Per la tutela del territorio e del paesaggio, per un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori delle costruzioni: CONSUMO DI SUOLO ZERO!

Al convegno organizzato a Roma dal WWF il 31 maggio e il 1° giugno 2013 si è molto dibattuto, con interventi di grande autorevolezza, su “riutilizziamo l’Italia”, “contenere il consumo di suolo” e “riqualificare il belpaese”. Il 1° giugno “La Repubblica” ha pubblicato un articolo di Salvatore Settis dal titolo “La strana alleanza in salsa verde”. Nei giorni precedenti sono stati depositati da parte di diversi gruppi parlamentari disegni di legge che rientrano entro il perimetro del consumo di suolo e delle aree urbane e altri gruppi parlamentari hanno annunciato la presentazione di nuovi ddl.

Le istituzioni, i partiti e i loro gruppi parlamentari, l’associazionismo e il sindacalismo imprenditoriali e dei lavoratori dipendenti, specialmente delle costruzioni, devono, a nostro avviso, affrontare un dilemma: viene prima il territorio e dopo le aree urbane e gli appartamenti o prima vengono gli appartamenti, le aree urbane e, poi, il territorio? Fare una scelta anziché un’altra non è indolore.

Da tantissimi anni gli italiani che “partecipano” alla filiera decisionale del costruire hanno scelto, con i risultati disastrosi che sono stati evidenziati per ultimo dalla totalità degli intervenuti al già richiamato convegno, di soddisfare la fame (o l’ingordigia) di case, di immobili singoli o condominiali, di capannoni. Il tutto con la partecipazione di chi il territorio lo deve governare nel rispetto della Costituzione e della legislazione, che certamente non prevede i colossali processi di cementificazione privata o pubblica di cui il BELPAESE è vittima. Invece, nello stesso periodo, del territorio se ne sono occupati solamente qualche professore o qualche associazione sindacale o di cittadini.

Tra le ultima iniziative evidenziamo quella organizzata a Torino il 22 marzo 2013 dalla FILLEA CGIL dal titolo “Consumo di suolo ZERO” e l’assemblea organizzata il 4 maggio u.s. a Bologna dal Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio”. Nel corso di queste ennesime iniziative si è approfondito il tema, assumendo la convinzione che la drammaticità della situazione non ammette subordinate.

Il Consiglio Europeo sta già per varare una Direttiva Comunitaria che identifica bene la questione attraverso l’analisi del fenomeno, la definizione di contenuti chiari e univoci dei termini che si usano (cos’è suolo, impermeabilizzazione, cementificazione, etc…), la predisposizione di programmi precisi e vincolanti finalizzati a raggiungere l’obiettivo “ZERO consumo di suolo”.

Gli istituti più autorevoli ci dicono che si consumano in Italia giornalmente circa 100 ettari (moltiplicare per 10.000 per avere i mq) e non sarebbe difficile calcolare per quanto si moltiplica il valore in Euro di un mq di terreno non impermeabilizzato fino alla fase in cui un cittadino acquista l’appartamento o altro manufatto che impermeabilizza il suolo.

La FILLEA, a Torino, ha lanciato la proposta di ridurre entro il 2020 il consumo di suolo in Italia di almeno il 50%, e che da subito tutte le decisioni che fanno capo all’edificazione dipendente dalle pubbliche amministrazioni e collegate, a qualsiasi titolo destinati, o che fanno capo a risorse finanziarie date a privati per lo stesso scopo, siano edificati solo su terreno impermeabilizzato, possibilmente già di proprietà pubblica.

Il Forum Salviamo il Paesaggio, a Bologna, ha suggerito diverse azioni immediate, tra cui la considerazione dell’identità dei suoli liberi o fertili come assoluto Bene Comune e come Valore ecologico ed economico (turistico, culturale, agricolo, enogastronomico …) e il rapido inserimento nel calendario dei lavori parlamentari delle commissioni competenti del ddl “Salva suoli”, per il contenimento del consumo di suolo e la valorizzazione delle aree agricole.

A partire da “adesso” riteniamo che gli Enti Locali, in coerenza con l’obiettivo di ridurre il consumo di suolo, debbano rivalutare le scelte operate che comportano l’utilizzo del suolo non impermeabilizzato.

Convinti di essere all’interno dei solchi degli articoli 9, 41, 44 e 137 della Costituzione, ci sembra che le proposte di cui sopra possano essere assunte “velocemente e adesso” da tutti gli Enti Locali che hanno formale competenza sul “GOVERNO DEL TERRITORIO E DELLE AREE URBANE”.

Il pubblico può decidere sul pubblico, e può decidere se una superficie deve essere impermeabilizzata e no. Sulla terra e sul suolo, a differenza dell’acqua e dell’aria, da secoli gli esseri umani vantano diritti di proprietà e di uso. Ma su di essi è la Costituzione, nei modi previsti, che esercita un diritto pubblico primario.

Pertanto prima si eserciti, finalmente, questo diritto primario e conseguentemente nello stesso provvedimento si affronti il tema della ristrutturazione, della riqualificazione e del riutilizzo delle aree urbane e non urbane. Il prima e il dopo non sono temporali, ma politici e di tutela degli interessi generali.

Chiudiamo il recinto prima che i buoi scappino definitivamente, intendendo per recinto il territorio e per buoi le aree urbane e gli edifici.

Continuano a essere tante le scelte di cementificare fatte per fini nobili, tra gli ultimi un terreno non impermeabilizzato confiscato alla mafia destinato al Comune di Palermo e ceduto alla Curia palermitana per costruire la chiesa a Padre Puglisi sul territorio in cui operava. Ma a Brancaccio non ci sono luoghi già impermeabilizzati dove edificare la chiesa? Sono rari i casi di amministrazioni che dicono “no” alla costruzione su terreno non impermeabilizzato come ha fatto nei mesi scorsi la provincia di Torino negando all’Ikea l’autorizzazione di costruire un centro commerciale su una superficie di 18 ettari.

Le proposte della Fillea e del Forum si possono approfondire nelle pagine:
http://www.filleacgil.it/nazionale/?option=com_content&view=category&layout=blog&id=113&
Itemid=204 e www.salviamoilpaesaggio.it .

Chi avrà voglia di approfondire, leggerà che il principale sindacato della filiera delle costruzioni e il Forum che comprende più di 900 organizzazioni e migliaia di cittadini non sono diventati degli “integralisti del territorio”. Più semplicemente una crisi che ha determinato 400 mila disoccupati su un milione di occupati non può essere affrontata con pannicelli caldi o con qualche nominale “eco” o “bio”, fermo restando che l’importante è continuare a costruire dappertutto.

Abbiamo sempre pensato che la fase di crescita o di arricchimento non corrisponde con quella di sviluppo del nostro paese e alle centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori che oggi piangono le conseguenze di questa crisi strutturale vogliamo dare una prospettiva non più basata su quanto Sciascia prima e Rosi dopo fin dagli anni ’60 hanno scritto e raccontato nel libro “Il giorno della civetta” e nel film “Mani sulla città”.

Il pubblico (eletti e funzionari) DEVE governare il territorio e non favorire gli interessi privati (palazzinari, cementificatori, tangentisti e mafiosi).

I privati di cui sopra, come hanno dimostrato i grandi sequestri di mafia operati sul fronte degli impianti eolici, sono pronti a sfruttare qualsiasi tecnologia o tendenza ambientalista. Il pubblico, di cui sopra, affermi la determinazione di voler governare il paese sul solco di tutto ciò ha fatto diventare l’Italia il “BELPAESE”.

Roma, 18 giugno 2013

Fillea Cgil
Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio” 

Scarica il comunicato in formato pdf (100 kb) >

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