai 12170 previsti per l’immobile. Un ampliamento di circa il 25%, affidato inizialmente al gruppo Porcedda di Cagliari ed ora in mano al gruppo bolognese Delle Piane. In seguito sono arrivate anche la concessione demaniale rilasciata con una nota della capitaneria portuaria di Cagliari (11 marzo 2009) e il nullaosta dell’assessorato regionale per la difesa dell’ambiente (17 febbraio 2010).

Uno scempio ambientale in piena regola, e regolarmente autorizzato anche da enti che dovrebbero invece avere a cuore la tutela e la valorizzazione del territorio. La cosa non ha lasciato indifferenti i cittadini, che da tempo denunciano la situazione. Sono migliaia le segnalazioni ricevute in merito dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra, che si sono attivate per fare luce sulla vicenda.

In particolare, è stata presentata un’istanza (14 novembre 2011) circa l’autorizzazione al “completamento delle opere esterne di cui alla c.e. n. 26/2006 non completate alla scadenza dell’autorizzazione paesaggistica”. Istanza in merito alla quale s’è già espresso il Servizio regionale per la tutela paesaggistica di Cagliari (nota n. 74154/TP/CA-CI del 13 dicembre 2011), dichiarando il comune di Carloforte competente per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica al completamento delle opere.

L’autorizzazione ai lavori, nel frattempo, ha già ottenuto più di una proroga. A partire dal marzo 2010, quando era stata concessa la proroga di un anno sul termine-lavori inizialmente previsto. Fino al maggio scorso, quando è arrivata l’ennesima autorizzazione edilizia (n. 104/2011) per la modifica dell’ubicazione della centrale termica.

Ma il problema di questa vicenda è il pasticcio normativo che ci sta dietro. L’aumento del 25% delle volumetrie preesistenti è stato autorizzato in base all’art. 2, comma 2°, lettera h, della legge regionale n. 23/1993 che consente tali ampliamenti – per i soli insediamenti ricettivo-alberghieri esistenti (l’ex Hotel Esit esisteva fin dagli anni ‘60 del secolo scorso) – anche in deroga ai vincoli di inedificabilità costieri, ma a patto che ci sia compatibilità con quanto previsto dal piano urbanistico comunale (P.U.C.). E il P.U.C. di Carloforte aveva in effetti concesso l’autorizzazione edilizia nel 2006, prima però che il T.A.R. della Sardegna lo dichiarasse illegittimo, con sentenza del 16 settembre 2009. Tuttavia gli atti autorizzativi del P.U.C. sono fatti salvi dal cosiddetto piano paesaggistico regionale (P.P.R.). Entrato in vigore nel 2006 allo scopo di “preservare, tutelare, valorizzare e tramandare alle generazioni future l’identità territoriale sarda” (come si può leggere sul sito http://www.sardegnaterritorio.it/paesaggio/pianopaesaggistico.html), contiene una contestatissima norma transitoria. Norma che mantiene operativi quei P.U.C. approvati prima che esistesse il P.P.R. Così una disposizione che il T.A.R. aveva buttato fuori dalla porta può rientrare dalla finestra e permettere che si perseveri in direzione della deturpazione del territorio.

Le associazioni ambientaliste tuttavia non mollano. Sono tuttora in corso delle verifiche sulle opere realizzate. In questo si sono attivati sia il Comune di Carloforte che il Corpo forestale e di vigilanza ambientale. Eventuali discrepanze tra quanto autorizzato e quanto effettivamente realizzato sinora potrebbero riaprire la partita. Una partita che si gioca a colpi di ricorsi e sentenze e che, al momento, vede perdere non solo la Sardegna, ma l’intero paese. In una logica perversa, che vede il principio della tutela del territorio interpretato e derogato in nome delle solite irrinunciabili velleità affaristiche.

 

FONTI:

http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2010/11/10/monumento-al-turismo-made-in-sardinia/