Tanti danni e pochi fondi: potrebbero estinguersi da soli, ma è arrivato il momento di archiviare definitivamente gli inutili progetti delle nuove autostrade lombarde. Il nuovo governo della Regione potrà limitarsi a ridurre il danno o decidere di fermare l’avanzata del cemento dove questo non è ancora effettivamente arrivato.

I progetti delle nuove autostrade lombarde continuano a far discutere e con l’avvicinarsi delle elezioni regionali assumono un ruolo chiave del dibattito politico. Molti comitati e cittadini sensibili al problema del consumo del territorio vogliono sapere dai canditati cosa intendono fare in tema di mobilità e nello specifico come affronteranno i vari progetti che si presentano con diversi gradi di avanzamento.

In quasi tutte le situazioni si rileva che i lavori non proseguono e che le difficoltà economiche non vengono risolte.

Solo la Bre Be Mi, il nuovo collegamento tra Brescia e Milano, sembra essere sicuro essendo ormai in stato avanzato di realizzazione. Per quest’opera il raggiungimento dell’obiettivo di realizzazione entro EXPO è più certo, come è accertata l’ormai irreversibile distruzione di prezioso territorio.

Un sacrificio che sarà servito? Lo vedremo, capita  spesso però che quando il danno è fatto e l’opera è realizzata, le promesse vengano disattese. Chi ha voluto e realizzato l’opera, portando a termine la sua missione, rischia di lasciare solo una scia di problemi. Come rileva una denuncia Legambiente Lombardia sulla nuova tangenziale sud di Brescia, appena inaugurata. La strada si presenta semi deserta con una frequentazione largamente al di sotto delle previsioni.

Succederà così anche per Pedemontana e Tangenziale Est Esterna di Milano (TEM)?

Pedemontana: un disastro a metà?

Avevamo parlato a settembre del 2012 dello stato del progetto e dei problemi societari e finanziari della Pedemontana, oltre che delle manifestazioni e delle proposte delle associazioni per rendere l’opera meno impattante. Ad oggi le notizie dicono che sembra certa solo la realizzazione dei tratti più a ovest,  quelli tra Varese e Como, in fase più avanzata. Sfruttate a fondo le disponibilità economiche, è più difficile prevedere cosa succederà per i cantieri non ancora avviati.

Le tratti mancanti a causa della loro complessità  necessiterebbero comunque una rivisitazione:  la tratta B2 è interessata dal passaggio nella zona ancora contaminata dalla diossina derivante dal disastro di Seveso, le tratte C e D attraversano, oggi sulla carta, il territorio saturo della Brianza.

Ma i fondi continuano a mancare, gli aumenti deliberati non entrano e le società sono allo sbando: prevedere l’abbandono di quest’ultima parte di progetto, senza richiedere ulteriori sacrifici economici e di territorio, non sarebbe una resa ma una scelta intelligente.

TEM: disastro ancora evitabile

I lavori sono stati avviati solo formalmente: a Caponago tra le numerose recinzioni di cantiere si intravede solo qualche movimento di terra. Pesano anche qui le evidenti difficoltà di copertura economica: anche la TEM sembra essere più prossima all’estinzione.

Le banche si ritirano dall’investimento non vedendo garanzie di recupero del capitale investito, forse per errori nelle previsioni di traffico con cui è stato studiato il progetto. In più i costi dei lavori continuano a lievitare e l’opera risulta palesemente insostenibile dal punto di vista ambientale aggravando i problemi.

Una seria rivisitazione del progetto, cancellando buona parte del tracciato in progetto, sarebbe più che opportuna.

L’attenzione potrebbe allora essere concentrata sul miglioramento della viabilità locale, sui treni e sul trasporto pubblico. Nel caso specifico della TEM è il prolungamento della linea Metropolitana 2 a Vimercate a portare benefici concreti ai cittadini della zona.

Rallentare la devastazione o fermarla definitivamente?

Se le compensazioni ambientali sono rimedi necessari ad attenuare l’impatto devastante di queste costosissime opere dove ormai la situazione è compromessa, la definitiva archiviazione è un’opportunità per molte aree dove oggi c’è ancora una possibilità. 

Non è sufficiente, seppur apprezzabile, la logica del cambio di strategia a lungo termine: un recente passato di disastri deve essere fermato con azioni immediate.

Le aree agricole sono da proteggere come il più prezioso dei tesori, non dopo, ma adesso che non sono ancora consumate.

I “serpentoni d’asfalto” rischiano di “estinguersi” nel tempo per autodistruzione, con il pericolo di avere cantieri aperti abbandonati al degrado. Ma potrebbero farlo prima, grazie ad oculate scelte da parte dei nuovi amministratori.

Portare a termine i progetti, infatti, è come condividere l’idea che spalmando il traffico si risolvono comunque i problemi della viabilità. Sarebbe un ulteriore aiuto alle lobby che sostengono questo principio. Dovendo farlo sostenendo ulteriori sacrifici economici ed ambientali, decisamente superiori ai benefici derivati, è ancor di più un clamoroso errore. Meglio evitarlo.

Il barattolo di vernice grigia versato da tempo sul nostro bellissimo territorio è già stato in buona parte rovesciato. Ma con che logica si può giustificare l’ostinata insistenza nel continuare a rovesciarlo fino alla fine?

Luca D’Achille

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